Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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«Nessuno ha la bacchetta magica per fare in modo che il settore il 1° luglio sia perfettamente allineato alle nuove norme della riforma della previdenza complementare, però abbiamo dovuto evitare di mancare l’appuntamento». Lo ha chiarito la direttrice generale di Covip, Lucia Anselmi, alla presentazione del rapporto Censis Assogestioni, spiegando che ci sarà però «un periodo di transizione di 12 mesi» per l’introduzione dei comparti life cycle. Le direttive chiariscono il nuovo meccanismo che sostituisce il precedente sistema del silenzio-assenso sul Tfr, prevedendo l’iscrizione automatica del lavoratore a una forma pensionistica complementare sin dalla data di assunzione, salvo rinuncia entro 60 giorni. A giorni sono attese altre indicazioni e la direttrice generale di Covip ha anticipato l’intenzione di un intervento graduale: «Non è una proroga – non potremmo farla e non vogliamo farla – ma è un periodo di transizione che per il nuovo modello di investimento life-cycle sarà di 12 mesi». All’evento è stato presentato il 7° Rapporto Assogestioni-Censis da cui è emerso che sfiducia e rassegnazione sono diffuse tra i lavoratori riguardo al proprio futuro pensionistico. In media i lavoratori intervistati prevedono che la loro pensione pubblica sarà pari al 48,4% della propria busta paga e solo il 17,4% che sarà superiore al 60%. Dalla ricerca, condotta su un campione di persone tra 18 e 50 anni, emerge che i lavoratori percepiscono la rilevanza della previdenza integrativa, ma continuano a conoscerla poco e a diffidarne.
Nella prima uscita pubblica dopo la presentazione dell’opas di Intesa Sanpaolo Luigi Lovaglio si è tenuto aperte tutte le opzioni strategiche. Ieri, intervenendo alla Ceo Conference di Mediobanca, l’amministratore delegato di Mps ha scelto una linea prudente: valutare ogni scenario per valorizzare al massimo la banca nell’interesse dei soci. «Esiste un processo e ci sono delle regole», ha spiegato Lovaglio in merito alle proposte sul tavolo. «Assieme al cda siamo impegnati ad analizzare tutte le opzioni nell’interesse di stakeholder e soci». Il messaggio è che Mps non intende chiudere la porta a priori ad alcuna soluzione, né all’offerta carta-contanti di Intesa né alla proposta di fusione alla pari avanzata da Banco Bpm. Ma il ceo ha anche puntualizzato: «Il consolidamento del mercato è importante ma deve assicurare che il mercato sia ben servito, garantendo l’accesso al credito per famiglie e piccole, medie e grandi imprese».
La spesa per le pensioni è passata da 320 miliardi del 2024 ai 325 miliardi del 2025, con una crescita nominale del 1,4%. Un incremento riconducibile all’indicizzazione delle pensioni in rapporto alla variazione dei prezzi al consumo. Lo si legge nel Rendiconto sociale appena presentato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell’Inps secondo il quale i pensionati nel complesso nell’anno sono stati quasi 15,5 milioni.
Il mercato dell’auto europeo continua a tenere il segno positivo nonostante le incertezze geopolitiche e macroeconomiche. Secondo i dati Acea, a maggio le immatricolazioni nell’Unione Europea sono cresciute del 3,2% rispetto allo stesso mese del 2025, raggiungendo quota 955.013 unità. Considerando anche Regno Unito e Paesi Efta (Norvegia, Svizzera e Islanda), il mercato europeo allargato è salito del 3,6% a oltre 1,15 milioni di vetture. Il quadro resta positivo anche guardando al periodo gennaio-maggio. In Ue le immatricolazioni sono aumentate del 4% a 4,75 milioni di unità, mentre il mercato europeo allargato è cresciuto del 4,5% superando 5,8 milioni di veicoli. Dietro la crescita del mercato c’è una tendenza ormai consolidata: la spinta dell’elettrico e l’avanzata cinese. A maggio le immatricolazioni di auto elettriche nell’Unione Europea sono aumentate del 42,9%, arrivando a 203.417 unità, circa un quinto del mercato. Sono in crescita anche le ibride plug-in, salite del 12,2% a 98.553 unità, e le full e mild hybrid, che hanno registrato un incremento del 9,7% a 345.427 immatricolazioni.

