Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza tra le famiglie italiane si è acuita nell’ultimo trimestre del 2025. Lo segnala Banca d’Italia nelle statistiche sui conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie (che considera gli immobili e le attività finanziarie al netto dei debiti). La disuguaglianza è misurata con l’indice di Gini che è cresciuto a 72,2 nel quarto trimestre dello scorso anno da 71,5 a fine 2024, dove valori più bassi indicano una distribuzione più omogenea. In Italia il 10% più ricco delle famiglie detiene il 60,6% della ricchezza netta totale, mentre la metà meno abbiente delle famiglie solo il 7,2%.
Il settore del brokeraggio assicurativo negli ultimi anni ha visto in Italia la discesa in campo di grandi fondi di private equity e operatori esteri pronti a finanziare acquisizioni. La scelta di Aon, leader mondiale quotato a New York con una capitalizzazione di oltre 67 miliardi, è stata di fare mosse ben oculate, «interessati non tanto ad aggregare volumi quanto piuttosto a aggiungere nuove competenze e specializzazioni», racconta a MF-Milano Finanza, Andrea Parisi, ceo Italy & Eastern Mediterranean di Aon. Nel 2025 Aon è cresciuta a doppia cifra in Italia, registrando oltre 403 milioni di ricavi al netto di retrocessioni e provvigioni al network, e includendo anche la controllata riassicurativa Aon Reinsurance. «Numeri che rappresentano un incremento dell’11% rispetto al 2024, nonostante il soft market, con le compagnie che hanno iniziato a ridurre i premi medi», osserva Parisi, «ma c’è una maggiore consapevolezza delle imprese nella necessità di proteggersi dai rischi e questo ha più che compensato la flessione delle tariffe». L’anno scorso Aon è riuscita, inoltre, a raggiungere 55 milioni di new business e le previsioni sono di una crescita ulteriore anche nel 2026. «Anche nel primo trimestre continuiamo a registrare una crescita dei ricavi netti», continua Parisi e le previsioni per i broker assicurativi restano positive anche considerando che l’Italia, con una una spesa assicurativa pari a circa l’1% del Pil rispetto ad una media europea del 2,4% ha ampi margini di sviluppo. «Sono questi numeri, oltre alla redditività del business, ad attrarre in Italia grandi investitori internazionali», spiega Parisi.
Nel 2025 il mercato italiano dell’m&a (fusioni e acquisizioni) ha mostrato una sostanziale tenuta in un contesto caratterizzato da incertezza geopolitica ed economica con circa 1.350 operazioni, in lieve calo rispetto alle 1.365 del 2024, mentre il valore dei deal è salito a circa 70 miliardi di euro, +9% sul 2024. In questo scenario, le coperture assicurative a supporto delle operazioni straordinarie (transactional risk insurance) hanno confermato una penetrazione stabile, interessando circa un deal italiano su cinque. Nel dettaglio, nel 2025 sono state assicurate 280 transazioni di m&a, numero in linea rispetto al 2024. Per effetto di operazioni di più grandi dimensioni e di un maggiore ricorso a programmi sindacati che vedono coinvolti più assicuratori sullo stesso rischio, sono state sottoscritte 404 coperture di tipo warranty & indemnity, soluzioni a garanzia di rischi connessi alle dichiarazioni e garanzie contenute negli accordi di compravendita, +4% sul 2024. «In un contesto più selettivo sul fronte delle operazioni, le coperture a supporto dei deal hanno mantenuto una diffusione stabile: un segnale importante della consapevolezza crescente con cui fondi e aziende guardano a questi strumenti per trasferire il rischio, rafforzare la certezza delle transazioni e facilitarne l’esecuzione. La sfida, oggi, è continuare ad accompagnare questa evoluzione», ha detto Marco Araldi, ceo di Marsh Italia.
Michele Corbo è il nuovo amministratore delegato di Ital Brokers, il broker assicurativo specializzato nella gestione dei grandi rischi marine, industriali e large corporate partecipato dalla Duferco di Antonio Gozzi (42% del capitale), dagli armatori di Sider Navi al 25% e da Ferriera Valsabbia della famiglia Brunori al 12%. Corbo arriva dal gruppo Generali, dove ha ricoperto ruoli apicali nel ramo Danni e incarichi internazionali.
