Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

Il titolo Generali ieri ha aggiornato in borsa il massimo storico a 43,93 euro, in scia alle indiscrezioni di stampa secondo cui Unicredit avrebbe proposto a Delfin di acquisire il pacchetto del 10,15% nella compagnia in cambio di azioni della banca. Proposta rispedita al mittente dalla holding della famiglia Del Vecchio, così l’azione si è sgonfiata in chiusura a 42,34 euro (-0,4%). Non i volumi, però, pari a 2,8 milioni di pezzi, oltre 12 volte la media giornaliera di 225.783. Sulla base delle attuali valorizzazioni di mercato (il Leone capitalizza 64,9 miliardi), l’operazione attribuirebbe a Delfin una quota inferiore al 5% di Unicredit portandola a essere il primo azionista della banca con l’8%. Allo stesso tempo, Piazza Gae Aulenti, considerando il 9% tra azioni e derivati già detenuto in Generali, salirebbe a oltre il 19% della compagnia assicurativa, diventandone il maggior azionista. In ogni caso, per superare il 10% sarebbe necessario ottenere l’autorizzazione dell’Autorità di vigilanza sulle assicurazioni italiane, l’Ivass. L’Autorità ha accesso un faro sulle operazioni di aggregazione «destinate a produrre impatti significativi sui modelli di attività, sugli assetti partecipativi e di governo societario», ha affermato il presidente Paolo Angelini, annunciando che «le analizzeremo al fine di verificare l’esistenza dei necessari presupposti prudenziali».
«Anche nel 2025 il decollo della transizione energetica in Italia è stato rinviato all’anno prossimo. Gli incentivi del Mase, quasi 600 milioni del Pnrr sottratti alle infrastrutture di ricarica pubbliche, hanno generato il consueto effetto attesa per poi portare a quote di picco solo negli ultimi due mesi dell’anno». Lo ha dichiarato Andrea Cardinali, direttore generale dell’Unrae, in concomitanza con la pubblicazione della 29ª sintesi statistica Unrae che evidenzia come l’Italia continui a rimanere indietro nella transizione energetica e il mercato dei vari comparti non brilli per risultati. «L’Italia nel 2026 è l’unico grande mercato senza incentivi ai privati, che pagano prezzi di ricarica fra i più elevati del continente, mentre resta al palo la revisione in chiave green della fiscalità aziendale nonostante la proroga della Delega Fiscale. A tale riguardo, la recente concessione da parte della Commissione di una flessibilità dello 0,3% sui vincoli di bilancio rappresenta per l’Italia un tesoretto da 14 miliardi di euro, che costituirebbe una fonte ideale di finanziamento per defiscalizzare la transizione energetica delle flotte aziendali», ha indicato Cardinali.
L’opas di Intesa Sanpaolo su Mps punta a ridisegnare la geografia del sistema finanziario italiano attorno a quattro poli: il conglomerato Ca’ de Sass-Mediobanca-Generali, il polo italotedesco Unicredit-Commerzbank, la nuova Montepaschi-Bper a trazione Unipol e un Banco Bpm ormai sempre più legato all’azionista francese Crédit Agricole. Questa nuova mappa del potere sta oggi orientando le strategie di molti banchieri, a partire dal vertice dello stesso Agricole. Come riportato ieri da Bloomberg, la banque verte sta studiando un rafforzamento della presenza in Banco Bpm. Il gruppo francese, già primo azionista dell’istituto milanese al 22,9% e con in tasca l’autorizzazione della Bce a salire al 29,9%, starebbe analizzando diverse opzioni strategiche per rispondere ai profondi cambiamenti in atto nel mercato italiano, senza che al momento abbia assunto alcuna decisione definitiva.
Dalle nuove regole che entreranno in vigore a gennaio prossimo le compagnie italiane potranno beneficiare di 5 miliardi di capitale a disposizione, corrispondenti a un aumento di 10 punti percentuali dell’indice Solvency II. I calcoli li ha aggiornati Ivass sui bilanci 2025, e li ha presentati ieri Paolo Angelini, presidente dell’istituto di vigilanza delle assicurazioni e direttore generale della Banca d’Italia, nella sua prima relazione annuale. L’intenzione del legislatore europeo, con queste nuove norme, è di incentivare le compagnie a fare investimenti di lungo periodo, sostenendo le infrastrutture dell’Unione. E per quanto riguarda le italiane, ci sarebbe anche bisogno di un aumento degli investimenti nel private credit e nel venture capital, che oggi rappresentano un componente irrisoria dei 1.100 miliardi di asset complessivi.
