L’Italia si conferma uno dei principali mercati europei del risparmio gestito retail, con un peso rilevante sia in termini di partecipazione delle famiglie sia di masse investite. È quanto emerge dall’aggiornamento 2025 dell’Osservatorio sui sottoscrittori di fondi comuni di Assogestioni, che nel trentesimo anno di attività offre una fotografia approfondita dell’evoluzione del risparmio delle famiglie italiane.
A fine 2025 i sottoscrittori di fondi comuni sono 12,4 milioni, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente, con un tasso di partecipazione salito al 21% della popolazione. La platea si presenta sostanzialmente equilibrata tra uomini (53%) e donne (47%), con un progressivo ridimensionamento del divario di genere registrato negli ultimi decenni.
Il patrimonio complessivo investito dalle famiglie ha raggiunto i 679 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 608 miliardi del 2024. L’investimento medio si attesta a circa 55.000 euro, ma con differenze significative: più contenuto nei fondi italiani (circa 37.000 euro) e più elevato nei prodotti esteri, dove la media sale a 59.000 euro. Il dato mediano resta tuttavia compreso tra 16.000 e 20.000 euro, evidenziando una forte concentrazione delle masse nelle fasce più abbienti ma anche un’ampia diffusione tra investitori con disponibilità più limitate.
Dal punto di vista demografico, il profilo dell’investitore resta caratterizzato da un’età media elevata, pari a 61 anni. Le generazioni più anziane (Boomers, Silent e Greatest Generation) rappresentano il 52% dei sottoscrittori e detengono una quota significativa del patrimonio, mentre la Generazione X incide per il 30%. Tuttavia, si osserva una progressiva crescita della componente più giovane: Millennials e Generazione Z raggiungono il 18% del totale, in aumento rispetto all’anno precedente. Tra i nuovi sottoscrittori del 2025, pari a 1,5 milioni di individui, il 32% ha meno di 45 anni, segnalando un graduale ricambio generazionale favorito anche dalla diffusione delle piattaforme digitali.
L’analisi di lungo periodo evidenzia un invecchiamento sia della popolazione sia della ricchezza finanziaria. La quota di attività finanziarie detenute dagli over 65 è passata dal 22% del 1995 al 48% del 2022, mentre l’età media dei sottoscrittori è aumentata di oltre dieci anni rispetto agli anni Novanta. Attualmente circa la metà del patrimonio dei fondi è in mano ai Boomers, con un ulteriore 18% detenuto da investitori ultraottantenni.
Nel confronto europeo, l’Italia si colloca come secondo mercato retail dell’area euro dopo la Germania. Le famiglie italiane detengono circa 902 miliardi di euro in fondi comuni, inclusi ETF e gestioni patrimoniali, pari al 21% del totale europeo. L’incidenza dei fondi sul totale delle attività finanziarie delle famiglie italiane (17%) risulta superiore alla media dell’area euro (13%). In termini dimensionali, il mercato italiano supera di oltre due volte quello francese, caratterizzato da una maggiore incidenza dei prodotti assicurativi.
L’Osservatorio evidenzia inoltre il ruolo dei fondi comuni nell’accesso ai mercati azionari. A livello europeo, l’investimento complessivo in azioni quotate – detenute direttamente o tramite fondi – ammonta a 3.435 miliardi di euro, con una distribuzione equilibrata tra mercati domestici e internazionali. In Italia, su 535 miliardi investiti in equity, il 21% è destinato a titoli domestici, nonostante il peso limitato della Borsa italiana nei mercati globali.
Permangono tuttavia differenze significative rispetto agli Stati Uniti, dove la quota di attività finanziarie investita in azioni raggiunge il 45%, contro una media europea dell’11%. Il dato riflette una minore esposizione al rischio azionario da parte delle famiglie dell’area euro.
Dal punto di vista territoriale, la partecipazione ai fondi resta concentrata nel Nord Italia, che raccoglie il 64% dei sottoscrittori e il 68% delle masse investite. Le regioni con i tassi di partecipazione più elevati sono Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia, mentre quest’ultima guida anche per valore medio e masse complessive. Il Sud e le Isole presentano invece un potenziale di sviluppo, anche alla luce della maggiore incidenza della liquidità nei portafogli delle famiglie.
Per quanto riguarda i canali distributivi, le banche continuano a rappresentare il principale punto di accesso ai fondi italiani, con una quota del 95%, mentre per i fondi esteri cresce il ruolo delle reti di consulenza finanziaria. Sul fronte delle modalità di investimento, prevale ancora il versamento in un’unica soluzione (57%), ma aumenta l’utilizzo di formule miste e si conferma la rilevanza dei piani di accumulo, in particolare tra i più giovani.
Le scelte di asset allocation evidenziano una preferenza per gli strumenti obbligazionari, che rappresentano il 56% degli investimenti, contro il 38% delle azioni. Nei fondi italiani la componente obbligazionaria è predominante, mentre nei fondi esteri risulta più marcata l’esposizione azionaria. L’analisi per età conferma un approccio coerente con il ciclo di vita: la quota di equity tende a diminuire con l’avanzare dell’età, pur restando complessivamente inferiore rispetto agli standard statunitensi anche tra le generazioni più giovani.
Nel complesso, i dati dell’Osservatorio delineano un mercato in espansione, caratterizzato da una crescente diffusione tra la popolazione, ma ancora segnato da squilibri generazionali, territoriali e nella propensione al rischio, che rappresentano i principali fattori di evoluzione per il settore nei prossimi anni.
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