Maggio in forte crescita per la raccolta di Banca Generali. I flussi netti del mese si sono attestati a 1,049 miliardi di euro, in aumento del 72% rispetto allo stesso periodo del 2025, portando il totale cumulato da inizio gennaio a 3,8 miliardi, +41% sui cinque mesi 2025. Il dato si distingue per la qualità della composizione, con entrate nette nelle soluzioni gestite di 894 milioni, quasi cinque volte superiori sul maggio 2025 (187 milioni). Il risultato è stato trainato dalle nuove linee di prodotto lanciate nel mese e finalizzate alla diversificazione e protezione dei portafogli in un’ottica di medio lungo termine. Si conferma inoltre positiva la raccolta dei prodotti contenitori sia finanziari (65 milioni nel mese, 358 milioni da inizio anno) che assicurativi (28 milioni in maggio, 100 milioni nei cinque mesi). I conti amministrati hanno registrato flussi per 265 milioni (1,6 miliardi da gennaio).

«Diverse città stanno ridisegnando la mobilità urbana attraverso soluzioni (all’avanguardia) digitali e infrastrutture connesse. Un esempio d’eccellenza è Torino, polo di innovazione grazie a Torino City Lab: qui sono nate la Smart Road (primo corridoio urbano per veicoli autonomi), la Casa delle Tecnologie Emergenti basata su AI e droni, l’Urban Digital Twin per simulare il traffico. Spostandoci a Milano, la città accelera sull’automazione del trasporto di massa potenziando le corsie preferenziali delle filovie 90-91 con l’asservimento semaforico, mentre l’hinterland fa da apripista alle sperimentazioni dei robo-taxi e alla guida autonoma del futuro. Questa innovazione è in sperimentazione anche a Brescia, che ospita i primi test di robosharing con Niulinx, spin off del Politecnico di Milano: le vetture elettriche raggiungono da sole l’utente per poi essere guidate e, a fine noleggio, dirigersi autonomamente alla ricarica. Infine Verona si focalizza sulla comunicazione Vehicle-to-Infrastructure, installando radar e IA a Porta Nuova per far dialogare i veicoli con i semafori, ottimizzando così flussi stradali e sicurezza»: Matteo Risi è ricercatore presso il Dipartimento di Management, economia e ingegneria industriale del Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio Smart City del Politecnico. Sovrintende quindi al continuo monitoraggio delle trasformazioni digitali delle nostre città
La scorsa settimana la Corte dei conti ha registrato il dpcm del 20 aprile 2026 che adotta il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Lo stanziamento triennale è di tre miliardi di euro, ma i soldi da soli non bastano dove i servizi sociosanitari sul territorio sono ancora fragili o assenti. Il viceministro del lavoro, Maria Teresa Bellucci, ha annunciato un monitoraggio costante per evitare «disallineamenti territoriali», che sarà effettuato tramite la piattaforma Sioss. È una dichiarazione di intenti che vale la pena prendere sul serio, perché proprio su questo punto si misura anche la riforma della disabilità avviata dal dlgs 62/2024. I due provvedimenti presuppongono la medesima capacità di integrazione tra sanità, servizi sociali e territorio. Il Piano stabilisce che quando una persona sceglie di attivare il progetto di vita ai sensi del dlgs 62/2024, anche gli interventi per la non autosufficienza (come l’assistenza domiciliare e i servizi di sollievo per la famiglia) possono essere coordinati all’interno di quel percorso. Per garantire questo raccordo, le regioni sono tenute a stipulare in ogni ambito territoriale sociale (Ats) un accordo di programma che istituisce équipe integrate sociosanitarie, unità di valutazione multidimensionale (Uvm) e un collegamento stabile tra distretto sanitario e Ats. Sono le stesse strutture su cui si regge la riforma della disabilità. Se non funzionano per il Piano, non funzionano neanche per la riforma
Oltre i tre quarti dei presidenti degli enti del terzo settore rispondono delle obbligazioni dell’ente con tutto il proprio patrimonio. Il rappresentante legale di dette associazioni, infatti, è assoggettato alle disposizioni di cui all’art. 38 del Codice civile secondo il quale con l’associazione è responsabile personalmente e solidalmente colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta. La limitazione delle responsabilità, infatti, vige solo per le associazioni personificate che, sulla base delle più recenti statistiche riportate da Atlante del terzo settore (si veda ItaliaOggi del 28 maggio scorso) riguardano solo il 23% degli enti iscritti al Runts. Le previsioni dell’art. 38 del c.c. Ai sensi dell’art. 38 c.c., valido per tutte le associazioni prive di riconoscimento giuridico, «Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’associazione i terzi possono far valere i propri diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione».
