L’industria chimica è un comparto strategico dell’economia italiana perché entra, in forme diverse, nel 95% dei manufatti industriali e sostiene numerose altre filiere produttive. Il settore attraversa però una fase critica, legata alla crisi energetica, all’aumento dei costi delle materie prime, all’incertezza geopolitica e all’evoluzione delle politiche ambientali europee, che nel 2024 si sono tradotte in un calo della produzione sia in Italia sia nel resto d’Europa. Nel biennio 2023–2024, a fronte di una crescita complessiva del Manifatturiero pari al 19,2%, la Chimica ha segnato un arretramento del 2,1%, insieme alla Raffinazione del petrolio che ha perso il 3,4%. All’interno del settore chimico, nel 2024 si osservano cali o stabilità per quasi tutti i comparti, in coerenza con la riduzione dell’attività produttiva, con l’eccezione del comparto di pitture, vernici e smalti che registra un aumento molto marcato pari al +44,4%. Il nuovo numero di DATI INAIL fa il punto sulla situazione di questo comparto per quanto riguarda gli infortuni (si veda l’articolo di ieri) e le malattie professionali.

Il settore chimico, pur con pochi casi di malattie professionali in termini assoluti rispetto ad altri comparti, presenta una notevole varietà di rischi. I lavoratori possono essere esposti a sostanze tossiche (solventi, acidi, metalli pesanti, composti organici volatili), con conseguenze che vanno dalle patologie respiratorie fino ai tumori; si sommano poi rischi biomeccanici legati all’uso di macchinari, alla movimentazione manuale dei carichi e ai movimenti ripetitivi, con impatto sulle patologie muscolo-scheletriche.

Nel 2024 sono state registrate 186 denunce di malattie professionali nel settore chimico, pari all’1,2% del totale del Manifatturiero. Nel periodo 2020–2024 la media annua è di 162 casi, con un aumento delle tecnopatie nel quinquennio pari al +59,0% per la Chimica, a fronte di un +98,3% per l’intero Manifatturiero, confronto che risente del forte calo di denunce nel 2020 dovuto agli effetti della pandemia (difficoltà di accesso alle sedi per la presentazione delle denunce).

Distribuzione per comparto produttivo

Le denunce si concentrano soprattutto nei comparti a più alta esposizione chimica. Circa il 36% delle protocollazioni riguarda la fabbricazione di prodotti chimici di base, fertilizzanti, materie plastiche e gomma sintetica. Seguono due gruppi di pari peso (21% ciascuno): la produzione di pitture, vernici e smalti da un lato, e la fabbricazione di saponi, detergenti, profumi e cosmetici dall’altro.

Le diverse tipologie di tecnopatie si distribuiscono in modo caratteristico: oltre il 78% dei tumori riguarda gli addetti a prodotti chimici di base, materie plastiche e gomma sintetica, mentre più del 17% è associato alla fabbricazione di pitture. Due terzi delle malattie respiratorie interessano la produzione di chimica di base, plastiche e gomma sintetica; un quarto è legato al comparto dei saponi, detergenti, prodotti per la pulizia, profumi e cosmetici. Il 73% delle malattie dell’orecchio si concentra tra la fabbricazione di prodotti chimici di base, materie plastiche, gomma sintetica e altri prodotti chimici.

Andamento territoriale delle tecnopatie

La localizzazione geografica delle imprese chimiche influenza la distribuzione dei casi denunciati. La maggior parte degli stabilimenti è al Nord, con una forte concentrazione in Lombardia, che rappresenta il baricentro del settore. Complessivamente il Nord segnala il 55,9% delle tecnopatie (104 casi): nel Nord-Ovest si contano 55 casi, di cui circa l’84% in Lombardia, e circa un terzo delle segnalazioni riguarda detergenti e cosmetici; il resto si divide, in parti pressoché uguali (circa il 22% ciascuno), tra chimica di base/plastiche/gomma sintetica e pitture/vernici.

Il Centro Italia raccoglie poco più del 32% delle malattie professionali denunciate nel comparto, con oltre un terzo dei casi in Toscana e circa un quarto nelle Marche. Il Mezzogiorno presenta una quota più contenuta, pari a circa il 12% delle casistiche; all’interno di quest’area, circa il 23% dei casi proviene dalla Puglia e poco più di un sesto dall’Abruzzo.