Il commercialista risponde della fattura errata del cliente nel caso l’errore fosse riconoscibile. È quanto sancito nell’ordinanza della Cassazione n. 21061, depositata il 21 giugno, con la quale la Corte torna sull’annosa questione della responsabilità del professionista contabile. Una pronuncia che ha scatenato le proteste delle associazioni di categoria, che chiedono maggiori tutele per i loro associati.

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Sempre più tardi, sempre più poveri. La pensione si allontana, l’assegno si abbassa. Nei quattro anni del governo Meloni l’età media di uscita è salita da 64,4 a 65,4 anni per le donne e da 63,7 a 64,1 per gli uomini. Le pensioni anticipate sono crollate del 29%, sotto il peso delle strette che
hanno scoraggiato la flessibilità e di fatto svuotato Opzione donna e le Quote (quelle inventate dalla Lega). Nel 2025 poi l’altra triste verità: gli assegni delle nuove pensioni dei lavoratori dipendenti risultano più bassi del 16% rispetto a  quelli già in pagamento, 1.290 euro medi al mese contro 1.538. Si fa già sentire l’impatto del contributivo su pensioni ancora in larga parte “miste”. Ma pesano anche carriere intermittenti, buchi contributivi, stipendi bassi. Il quadro arriva dall’ultimo Rendiconto sociale del Civ Inps, il Consiglio di indirizzo e vigilanza che rappresenta imprese e sindacati dentro l’Istituto

Un’indagine della Bank of England e della Financial Conduct Authority sul sistema finanziario britannico ha rilevato che nel 2024, fra le 118 imprese interpellate, usavano sistemi di AI il 95% degli assicuratori, il 94% delle banche internazionali, tre su quattro nel complesso. L’AI si diffonde come l’elettricità: una risorsa generale, non un singolo apparecchio, dalla valutazione del credito al servizio clienti. Con una differenza: fino a pochi mesi fa, in quei processi restava quasi sempre un essere umano nel processo decisionale. Solo il 2% dei casi d’uso era pienamente autonomo. L’AI leggeva, prevedeva, suggeriva; a decidere e a firmare era una persona. Le cose hanno iniziato a cambiare nell’autunno del 2025. Il 29 settembre ChatGPT ha aperto la possibilità di acquisto all’interno delle conversazioni, con l’Agentic Commerce Protocol di OpenAI e Stripe, in cui l’utente conferma ancora ogni passaggio, ma molto è automatizzato; lo stesso giorno PayOS e Mastercard hanno annunciato uno dei primi pagamenti agentici «live» con un token dedicato, in cui l’agente effettua pagamenti entro parametri fissati in precedenza. Tra settembre e ottobre si sono moltiplicati i protocolli e gli standard, dal protocollo aperto di Google (AP2) ai sistemi di Visa e Mastercard. La novità, nel modello delegato, non è che un agente paghi senza che nessuno prema un tasto, ma che il tasto si prema una sola volta e in anticipo: entro i limiti del mandato l’agente sceglie e paga da sé. È il passaggio dall’AI che consiglia all’AI che esegue. Per ora gli agenti comprano scarpe e biglietti, e questo non è ancora consulenza finanziaria. Ma fornisce il modulo che mancava, l’esecuzione autonoma entro un mandato. Applicato non all’acquisto di beni ma alla profilazione del cliente, alla raccomandazione e all’esecuzione di ordini, quel modulo entra nel cuore di MiFID II.
Il mercato italiano del factoring archivia un altro anno di crescita e consolidamento, con 289,1 miliardi di euro di volumi, in crescita del 3,8% rispetto all’anno precedente. Numeri che non fanno passare in secondo piano le sfide sul campo, come la semplificazione e la digitalizzazione, anche (ma non solo) in un’ottica di una maggiore penetrazione tra le piccole e medie imprese. Questo il quadro del settore alla vigilia dell’assemblea annuale di Assifact, l’associazione degli operatori del settore (la presidente designata è Anna Carbonelli) prevista per oggi a Milano. «In un contesto delicato per l’economia mondiale, il factoring è riuscito a crescere, e anche i dati sui primi mesi del 2026 (atteso un +3,6%) confermano che le turbolenze internazionali non stanno ostacolando l’espansione del comparto ma, anzi, contribuiscono a definirne la maturità» spiega il segretario generale di Assifact, Alessandro Carretta. Una maturità che le associazioni di settore puntano a cogliere innanzitutto migliorando la penetrazione dello strumento tra le imprese, in particolare quelle di minore dimensione.