Il dipendente risarcisce il datore se gli ruba la clientela. E ciò anche se sta per dimettersi e decide di indirizzare i clienti verso quello che fra poco sarà il suo nuovo datore: l’obbligo di fedeltà vale fino alla risoluzione del rapporto e il lavoratore subordinato che lo trasgredisce è condannato a risarcire pure se non si configura la concorrenza sleale (violazione invece necessaria affinché siano responsabili i non dipendenti). Né gli eventuali ritardi nella retribuzione giustificano l’inosservanza dell’obbligo di cui all’articolo 2105 Cc. Così la Cassazione civile, sezione lavoro, nell’ordinanza n. 16300 del 26/05/2026.
Il ministero del lavoro ha pubblicato ieri sul proprio sito, nella sezione pubblicità legale, un proprio decreto del 2 aprile 2026, emanato di concerto con il ministero dell’economia, che approva le modifica delle aliquote di oscillazione del tasso medio di tariffa per andamento infortunistico fissate dall’Inail con le delibere del consiglio di amministrazione nn. 146/2025 e 185/2025. Il decreto era atteso, perché rende definitivi gli sconti fruiti dai datori di lavoro e applicati dall’Inail con la riserva di richiedere eventuali maggiori premi qualora, appunto, non fosse intervenuta l’adozione del decreto attuativo. Il decreto approva una delle principali novità del dl n. 159/2025, c.d. decreto Sicurezza: la revisione delle aliquote di oscillazione dei premi per andamento infortunistico. Le tipologie di oscillazioni sono due ed entrambe agiscono sui tassi di premio, determinandone un incremento oppure una riduzione. La revisione voluta dal decreto Sicurezza riguarda la prima delle oscillazioni, quella che fa aumentare o diminuire il tasso di premio (da cui il nome bonus/malus) in base all’andamento degli infortuni e delle malattie in azienda, calcolato attraverso l’Isa (l’indice di sinistrosità aziendale). La seconda oscillazione, invece, fa diminuire il tasso di premio quando l’impresa investe in sicurezza sul lavoro.
Un singolo messaggio WhatsApp dal contenuto generico e informale, non basta a dimostrare che il tecnico abbia assunto l’incarico di insonorizzare un intero appartamento né a fondare una responsabilità professionale per il mancato svolgimento dell’intervento. È il principio affermato dal Tribunale di Bologna con la sentenza n. 3902 del 6 maggio 2026, che affronta il tema dell’estensione dell’incarico professionale e del valore probatorio delle comunicazioni informali nelle controversie tra committente e professionista. La controversia nasce dall’azione promossa da una committente nei confronti dell’ingegnere incaricata della direzione lavori per la ristrutturazione di un appartamento. L’attrice lamentava la mancata realizzazione di un adeguato intervento di insonorizzazione e chiedeva il risarcimento del costo necessario per rifare le opere, quantificato in oltre 40 mila euro.

tra settembre e il prossimo gennaio le probabilità che si formi quella particolare situazione atmosferica chiamata El Niño arrivano al 95%. L’unica incertezza è se sarà un super El Niño (35%), un forte El Niño (35%) oppure una sua forma moderata (15-20%) o debole (5-10%). Non si esclude (40% di probabilità) anche una sua formazione precoce tra agosto e ottobre in modalità combinata forte o super. I modelli meteo puntano tutti verso un riscaldamento dell’acqua superficiale del Pacifico equatoriale orientale tra 2,4 e 3,1 gradi. Tutto ciò ha un solo significato: andiamo verso un super El Niño. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha detto che El Niño «getterà benzina sul fuoco di un mondo che si sta già riscaldando». L’Organizzazione meteorologica mondiale ha riferito che il precedente El Niño del 2023-2024 ha contribuito a portare il 2024 in cima alla lista degli anni più caldi di sempre. Il riscaldamento ciclico delle acque superficiali dell’oceano Pacifico orientale lungo la costa equatoriale del Sudamerica viene chiamato El Niño. I pescatori peruviani lo avevano così chiamato — El Niño in spagnolo significa Gesù Bambino —, perché si verificava ogni 5-8 anni intorno al periodo natalizio. Un tempo si pensava che fosse un fenomeno esclusivamente locale, ma i climatologi hanno riscontrato che El Niño in realtà influenza il clima in quasi tutto il pianeta, con conseguenze pure nell’area europea e mediterranea sebbene si trovino a oltre 10 mila chilometri di distanza dalle coste del Perù. Anche perché, è stato verificato, durante El Niño aumentano le emissioni di anidride carbonica dalle foreste equatoriali, facendo salire le temperature globali e, di conseguenza, favorendo anche il ritorno di El Niño in tempi sempre più ravvicinati. Il gatto che si morde la coda o, come dicono gli scienziati, un classico esempio di «feedback negativo». Non a caso, infatti, ogni nuovo El Niño è (quasi) sempre più forte e di maggiore durata rispetto al precedente.
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