Questa è la nuda verità: le cure e l’assistenza sanitaria possono bruciare i risparmi di una famiglia media. E oggi, in Italia, nessuna famiglia può realisticamente “contare solo su sé stessa”.
di Ugo Ottavian
UNO SCENARIO REALE
Giovanni è un consulente di 67 anni, appartenente alla classe media. Con la moglie Rita, di 64 anni, vive nella casa di proprietà e hanno da parte € 55.000 di risparmi. Hanno due figli già adulti, entrambi indipendenti e con il loro lavoro.
L’azienda dove Giovanni fa il consulente ha da qualche tempo ridotto le collaborazioni, così lui ha deciso di andare in pensione. Gli mancano alcuni “paracadute”, tuttavia la famiglia avrà due entrate pensionistiche mensili: € 1.650 di Giovanni e € 1.200 di Rita.
IL TUONO
Non sono neanche passati sei mesi, quando Giovanni cade in casa, procurandosi una frattura del femore con complicazioni. Nonostante l’intervento dei sanitari, dopo 4 mesi la diagnosi è di non autosufficienza con 2 ADL (Activities of daily living, i termini utilizzati per definire le attività giornaliere per la cura personale) perse (mobilità e igiene).
La moglie si affanna a cercare una soluzione, tuttavia la situazione che si presenta è la seguente:
- l’ospedale non può prolungare il ricovero
- le liste d’attesa per una struttura pubblica sono piene; ci saranno almeno 4-6 mesi di attesa
SOLUZIONE IMMEDIATA
L’unica soluzione che possa essere applicata fin da subito è l’accesso a una RSA privata che prevede una quota alberghiera a carico della famiglia di € 3.200/mese con un acconto di € 3.000.
L’impatto economico è immediato:
- pensioni totali: 2.850 €
- retta RSA: 3.200 €
- differenza mensile: –350 €
- più spese extra (trasporti, farmaci, pannoloni): –250 €
Totale: –600 €/mese a cui si aggiungono le spese per il vivere ordinario.
In 4 anni la moglie calcola che i risparmi siano finiti, ma non la non autosufficienza di Giovanni. Così si trova costretta a chiedere aiuto ai figli che dovranno integrare € 300-400 al mese, provocando tensioni familiari che arrivano fino alla valutazione di vendere la casa di proprietà.
COSA SI SAREBBE POTUTO FARE PER EVITARE IL PROBLEMA
La soluzione tecnica corretta è una LTC pura con:
- rendita vitalizia: € 1.800/mese
- attivazione: perdita di 2 ADL
- premio: € 1.300-1.700 (stipulata a 55-60 anni)
Cosa sarebbe successo con la LTC:
- retta RSA: €3.200
- rendita LTC: € 1.800
- pensioni: € 2.850
Famiglia in attivo: € +1.450/mese.
Nessun figlio coinvolto, nessuna vendita casa, nessun risparmio intaccato.
IL PIANO OPERATIVO DELLA FAMIGLIA
Sapendo che:
- una persona su tre diventa non autosufficiente dopo i 75 anni
- le rette delle RSA si situano tra i € 2.500-4.500/mese,
- in alternativa, una badante convivente ha costi che si aggirano tra i € 1.400 e i € 2.000/mese
si sarebbe per tempo, dovuto provvedere alla valutazione del rischio.
L’obiettivo? Proteggere il patrimonio, il reddito dei figli e la casa di famiglia.
GLI STRUMENTI
- Una polizza Long Term Care pura da € 1.500-2.000/mese
- con un fondo emergenza di almeno € 15-20.000
- una previsione di assistenza domiciliare (opzionale) sottoscritta dal capofamiglia (percettore del maggior reddito) tra 50 e 65 anni, con durata a vita intera e con attivazione all’accadimento di 2 ADL
potrebbe rivelarsi un ottimo “paracadute” proprio quando dovesse essere necessario salvare il patrimonio messo a rischio da un’avversità grave.
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