Con le direttive del 19 giugno 2026, la Covip compie un passaggio decisivo nell’attuazione della nuova disciplina dell’adesione automatica alla previdenza complementare, introdotta dalla legge di Bilancio 2026 e applicabile alle assunzioni effettuate dal 1° luglio. Il primo chiarimento riguarda il contenuto dell’obbligo posto a carico del datore di lavoro. Al momento dell’assunzione, l’impresa deve fornire a tutti i neoassunti un’informativa dettagliata sugli accordi collettivi applicabili in materia di previdenza complementare e, per coloro nei confronti dei quali viene prevista l’adesione automatica, sul suo funzionamento, sulla forma pensionistica di destinazione, sulle alternative disponibili e sui termini entro i quali esercitare le proprie scelte. Particolarmente rilevante è la definizione di lavoratori di prima assunzione: sono tali i soggetti assunti per la prima volta come lavoratori dipendenti del settore privato, con esclusione dei lavoratori domestici. Per questi lavoratori l’adesione opera automaticamente sin dalla data di assunzione, salvo rinuncia entro 60 giorni. La rinuncia può tradursi nella scelta di mantenere il Tfr in azienda (e nei casi previsti trasferito all’Inps) oppure di conferirlo a una diversa forma pensionistica complementare. Le direttive chiariscono anche come individuare il fondo pensione di destinazione. La regola principale resta quella della forma collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, nazionali, territoriali o aziendali. Se coesistono più forme, prevale quella individuata da un accordo aziendale o, in mancanza, quella alla quale risulta iscritto il maggior numero di lavoratori dell’azienda alla data di assunzione. In assenza di accordi o contratti, l’adesione automatica confluisce nella forma residuale indicata nel Fondo Cometa.
L’accesso anticipato a pensione con opzione donna non può essere fruito se si sono già raggiunti i requisiti per accedere alla pensione anticipata ordinaria. L’ordinanza 20128/2026 della Corte di cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice che aveva richiesto il trattamento pensionistico sperimentale con opzione donna (nell’originaria versione introdotta dalla legge 243/2004). La sede Inps competente aveva rigettato la domanda, dal momento che l’assicurata aveva già maturato gli ordinari requisiti per la pensione anticipata previsti dalla riforma Fornero (nel 2015 pari 41 anni e 6 mesi di contributi) e non aveva – secondo la posizione dell’istituto di previdenza – alcun titolo per accedere a questa forma derogatoria di pensione.
Inps e Inarcassa disciplinano, tramite convenzione, il trasferimento delle contribuzioni erroneamente versate dall’assicurato. L’articolo 116, comma 20, della legge 388/2000 stabilisce che l’erroneo versamento della contribuzione previdenziale, a un ente pubblico diverso da quello legittimato a riceverla, ha effetto liberatorio nei confronti del contribuente. L’ente che ha ricevuto il pagamento non dovuto dovrà provvedere a trasferire le somme incassate, senza aggravio di interessi, all’ente titolare della contribuzione. Lo statuto di Inarcassa prevede che sono soggetti all’iscrizione, presso la Cassa, gli ingegneri e gli architetti che esercitano la libera professione con carattere di continuità (iscrizione all’albo, possesso di partita Iva e non assoggettamento ad altra forma di previdenza obbligatoria in dipendenza di un rapporto di lavoro subordinato o, comunque, altra attività esercitata). Pertanto, in presenza di altra contribuzione, l’obbligo contributivo deve essere soddisfatto con versamento della contribuzione presso la gestione separata Inps che, in via residuale, tutela i lavoratori non assoggettati ad altra forma obbligatoria di previdenza.
Colpa qualificata e aumento della sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende per il difensore che corrobora le proprie tesi con precedenti giurisprudenziali inesistenti, frutto di «allucinazione informatica». Per la prima volta la Cassazione si diffonde nel dettaglio della natura e delle conseguenze di un utilizzo improprio dei sistemi di intelligenza artificiale nell’ordinaria attività di difesa. A farlo è la Terza sezione penale con la sentenza n. 23006, con la quale la Corte ha chiarito che l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale non esonera il difensore dal dovere professionale di verificare la veridicità e la pertinenza delle fonti richiamate, e che l’allegazione di precedenti inesistenti, alterando il corretto contraddittorio, ostacolando l’esame di legittimità e compromettendo l’affidabilità minima che deve assistere gli atti difensivi, è condotta sintomatica della maggiore intensità della colpa rispetto all’ordinaria proposizione di motivi generici o solo ripetitivi