Il nuovo numero del periodico Dati Inail analizza caratteristiche e rischi di una filiera produttiva strategica per l’economia italiana, che comprende circa 4.100 imprese e più di 114mila addetti

Con oltre 114mila addetti e circa 4.100 aziende attive nel 2023, il settore dell’industria chimica è caratterizzato da una dimensione media d’impresa quasi tre volte superiore a quella del comparto manifatturiero nel suo complesso. Dall’Istat è disponibile anche il dato relativo agli anni 2024 e 2025:  l’anno scorso l’industria chimica contava 119,4 migliaia di occupati e 111,7 migliaia di Ula, pari rispettivamente al 3,0% e al 3,2% dei corrispondenti aggregati del settore manifatturiero. Entrambe le misure di input di lavoro hanno mostrato un incremento di circa il 4,5% rispetto al 2019, contro il punto percentuale circa di crescita registrato nell’industria manifatturiera. Nel periodo 2019-2025, l’indice del valore del fatturato è cresciuto del 16%, mentre l’indice di produzione industriale ha mostrato un decremento del 15%.
Per l’intero comparto manifatturiero, l’analoga variazione di questi due indici è stata rispettivamente del +22,1% e del -6,5%. Il settore chimico, dunque, subisce i contraccolpi del ciclo economico in modo più accentuato e mostra più variabilità nei risultati rispetto all’insieme delle altre industrie, pur conservando un andamento positivo dell’occupazione e aumentando la dimensione media delle proprie aziende nel tentativo di aumentare la produttività e i margini. La recente analisi Inail traccia il bilancio aggiornato degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali in questa filiera produttiva strategica per l’economia italiana.

La Fabbricazione di prodotti chimici rappresenta un settore fondamentale dell’industria manifatturiera italiana. Le attività che vi rientrano prevedono l’utilizzo di processi chimici finalizzati alla trasformazione di materiali organici e inorganici grezzi in prodotti specifici, destinati sia a costituire elementi di base per i processi produttivi di altre industrie, sia a un utilizzo diretto nel mercato finale.
In termini di rischio il settore presenta indici di frequenza infortunistica e di gravità molto contenuti rispetto al complesso del comparto manifatturiero.

Negli ultimi anni del quinquennio 2020-2024 le denunce di infortunio sono tornate a superare i 2mila casi l’anno, avvicinandosi ai livelli precedenti la pandemia, e hanno continuato a presentare una quota dei casi occorsi in itinere abbastanza consistente, in media pari al 23%
contro il 16% del complesso dell’Industria manifatturiera.
Le denunce riguardanti eventi occorsi durante lo svolgimento dell’attività lavorativa sono state riconosciute come infortuni sul lavoro nell’80% dei casi, mentre la percentuale scende al 67% per gli eventi denunciati in itinere.

Più di un terzo degli infortuni accertati positivi e occorsi in itinere hanno interessato le donne e il coinvolgimento di un mezzo di trasporto è risultato un fattore determinante sia per i maschi che per le femmine, ma in maniera più significativa per i lavoratori rispetto alle lavoratrici
(mediamente 92% contro 84%).

Relativamente agli infortuni i in occasione di lavoro mediamente l’83% riguarda maschi e l’età media all’infortunio si attesta intorno ai 42 anni.
L’82% dei casi avviene nel Nord dell’Italia (51% Nord-Ovest e 31% nel Nord-Est), dove si concentrano le aziende e i lavoratori e dove è rilevante il contributo di regioni come la Lombardia e l’Emilia-Romagna, che da sole ospitano più della metà degli esposti al rischio (41% e 13%).

Oltre la metà degli eventi (62%) si registrano nei gruppi di attività fabbricazione di prodotti chimici di base, di fertilizzanti e composti azotati, di materie plastiche e gomma sintetica in forme primarie (31,6%) e fabbricazione di saponi e detergenti, di prodotti per la pulizia e la lucidatura, di profumi e cosmetici (30,2%), ma mentre gli infortuni al femminile (17% del totale) si concentrano in quest’ultimo (67,5%), quelli maschili pur prevalendo nel secondo (36%) si distribuiscono anche in un più ampio ventaglio di attività che includono la fabbricazione di altri prodotti chimici, di pitture, vernici e adesivi sintetici.

Tra le infortunate prevalgono le operaie addette alle macchine confezionatrici di prodotti industriali (38%), mentre tra gli uomini risultano più colpiti gli operatori di macchinari e impianti per la raffinazione del gas, la chimica di base e fine e la fabbricazione di prodotti derivati dalla chimica (27%), seguiti dai conduttori di macchinari per articoli in gomma e materie plastiche (13%).

Le nature della lesione più frequenti risultano la contusione (28%), la ferita (21%) e la lussazione (19%), con un’incidenza nelle femmine che assume valori più marcati in caso di contusione (38% contro 26% nei maschi) e più contenuti in caso di ferita (17% contro 22%).

Riguardo alla dinamica degli eventi lesivi, emerge che l’infortunio è stato causato, pressocché in egual misura, da un movimento del corpo compiuto con o senza sforzo fisico (rispettivamente 23,5% e 25,1%) o dalla perdita di controllo dell’oggetto movimentato, dell’utensile a mano o dall’attrezzatura di movimentazione utilizzati (22,3%), tuttavia nelle lavoratrici assume carattere rilevante anche lo scivolamento che porta alla caduta di persona (22,6% contro il 11,5% nei maschi).

I postumi degli infortuni sono risultati quasi sempre temporanei (92%) e hanno comportato un’assenza media dal lavoro di 27 giorni, mentre i casi più gravi per i quali è stata riconosciuta una menomazione permanente superiore al 5%, presentano un grado medio di inabilità pari a 11 punti percentuali.

I casi mortali avvenuti nel quinquennio durante lo svolgimento delle attività lavorative e riconosciuti positivamente (16) hanno riguardato esclusivamente il genere maschile e si concentrano nella Fabbricazione di esplosivi (75%). La maggior parte di essi (13) è stata causata da
un’esplosione che, in alcuni casi, ha provocato purtroppo la morte di più di un lavoratore presente al momento dell’incidente configurandosi come un evento mortale collettivo e rappresentando, anche per questo, un rischio molto pericoloso.

© Riproduzione riservata