Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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«L’opa è fatta da Intesa Sanpaolo». Il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, davanti alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul sistema bancario hafissato ieri alcuni paletti sul ruolo ricoperto dalla compagnia assicurativa all’interno del risiko bancario che coinvolge Monte dei Paschi di Siena. «I due attori dell’operazione sono Intesa Sanpaolo e Unipol ma noi non siamo un attore protagonista. Noi entreremo in campo se e solo se l’operazione andrà in porto», ha affermato Cimbri, precisando che la soglia di adesione che Intesa riterrà sufficiente per il successo dell’offerta non è ancora stata indicata. Quanto alle tempistiche, il numero uno di Unipol ha ricordato che un’operazione di questo tipo richiede l’autorizzazione preventiva della Banca Centrale Europea e il coinvolgimento di diverse autorità di vigilanza. «La durata fisiologica è di circa sei mesi», ha spiegato. In base a questa tempistica, l’iter potrebbe concludersi entro la fine dell’anno. «Fino a quel momento Unipol non sarà un attore dell’operazione e non lo sarà neppure Bper». Cimbri ha quindi illustrato l’ipotesi allo studio per il perimetro che verrebbe ceduto da Intesa per rispettare i vincoli Antitrust.
I cda di Banco Bpm e Montepaschi si preparano a rispondere all’assalto lanciato da Intesa Sanpaolo che, con un’offerta carta-cash da 30,6 miliardi di euro e il successivo spezzatino, punta a mettere in portafoglio 625 filiali, Widiba, Mediobanca, il credito al consumo di Compass e il 13,3% di Generali, cedendo il resto a Unipol (marchio Mps compreso) per rispettare i limiti Antitrust. Piazza Meda aveva provato a giocare d’anticipo proponendo una fusione che il ceo di Intesa Carlo Messina ha definito una «lettera d’amore» per l’assenza di un corrispettivo economico e che Assoutenti ha perfino fatto oggetto di esposto. Da lunedì Montepaschi è sotto passivity rule mentre il Banco, secondo vari scenari di mercato, rischia di finire preda di un takeover del suo primo socio Crédit Agricole o di Unicredit. Tutti questi temi arriveranno la prossima settimana ai cda delle due banche. Il board di Banco Bpm si riunirà martedì, in un meeting in programma da tempo che sarà però la prima occasione per fare il punto sulle grandi manovre in atto. L’istituto milanese (assistito da Citi, Goldman Sachs e dallo studio Legance) potrebbe sollecitare la risposta del Monte alla proposta di fusione. Per il Banco, osservano gli analisti, l’operazione avrebbe molto senso, non solo perché metterebbe il gruppo al sicuro da offerte ostili ma anche perché puntellerebbe l’alleanza tra la controllata Anima e Montepaschi, principale cliente della sgr.
In campo per le imprese italiane 150 miliardi di euro fino al 2028. Lo prevede il nuovo piano strategico 2026-28 della Sace, l’Export Credit Agency italiana partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Si parla, nel dettaglio, di circa 40 miliardi da stanziare nel 2026, 51 miliardi nel 2027 e 58 miliardi nel 2028. Il livello complessivo degli impegni sottoscritti da Sace si colloca in continuità rispetto al triennio precedente ma con una diversa composizione, coerente con le nuove priorità strategiche individuate: sostegno alla proiezione internazionale delle imprese e interventi mirati su infrastrutture e filiere strategiche nazionali.

IA (intelligenza artificiale) senza segreti nelle cause per danni. Il giudice potrà ordinare a imprese, professionisti e PA di consegnare la documentazione relativa al sistema utilizzato. Anche, e soprattutto, quella che può segnare la loro condanna a risarcire enti e persone, vittime dei robot. Inoltre, senza documenti sulla supervisione umana, il rischio di metter mano al portafoglio aumenta. Sono queste le principali agevolazioni, in materia di responsabilità civile, concesse dallo schema di decreto legislativo, attuativo della legge 132/2025 approvato dal Consiglio dei ministri del 10/6/2026, che aggiunge anche altri benefici per i danneggiati, con lo scopo di compensare la loro posizione di debolezza (si veda ItaliaOggi di ieri).
