Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

logo_mf

È ancora troppo presto per una valutazione compiuta dell’offerta, ma il blitz di Intesa Sanpaolo su Mps è stato accolto favorevolmente dai due grandi azionisti della banca toscana, da una parte Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, che di Siena è il primo socio con il 17,5%, dall’altra il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista invece di Rocca Salimbeni col 13,5%. «Tutti i soci privati riconosceranno la bontà di questa operazione. Abbiamo buoni rapporti con Delfin e Caltagirone e sono certo che l’accoglieranno con favore», ha spiegato in conferenza stampa lunedì pomeriggio l’amministratore delegato di Intesa Carlo Messina. Se entrambi volessero aderire all’offerta mista composta da 1,6 azioni di Ca’ de Sass più un’euro cash per ogni titolo Mps, Intesa avrebbe già ipotecato oltre il 30% del capitale del Monte. Questo mega pacchetto renderebbe pressoché impossibile nei prossimi mesi una mossa difensiva di Rocca Salimbeni che per la passivity rule, a cui deve sottostare da lunedì, dovrebbe incassare il voto favorevole dei propri azionisti in un’assemblea straordinaria
Con il fischio alla fase due del risiko bancario e la Bce che si prepara domani ad alzare i tassi, l’andamento di Piazza Affari (+0,11%) porta la firma dei titoli bancari. A sostenere il Ftse Mib è la volata di Unipol (+4,67% in chiusura) al fianco di Intesa Sanpaolo (+2%) nell’operazione su Banca Montepaschi (+2,63%) e Mediobanca (+3%). Corre anche Bper Banca (+2,9%) che se l’opas di Ca’ de Sass andrà a buon fine assorbirà la nuova Mps (635 sportelli) acquisita da Unipol. Nella galassia coinvolta nel risiko, Generali ha superato per la prima volta nella storia i 40 euro per azione, con +2,13%. È in fermento anche Banco Bpm (+1,5%), che domenica 7 giugno ha presentato una proposta di aggregazione con la banca senese.
L’idea di una contro-offerta su Mps non preoccupa Carlo Messina che ieri, all’indomani del lancio dell’opas di Intesa Sanpaolo, ha escluso passi indietro o rilanci: «Rimarremmo in gara per Mps anche in questo caso», ha detto il consigliere delegato in un’intervista a Bloomberg Tv ribadendo quanto sostenuto lunedì 8 il banchiere anche ai microfoni di Class Cnbc: «Siamo consapevoli che potrebbe anche esserci un rilancio sulla nostra operazione; ma è chiaro che, avendo messo cassa, c’è un paletto importante per chiunque dovesse farsi avanti».
La ricchezza finanziaria degli italiani ha raggiunto 7.500 miliardi di dollari in Italia nel corso del 2025 (+17,4%), con una proiezione a 9.800 miliardi entro il 2030 e un patrimonio netto complessivo di 15.300 miliardi. È quanto emerge dal «Global Wealth Report 2026: The Great Reordering» realizzato da Boston Consulting Group, che analizza l’evoluzione della ricchezza finanziaria in 97 mercati e le tendenze strutturali che ne ridisegnano la distribuzione. La composizione degli investimenti riflette la crescente propensione verso strumenti a più alto rendimento, con il 2025 che ha visto il 43% della ricchezza finanziaria nazionale allocata in azioni e fondi di investimento, contro una media del 32% in Europa occidentale, e con una proiezione al 50% entro il 2030. Analizzando la distribuzione della ricchezza per segmento, emerge un mercato in trasformazione. La clientela mass (patrimoni fino a 250 mila dollari) concentra il 37,6% della ricchezza finanziaria totale, con 47,9 milioni di individui.
L’attenzione alla dimensione territoriale è centrale agli occhi della Lega anche nell’ambito del risiko bancario. In quanto gli istituti sono visti non solo come imprese private ma come infrastrutture locali a contatto diretto con imprenditori e famiglie. Certo, sulle iniziative avanzate sul Monte dei Paschi di Siena «comanda il mercato e la posizione nostra come Lega e come governo vale fino a un certo punto», ha sottolineato Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Cipess e leghista della prima ora. D’altronde, «articolo quinto, chi ha i soldi ha vinto», ha aggiunto Morelli citando un adagio sarcastico spesso usato da Enrico Cuccia e ripreso di recente dal suo collega di partito nonché ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’intenzione del governo e della Lega resta una: «Fare in modo, anche solo usando la moral suasion, che qualsiasi azienda finanziaria di credito garantisca attenzione al piccolo credito per imprese e cittadini e alla tutela del risparmio».
Maggio sorride alle raccolte di banche reti e società di gestione quotate. In una fase di stabilizzazione della volatilità e crescita del mercato dopo le turbolenze innescate a partire da marzo dalla guerra in Medio Oriente e dallo shock energetico, la propensione all’investimento è stata marcata e ha portato giovamento soprattutto alle soluzioni di risparmi gestito. Il gruppo Azimut, in particolare, ha registrato una raccolta netta totale di 1,5 miliardi nel mese, di cui il 57% destinato proprio a soluzioni gestite. In particolare, ha comunicato la holding presieduta da Pietro Giuliani, a trainare i flussi sono stati i private market con il co-investimento in un’operazione nel settore della tecnologia e dell’AI, alla quale Azimut ha offerto l’accesso in esclusiva ai suoi clienti in Italia.

