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Jefferies promuove le banche italiane dopo i conti trimestrali. «La stagione dei risultati ci ha sorpresi positivamente e ci ha portato a rivedere al rialzo le nostre stime per due motivi: primo, risultati migliori del previsto a livello di commissioni, costi e costo del rischio; secondo, il rialzo dei tassi», spiega Jefferies. «Il mercato prevede tre aumenti del costo del denaro nel 2026 da parte della Bce che impatteranno positivamente sul margine di interesse delle banche italiane».

In un quadro macroeconomico e geopolitico difficile il mercato immobiliare italiano continua a offrire importanti opportunità di investimento grazie a un’offerta che spesso, in diversi comparti, non riesce a soddisfare una domanda in espansione. Spiccano in tal senso Milano e Roma, in virtù di un trend demografico positivo sostenuto anche dalla crescita degli High net worth individual (Hnwi, chi detiene asset liquidi per almeno un milione di dollari pari a 860 mln euro), soprattutto nei centri storici e nei quartieri di lusso, e dal rientro di 130 mila professionisti che ha interessato, in particolare, il capoluogo lombardo negli ultimi anni.

«La vera sfida non è produrre più dati, ma trasformarli in valore industriale: i dati sono il nuovo petrolio e l’intelligenza artificiale è la raffineria che consente alle imprese di migliorare processi, ottimizzare performance e prendere decisioni più efficaci – ha aggiunto Biffi –. Per questo è fondamentale rendere l’IA accessibile anche alle pmi e portarla lungo tutta la filiera produttiva». Assolombarda ha stimato che un aumento della produttività del 5% delle micro, piccole e medie imprese industriali a livello nazionale possa generare un incremento di quasi 9 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a una maggiore crescita di Pil di 0,4 punti percentuali per l’intera economia italiana. Purtroppo, a oggi il numero di pmi che adottano sistemi di intelligenza artificiale è ancora limitato: solo l’8% rispetto al 71% delle grandi aziende.
Quasi un italiano su due, il 48% per la precisione, possiede un’auto connessa, il parco circolante conta 18,8 milioni di auto smart, una quota del 40% sul totale e gli Adas, i sistemi di supporto alla guida, hanno conquistato tutti perché il 91% usa regolarmente le funzioni smart di bordo. Il mercato dei veicoli connessi in Italia nel 2025 ha così raggiunto i 3,7 miliardi di euro di valore con un +14% sull’anno precedente. È quanto rivela l’edizione 2025-2026 dell’Osservatorio Connected vehicle & mobility del Politecnico di Milano che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare.
Gli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio hr innovation del Politecnico di Milano ci dicono che l’AI è sempre più diffusa tra i lavoratori. Stando al campione di 222 manager hr e 1.500 lavoratori, analizzato con Ipsos Doxa, la utilizza quasi la metà (il 44%) del totale, ben 12 punti in più rispetto a un anno fa. Però l’uso che ne fanno è come strumento operativo standard o come assistente per compiti ripetitivi, non come strumento strategico per svolgere nuove attività. Tant’è che non cambia il risparmio di tempo nel loro svolgimento che è praticamente lo stesso di un anno fa. In media, i lavoratori liberano 30 minuti al giorno, che poche organizzazioni, il 9%, gestiscono in modo strutturato e coordinato. Così facendo però il ritorno sugli investimenti diventa molto limitato.