Dopo l’intervento chirurgico fallito, l’assicurazione della clinica indennizza il paziente, ma poi può rivalersi nei soli confronti del medico, in quanto condebitore solidale, e non direttamente contro l’assicurazione professionale del sanitario. La compagnia, infatti, ha facoltà di surrogarsi nel credito di regresso che il suo assicurato ha nei confronti di un altro coobbligato, mentre non c’è surrogazione di un diritto inesistente: non sussiste solidarietà passiva fra le assicurazioni. Così la Cassazione civile, sezione terza, nella sentenza n. 18559 del 08/06/2026
Le case di cura accreditate non sono semplici operatori privati: partecipano all’esercizio di una funzione pubblica e, come tali, rispondono dinanzi alla Corte dei conti per eventuali danni erariali. È questo il principio ribadito dalle Sezioni Unite della Cassazione con l’ordinanza n. 16810/2026, che conferma un orientamento sempre più rigoroso in materia. La vicenda riguardava una struttura sanitaria che aveva ceduto a una società crediti verso una ASP calabrese relativi a prestazioni extra‑budget, nonostante fossero stati contestati dall’ente. La cessionaria aveva poi ottenuto il pagamento in sede esecutiva, sulla base di dichiarazioni che attestavano la certezza ed esigibilità dei crediti. Nei motivi del ricorso per Cassazione la casa di cura (a seguito di sentenza di condanna n. 183/2022 della Sezione giurisdizionale Calabria della Corte dei conti) aveva denunciato difetto o eccesso di giurisdizione della Corte dei conti, sostenendo che: a) il rapporto con l’ASP sarebbe solo privatistico nella fase esecutiva; b) non esisterebbe un rapporto di servizio; c) l’obbligo di rispettare il tetto di spesa graverebbe solo sull’ASP.
Si è svolta ieri a Torino la Convention 2026 ‘Qui. Adesso. Insieme per il nostro futuro’ di Generali. L’appuntamento ha segnato un passaggio
storico per la Compagnia: per la prima volta le Reti di Generali e Cattolica si sono ritrovate insieme in un unico luogo, sotto un’unica direzione, dando forma concreta a un momento decisivo per il futuro distributivo del Gruppo in Italia. L’evento, che si è tenuto all’Inalpi Arena della città della Mole, ha visto la partecipazione record di oltre 10 mila persone tra agenti, collaboratori e personale di agenzia e ha segnato il nuovo posizionamento del Generali Insurance Partner, l’evoluzione del ruolo del consulente basata sulla capacità di leggere scenari complessi, interpretare i cambiamenti e accompagnare famiglie e imprese nelle scelte quotidiane
In un mercato sempre più complesso e caratterizzato da bisogni in continua evoluzione, la consulenza assicurativa amplia il proprio perimetro d’azione. È questo il messaggio emerso dalla Convention di Torino di Generali, che ha presentato la figura del nuovo Generali Insurance Partner. L’appuntamento rappresenta così il rilancio di un nuovo posizionamento del ruolo del consulente che si esprime in questa nuova figura.
In un contesto che richiede competenze sempre più evolute, la consulenza assicurativa non si esaurisce nella proposta di un prodotto, ma si traduce nella capacità di leggere scenari complessi, interpretare i cambiamenti e accompagnare persone e imprese nelle scelte che contano davvero. Il Generali Insurance Partner è una figura che mantiene l’essenza del Partner di Vita, ma la esprime in una forma ancora più ampia e contemporanea: fatta di competenza, relazione e visione. I Generali Insurance Partner sono i protagonisti di un percorso di crescita costruito su
formazione, ascolto, responsabilità e capacità di affrontare la complessità. Dal primo lavoro alla protezione della famiglia, dalla casa alla pianificazione del passaggio generazionale, fino alla gestione delle fragilità della terza età: gli Insurance Partner sono radicati nei territori, conoscono le comunità e accompagnano i clienti lungo tutto l’arco della vita. Nasce così una Rete più integrata, più consulenziale, più organizzata e sempre più abilitata dall’innovazione
L’Italia si prepara ad affrontare uno dei più importanti trasferimenti di ricchezza della propria storia recente. Un fenomeno destinato a incidere non solo sugli equilibri patrimoniali delle famiglie, ma anche sulle scelte di investimento, sui modelli di protezione e sulle esigenze di consulenza che accompagneranno il Paese nei prossimi anni. A richiamare l’attenzione sul tema è la stessa Banca d’Italia che, nella Relazione annuale 2025, evidenzia come l’elevata concentrazione di ricchezza nelle fasce più anziane della popolazione porterà progressivamente a rilevanti trasferimenti
intergenerazionali di patrimonio. Un processo destinato a modificare profondamente il rapporto tra famiglie, risparmio e pianificazione finanziaria
In vista dell’estate, Allianz rafforza il proprio impegno sul fronte della conciliazione tra lavoro e vita familiare. La compagnia assicurativa guidata dall’a.d. Giacomo Campora ha infatti ampliato le misure di welfare dedicate ai dipendenti e alle loro famiglie. «In Allianz consideriamo il benessere delle nostre persone un elemento strategico e indispensabile», ha spiegato Letizia Barbi, responsabile risorse umane Allianz spa. «Promuovere un equilibrio sostenibile tra vita professionale e privata è per noi una priorità concreta, che si traduce in iniziative dedicate e in un’attenzione continua ai bisogni dei colleghi e delle loro famiglie».