Stop alla condanna per guida in stato d’ebbrezza perché l’automobilista soffre di gastrite. E ciò perché la perizia di parte depositata in giudizio dimostra che l’acido cloridrico presente nell’organismo, quando c’è il reflusso gastroesofageo, può falsare il dato rilevato dall’etilometro, facendo rilevare allo strumento più alcol nel sangue di quanto ve ne sia davvero. Il giudice del merito, tuttavia, si limita a qualificare il disturbo come mera «concausa» di un innalzamento del livello alcolemico: non spiega perché il tasso, per come rilevato, superi comunque la soglia di rilevanza penale, mentre una concentrazione nel sangue al di sotto di 0,80 grammi per litro integra soltanto l’illecito amministrativo. Così la Cassazione penale, sezione quarta, nella sentenza n. 20966 dell’08/06/2026.
Gli autovelox approvati secondo il decreto ministeriale n. 282 del 13 giugno 2017 sono automaticamente omologati e quindi legittimamente utilizzabili per il controllo della velocità, mentre quelli approvati prima dovranno essere sottoposti a una specifica procedura di omologazione. Lo prevede il decreto firmato il 9 giugno 2026 dal ministro Salvini, con l’obiettivo di far fronte all’orientamento della Cassazione che non considera sufficiente la semplice approvazione ministeriale. Resta in ogni caso vigente il requisito della registrazione dell’apparecchiatura nell’apposito elenco pubblicato sul Portale dell’Automobilista, correlato al censimento previsto dall’art. 5, comma 3-bis, del decreto legge n. 73 del 21 maggio 2025.
Allianz Italia è main partner del Teatro Strehler, la più grande delle sedi del Piccolo Teatro inaugurata nel cuore di Milano nel 1998 con Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart, ultima regia di Giorgio Strehler. Il gruppo assicurativo guidato dall’a.d. Giacomo Campora entra così a far parte del neonato gruppo «Sostenitori del Piccolo»: con un impegno triennale, dal 2026 alla fine del 2028, Allianz Italia affiancherà il Teatro condividendone i valori artistici, etici e sociali e contribuendo attivamente al suo percorso di crescita, innovazione e sviluppo.
Gli italiani pagano già più tasse sul patrimonio di spagnoli, norvegesi e svizzeri i cui paesi hanno, unici nel continente europeo, una tassa ufficiale su tutti i patrimoni. Le imposte sui patrimoni in vigore in Spagna e Norvegia e quella sulla sostanza esistente in Svizzera comprendono al loro interno tre parziali tasse sui patrimoni esistenti in Italia: l’Imu, l’imposta sulle successioni e le donazioni e l’imposta di bollo su tutti gli investimenti finanziari. Ma le patrimoniali esistenti in Norvegia e in Svizzera offrono ogni anno incassi di poco superiori allo 0,6% del loro Pil. La patrimoniale esistente in Spagna vale lo 0,12% del Pil. Le tre patrimoniali parziali italiane invece valgono complessivamente quasi l’1,2% del Pil, più del doppio di quelle degli altri paesi.

corsera

È la storia di un rapporto che si interrompe e poi si ricompone tra Unipol e Monte dei Paschi di Siena. Dopo legami stretti nei primi anni 2000, le due realtà si erano allontanate, ma oggi tornano a convergere grazie alla strategia di Carlo Cimbri, che ha trasformato Unipol in un gruppo solido, diversificato e sempre più integrato tra assicurazioni e banca. Negli ultimi anni Unipol è cresciuta molto (utili e valore quadruplicati), puntando su operazioni mirate e su un modello prudente ma espansivo. L’operazione con Intesa Sanpaolo e Mps mira a creare un grande gruppo finanziario da circa 40 miliardi di capitalizzazione, con Unipol al centro e Bper destinata a diventare la seconda banca italiana. Per finanziare l’operazione, Unipol chiederà un aumento di capitale ai soci, con l’obiettivo di replicare i successi passati e rafforzare ulteriormente il gruppo.

