Quanto pesa davvero il rischio di non autosufficienza sulle famiglie italiane? L’ultimo report dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali quantifica la spesa privata per assistenza e LTC, analizzandone le cause strutturali e mettendo a fuoco le possibili soluzioni 

di Francesco Sottile

Il rischio di longevità è sempre più centrale all’interno del dibattito in materia di welfare. Il tema non è più solamente un problema demografico, ma un fattore di pressione sistemica su:

  • finanza pubblica
  • organizzazione dei servizi sociali
  • mercato del lavoro.

Secondo il Settimo Rapporto sulla Long Term Care redatto dal Cergas della Università Bocconi elaborando dati propri e Istat, nel 2023 sarebbero 4.027.488 i non autosufficienti over 65 in Italia. L’analisi evidenzia inoltre come il 28,4% della popolazione anziana italiana non riesce a svolgere autonomamente le attività fondamentali della vita quotidiana come camminare, salire o scendere le scale, mangiare, vestirsi, lavarsi, cucinare, prendere le medicine.

Secondo l’Istat, inoltre, la situazione è destinata ad aggravarsi: nel 2030 gli anziani non autosufficienti aumenteranno a 4,4 milioni per raggiungere nel 2050 i 5,4 milioni.

In questo contesto si inserisce anche l’ultimo rapporto Assindacolf, che evidenzia come nel 2050 il numero di badanti regolarmente assunte in Italia si aggirerà attorno alle 437.000 unità su una platea complessiva di lavoratori domestici regolari stimata in circa 817.000; il rapporto stima, inoltre, circa 1,8 milioni di persone che lavorano in modo informale come assistenti familiari, con un tasso di irregolarità intorno al 54%.

Questi alcuni dei numeri emersi all’interno del Report “Il sistema del welfare complementare in Italia – Pensioni, sanità, LTC e assistenza alla persona: è sufficiente per un Paese che invecchia?” pubblicato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Il report prosegue evidenziando come la spesa privata per prestazioni di assistenza (intesa come spesa sostenuta dalle famiglie per residenzialità e per prestazioni di assistenza domiciliari) sia stimata a 37,09 miliardi di euro; in particolare:

  • 9,45 miliardi di euro di spesa concernente i circa 350.000 ospiti presso le RSA
  • 27,64 miliardi di euro di spesa concernente i badanti regolari e irregolari.

Se si considerassero gli importi relativi alle provvidenze pubbliche, quali indennità di accompagnamento, pensione di invalidità e sostegno regionale RSA, la spesa effettiva per le famiglie risulterebbe pari a 24,681 miliardi di euro, in crescita rispetto ai circa 21 miliardi osservati nel corso dell’ultima rilevazione.

A tale voce va in ogni caso aggiunta la raccolta premi per:

  • LTC e Dread Desease (ramo IV), pari a 323 milioni di euro
  • la componente di LTC ramo II danni pari a circa 25 milioni di euro.

Si giunge così a un totale di spesa netta privata per assistenza e LTC di 25,030 miliardi di euro.

Il report evidenzia infine come tali dati siano in ogni caso da considerarsi una sottostima del fenomeno complessivo in quanto non tengono in considerazione alcun voci di spesa:  costi per fare fronte alle esigenze di vita di coloro che sono in tutto o in parte non autosufficienti, quali ad esempio montascale, ascensori domestici, lettini speciali, device per ipoudenti e altre minorazioni, misuratori di pressione, strumenti di domotica e altri costi necessari per i pazienti, comprese le attrezzature abitative per le eventuali badanti; sono inoltre escluse le spese farmaceutiche e tutto il necessario per il vivere quotidiano degli anziani.

Il report evidenzia quindi – ancora una volta – una delle criticità più importanti in cui versa il nostro Paese, il 2° più longevo dopo il Giappone: il rischio LTC rimane in larga parte auto-assicurato out of pocket dalle famiglie. Ciò è conseguenza del basso utilizzo di strumenti assicurativi e/o mutualistici, dovuto principalmente a:

  • antiselezione del rischio
  • difficoltà di pricing
  • premi elevati in conseguenza di bassi tassi di penetrazione.

Le conseguenze di ciò sono ormai note: la mancata mutualizzazione del rischio determina sempre di più una forte eterogeneità fra le famiglie italiane penalizzando i nuclei con basso reddito e favorendo chi dispone di più risorse, con conseguente aumento del rischio di catastrofe finanziaria individuale. Il rischio inoltre tende a crescere esponenzialmente in considerazione del basso livello di prevenzione ad oggi svolto.

La risposta strutturale a queste criticità è oggi ricorrente nel dibattito: la creazione di un pilastro LTC obbligatorio o semi-obbligatorio, sulla scia di quanto fatto da altri Paesi come Germania, Giappone e in Nord Europa. La creazione di una copertura universale di base con contribuzione obbligatoria da pate dei cittadini consentirebbe infatti una maggiore sostenibilità sociale, con una forte riduzione della spesa privata: verrebbe inoltre eliminato il problema legato all’antiselezione del rischio in favore di coperture più standardizzate e a costi più sostenibili.

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