- UN SALVAVITA PER IL SUPER NIÑO
Il caldo estremo è uno dei fattori critici per la sicurezza del lavoro e la salute pubblica su scala globale, con effetti sulla vita quotidiana dei lavoratori e sulla tenuta dei sistemi produttivi. Secondo un recente report della International Labour Organization, rilanciato dall’International Trade Union Confederation, ogni anno le alte temperature sono responsabili di circa 18.970 morti e 22,87 milioni di infortuni professionali legati all’attività lavorativa. Il fenomeno coinvolge oltre 2,4 miliardi di lavoratori nel mondo, pari a circa il 71% della forza la oro globale (7 su 10), esposti in maniera diretta a condizioni di stress termico durante lo svolgimento delle proprie attività. Lo stesso studio evidenzia come il caldo estremo stia erodendo progressivamente la produttività, con una riduzione stimata fino al 3% per ogni grado oltre i 20 gradi, mentre gli impatti sanitari includono disidratazione, danni renali e disturbi neurologici. A rendere lo scenario ancora più preoccupante è il ritorno imminente di El Niño o addirittura de un super Niño, il fenomeno meteorologico naturale e ciclico che amplifica le temperature globali. In questo contesto, il nodo centrale diventa la rapidità con cui le informazioni riescono a raggiungere la popolazione e gli operatori sul territorio, soprattutto nelle ore in cui il rischio per le fasce più vulnerabili cresce in modo esponenziale. Le strategie di adattamento si stanno quindi orientando sempre più verso sistemi integrati di allerta precoce e comunicazione multicanale, in grado di attivare in pochi minuti notifiche su di versi dispositivi e coordinare
simultaneamente le strutture di emergenza coinvolte.

Il risiko bancario avrà «un impatto significativo» sul comparto assicurativo, ma l’Ivass, l’authority del settore, valuterà le operazioni soltanto sotto il profilo dei «presupposti prudenziali» perché il giudizio sulle operazioni spetta al mercato: lo ha riferito il presidente Paolo Angelini, durante la relazione sull’attività dell’istituto di vigilanza. Senza mai citare le operazioni nel dettaglio, Angelini si riferiva all’opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps nella quale è coinvolta anche Unipol. La Ca’ de Sass acquisirà Mediobanca e la sua partecipazione del 13% in Generali. «Pochi giorni fa sono state annunciate importanti operazioni di aggregazione che coinvolgono primari istituti bancari e assicurativi, destinate a produrre impatti significativi sui modelli di attività, sugli assetti partecipativi e di governo societario», ha detto Angelini.
Luce verde dell’Europarlamento alle norme per la progettazione dei nuovi veicoli – che dovranno essere progettati massimizzando le attività di riutilizzo, riciclaggio e recupero – e per la gestione dei veicoli fuori uso. La direttiva è frutto di un accordo raggiunto alla fine del 2025 tra eurodeputati e consiglio dell’Unione. Il via libera dell’emiciclo è giunto con 437 voti a favore, 112 contrari e 20 astensioni. Ora, il nuovo regolamento dovrà essere approvato dal Consiglio dell’Unione prima di entrare in vigore ed essere applicato 24 mesi dopo. Il provvedimento contiene anche il divieto di esportazione dei veicoli non più non idonei alla circolazione. Tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme, sarà introdotto il regime di responsabilità estesa dei produttori, che dovranno coprire i costi della raccolta e del trattamento dei veicoli fuori uso in qualsiasi parte dell’Unione europea.
Le telecamere installate per la sicurezza urbana non possono trasformarsi in una scorciatoia investigativa per accertare infrazioni al codice della strada. Anche quando il filmato consente di ricostruire con precisione la dinamica di un incidente infatti il comune non può utilizzare liberamente quelle immagini per contestare violazioni amministrative. Lo ha ribadito il Garante privacy con il provvedimento n. 341/2026 nei confronti del Comune di Reggio Calabria (si veda ItaliaOggi del 18/6/2026).
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