Avv. Ivan Dimitri Calaprice – Foro di Milano.

«Non basta guardare lontano», ammoniva Alexis de Tocqueville, «bisogna sapere dove si trova il terreno sotto i piedi.» Raramente un monito ottocentesco ha trovato applicazione più puntuale nell’analisi economica contemporanea. Il mercato assicurativo italiano ha chiuso il 2025 con 181,9 miliardi di euro di premi del lavoro diretto, un numero che non è soltanto una cifra, è la mappa di un territorio in piena metamorfosi.

Lo rivela la pubblicazione annuale dell’ANIA (Premi del Lavoro Diretto Italiano 2025, edizione 2026), che ogni anno fotografa con chirurgica precisione l’anatomia del settore: chi raccoglie, quanto, dove, attraverso quale canale distributivo e con quale traiettoria di crescita. Leggere questa pubblicazione richiede occhio clinico e stomaco fermo: i numeri sono sobri, ma le implicazioni evolutive che nascondono sono tutt’altro che tranquillizzanti.

Numeri che letti insieme valgono quasi quanto il PIL del Veneto

Quasi 182 miliardi di euro: una cifra che, estratta dal contesto, impressiona per la sua mole. Ma è la sua composizione interna a raccontare davvero cosa stia accadendo nel sottosuolo del mercato. I rami vita pesano per il 71,9% del totale – 130,8 miliardi – crescendo dell’8,3% rispetto al 2024. I rami danni si attestano a 51,1 miliardi, in crescita del 6,5%.

Non si tratta di buona salute diffusa: si tratta di accelerazioni molto selettive, e la selettività è sempre rivelatrice. Nei mercati maturi, i tassi di crescita superiori alla media inflazionistica non sono mai casuali: segnalano bisogni latenti che emergono, oppure incentivi normativi o fiscali che orientano il risparmio, o ancora – il caso più interessante – una mutazione nella percezione del rischio da parte della collettività.

Il totale dei premi danni e vita combinate segna un +7,8% sull’anno precedente,  una crescita reale, al netto dell’inflazione ancora sopra il 2%, che si traduce in un’espansione effettiva del mercato. Non è un rimbalzo post-shock: è un trend consolidato che dura da almeno un triennio, sostenuto da dinamiche strutturali che non è detto che si esauriranno con i prossimi cicli.

Il paradosso della vita: assicurazione o gestione patrimoniale?

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