L’espressione più fantasiosa forse l’ha utilizzata il ceo di Mps, Luigi Lovaglio. Il 13,2% di Generali? «Nice to have». Insomma un pacchetto che, per carità, ben venga averlo in portafoglio ma che di certo non rappresenta il cuore della questione. E, seppure con parole diverse, anche l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, non ha mai dimostrato all’apparenza particolare entusiasmo per l’investimento, ormai particolarmente rotondo (superiore al 9%) nel Leone. A valle della prima sortita, quella prossima all’assemblea di Generali del 2025, aveva fatto intendere che la presenza nel capitale di Trieste fosse qualcosa di passeggero. Non è andata così, ma in ogni caso la posizione non si è mai discostata più di tanto da quella iniziale: le azioni acquistate sul mercato rappresentano una pura partecipazione finanziaria alla quale magari collegare un accordo industriale, più ampio di quello che già esiste nell’Europa dell’Est, se si dovessero creare le condizioni.
Intesa Sanpaolo ha affrontato e individuato soluzioni per i limiti antitrust all’acquisizione del controllo di una parte di Mps (e delle quote in Mediobanca e Generali). Per quanto riguarda gli sportelli bancari è stato raggiunto l’accordo con Unipol per la cessione di una parte delle attività, in particolare quelle 635 filiali della banca senese che avrebbero rappresentato una concentrazione troppo elevata sommate a quelle della banca acquirente. Ma per trovare la quadra di un’operazione tanto importante per il sistema italiano quanto complessa, il management di Intesa ha ragionato anche sulla posizione che si sarebbe venuta a generare con il controllo indiretto, attraverso Mediobanca, di una delle partecipazioni più rilevanti nel capitale di Generali, pari al 13,2 per cento. Alla quale si aggiunge un altro 3% rilevato, attraverso contratti derivati, da Intesa a scopo precauzionale per evitare contromosse sul proprio capitale. Una mossa che ricorda quella fatta da Generali nel 2017, quando il gruppo guidato da Carlo Messina aveva studiato un’offerta sul gruppo triestino: all’epoca fu quest’ultimo a rilevare il 3% di Intesa per impedire, in base alle norme sulle partecipazioni incrociate, una scalata. Con una quota complessiva pari, almeno per ora, al 16% di Generali (attraverso Mediobanca), se la banca torinese esprimesse un controllo effettivo potrebbe avere problemi antitrust in ambito assicurativo considerando la forte presenza nel settore attraverso Intesa Vita. Anche in questo caso il problema è stato analizzato e risolto: il gruppo bancario non intende avere una posizione di controllo nel gruppo triestino, tantomeno controllarne la governance.
Maxi-richiamo, sul mercato americano, per alcuni modelli di jeep Stellantis. La casa automobilistica sta richiamando 1.076.999 veicoli negli a causa di un difetto al sistema di servosterzo che potrebbe aumentare il rischio di incendio, secondo quanto dichiarato dalla National highway traffic Safety administration (Nhtsa), l’ente statunitense per la sicurezza stradale. Nel dettaglio, il cablaggio della pompa del servosterzo elettroidraulico potrebbe surriscaldarsi e potenzialmente causare un incendio del veicolo, anche quando questo è parcheggiato e con il motore spento, ha spiegato l’autorità di regolamentazione (l’azienda per questo motivo avrebbe chiesto ai proprietari di parcheggiare i veicoli all’esterno, lontano da edifici e altri veicoli). Il richiamo interessa alcuni veicoli Jeep Wrangler e Jeep Gladiator prodotti tra il 2021 e il 2025. L’azione è stata intrapresa «per estrema cautela» ha dichiarato Stellantis , aggiungendo che «sta lavorando diligentemente per accelerare la disponibilità della soluzione e prevede un rimedio al più tardi entro luglio».
La pensione pubblica da sola non sarà più sufficiente in futuro per molte persone a mantenere il proprio tenore di vita. Per questo politici e parti sociali vogliono che più lavoratori costruiscano una pensione aziendale, in parte attraverso modelli obbligatori. L’assicuratore Zurich introduce ora nel dibattito una proposta alternativa. Al posto di una pensione aziendale obbligatoria, il gruppo propone un sistema di incentivi a tre livelli: le aziende che introducono rapidamente un sistema di previdenza aziendale ricevono un bonus. Segue una fase neutrale, in cui l’introduzione non comporta né vantaggi né svantaggi. Chi invece entro una certa scadenza non offre una pensione aziendale subisce un malus, ad esempio sotto forma di un aumento dei contributi sociali. Questo emerge da un documento di posizione del gruppo Zurich Germania, visionato in anteprima da Handelsblatt.