Profilo sociodemografico dei lavoratori colpiti

Il profilo tipico del lavoratore che denuncia una malattia professionale nel chimico è maschile, dipendente a tempo indeterminato e in età matura. L’82,3% delle malattie riguarda uomini; in quasi tutti i comparti la quota maschile supera il 91%, ad eccezione di detergenti e cosmetici, dove la percentuale di uomini scende al 51,3%, segnalando una presenza femminile molto più rilevante. Il 99% dei denuncianti è costituito da lavoratori dipendenti con contratto a tempo pieno e indeterminato.

L’età è un fattore rilevante: oltre il 58% dei casi riguarda lavoratori tra i 50 e i 64 anni, fascia in cui sono predominanti i maschi. Tra i 35 e i 64 anni, gli uomini rappresentano il 79% delle denunce; sotto i 34 anni, due lavoratori su tre che denunciano sono donne; oltre i 64 anni la prevalenza maschile è schiacciante (98% dei casi), segno di carriere lavorative lunghe in ambienti esposti.

Nazionalità e provenienza dei lavoratori

La grande maggioranza dei denuncianti, l’88,2%, è nata in Italia. Tra i pochi lavoratori stranieri, cinque su sei provengono da Paesi extracomunitari, con una prevalenza di comunità pakistane, senegalesi, albanesi e marocchine. I casi di lavoratori comunitari sono pochi e riconducibili in particolare a persone di nazionalità romena, confermando un quadro in cui l’esposizione a lungo termine nel chimico coinvolge soprattutto manodopera autoctona, affiancata da una presenza selettiva di lavoratori migranti.

Mansioni più esposte

Le mansioni maggiormente colpite riflettono sia l’esposizione chimica sia i carichi biomeccanici e posturali. Le categorie più coinvolte sono:

  • operatori di macchinari chimici (20% dei casi);

  • operai addetti alle confezionatrici (13,4%);

  • operatori di chimica di base/fine (7%);

  • conduttori di carrelli elevatori (5,4%).

Queste figure, tipicamente impegnate in attività ripetitive, movimentazione di carichi e operazioni in prossimità di sostanze pericolose o fonti di rumore, sono esposte contemporaneamente a più fattori di rischio (chimici, fisici e ergonomici).

 

Tipologie di malattie professionali e loro andamento

Nel 2024 il 58,1% delle malattie notificate nel settore chimico riguarda il sistema osteomuscolare e il tessuto connettivo, con una lieve diminuzione dello 0,9% rispetto al 2023. Queste patologie sono principalmente attribuibili a posture incongrue e movimenti ripetitivi, in particolare fra gli operatori di macchinari chimici e gli addetti alle confezionatrici, che svolgono mansioni monotone, ritmate e spesso fisicamente gravose.

I tumori professionali rappresentano il 14% dei casi e sono in forte crescita, con un incremento del 73,3% rispetto all’anno precedente. Sono ricondotti soprattutto a esposizioni prolungate a sostanze chimiche, metalli e polveri, con manifestazioni prevalenti di mesotelioma e di neoplasie dei bronchi o dei polmoni, coerenti con scenari espositivi storici o di lunga durata in alcuni comparti della chimica di base e dei materiali.

Le patologie del sistema nervoso costituiscono il 10,8% delle denunce, di cui il 90% è rappresentato dalla sindrome del tunnel carpale; queste malattie hanno raddoppiato la propria incidenza rispetto all’anno precedente, a conferma del peso crescente dei disturbi legati a movimenti ripetitivi e microtraumi. Al contrario, le malattie del sistema respiratorio e quelle dell’orecchio coprono rispettivamente l’8,6% e il 7% del totale e risultano in calo di circa il 40%, suggerendo una migliore prevenzione in alcuni ambiti (es. dispositivi di protezione, aspirazioni localizzate, controllo del rumore), pur restando significative.

Le malattie osteomuscolari e quelle del sistema nervoso interessano tutti i comparti della chimica, con una quota media di circa il 25% ciascuna per comparto. Ciò indica che i rischi ergonomici non sono circoscritti a segmenti specifici ma rappresentano una criticità trasversale a tutto il settore.

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