Da un lato l’accelerazione sulla transizione energetica delle flotte aziendali. Dall’altro l’arretratezza sul fronte della digitalizzazione e dell’utilizzo dei dati. Se quasi nove imprese su dieci hanno già introdotto veicoli elettrici o ibridi plug-in nella propria flotta, solo il 27% utilizza i dati della propria flotta di auto connesse attraverso sistemi telematici avanzati. È quanto emerge dalla ricerca presentata durante la due giorni «Drive the change: fleet & mobility management», organizzata da LabSumo e dall’osservatorio Connected vehicle & mobility del Politecnico di Milano, col patrocinio di Aniasa, Best Mobility e Unrae. Lo studio, realizzato con Best Mobility su un campione di 101 fleet manager e una flotta aggregata di oltre 68mila veicoli, evidenzia come la gestione delle flotte stia evolvendo rapidamente da funzione operativa a leva strategica per sostenibilità, efficienza e innovazione. L’89% delle aziende intervistate ha almeno un veicolo alla spina nella propria flotta e nonostante il 64% del parco aziendale sia ancora alimentato da motori tradizionali (benzina o diesel), il processo di elettrificazione appare ormai irreversibile: il 73% delle aziende prevede infatti di aumentare ulteriormente la quota di veicoli Bev e Phev entro i prossimi 12 mesi, mentre sette organizzazioni su dieci puntano a integrare nuovi veicoli alla spina entro il 2027.
  • Msa Mizar
Il piano al 2030 prevede investimenti strutturali in tecnologia e intelligenza artificiale per 30 milioni di euro.

L’Ivass, l’Authority assicurativa italiana, ha reso noto che è stata revocata l’autorizzazione alla DallBogg Life and Health, una compagnia assicurativa bulgara operativa anche in Italia, dove ci sono molti assicurati coinvolti nei mancati risarcimenti del gruppo, che figurava del resto ai primi posti nella statistica dei reclami stilati da Ivass (2.800 nel 2025, già circa 3.300 reclami nel 2026). Il 9 giugno l’Authority bulgara Fsc, come si diceva, ha revocato l’autorizzazione all’esercizio dell’attività assicurativa, il che significa che il gruppo non può stipulare nuovi contratti di assicurazione né prorogare la durata o ampliare la copertura delle polizze assicurative in essere. Secondo stime di mercato, alla fine dello scorso anno in Italia erano aperti ben 3.800 sinistri che hanno coinvolto assicurati DallBogg italiani, con richieste di risarcimento ancora non pagate per gli incidenti che hanno coinvolto la compagnia che superano i 76 milioni di euro.
Una procedura su misura per il danno da intelligenza artificiale, sia contrattuale sia extracontrattuale. Lo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri mercoledì interviene oltre che sul fronte penale (indagini, reati, procedure di identificazione biometrica di latitanti e indagati), anche su quello civilistico con un pacchetto di misure dedicato all’inedita forma di responsabilità da omessa vigilanza sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. L’intervento sulla tutela civile, spiega il Governo, punta a riequilibrare la posizione di chi subisce un danno da un sistema di Ia, superando opacità tecnologica e asimmetrie informative senza introdurre nuovi obblighi sostanziali a carico delle imprese. Il decreto intende rafforzare l’accesso alla giustizia per il danneggiato in una materia tecnicamente complessa, nella quale la ricostruzione del funzionamento del sistema e del nesso causale può risultare particolarmente difficile. A venire allora riconosciuti sono punti come l’accesso alla documentazione tecnica del sistema, per consentire al danneggiato di comprendere le caratteristiche rilevanti dell’Ia utilizzata e la presunzione del nesso di causalità, che alleggerisce l’onere probatorio senza eliminarlo integralmente.
Equo compenso, professionisti, intelligenza artificiale: anche su questi temi lo schema di Dlgs, presentato ieri in Consiglio dei ministri, ha iniziato a far luce. Il comma 1 dell’articolo 48 stabilisce, infatti, il principio secondo cui l’uso di sistemi di AI può comportare una modulazione dell’equo compenso in base alla legge 49/2023, modulazione ancorata alla classificazione di rischio del sistema di Ai impiegato: più è elevato, più richiede al professionista competenze aggiuntive che giustificano un adeguamento del compenso. Accogliendo con favore l’impostazione antropocentrica del provvedimento, il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Elbano de Nuccio, aggiunge che è particolarmente rilevante il riferimento alla necessità di aggiornare i parametri dei compensi professionali anche alla luce dell’uso dell’Ai. «Le tecnologie di AI non riducono il valore della prestazione, ma ne trasformano le modalità di esecuzione, richiedendo competenze avanzate, capacità di controllo, supervisione e responsabilità più elevate. È essenziale che l’adeguamento dei parametri tenga conto dell’effettivo contenuto professionale delle prestazioni, evitando ogni automatismo che possa determinare fenomeni di concorrenza al ribasso», spiega de Nuccio.