Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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In caso di perdita del lavoro il 31% dei lavoratori in Italia pensa di riuscire a mantenere se stesso e la propria famiglia soltanto per tre mesi. Un dato preoccupante se si considera che per il 24% degli italiani la ricerca di un nuovo lavoro potrebbe richiedere più di un anno. L’insicurezza occupazionale incide anche sui progetti e sulle decisioni economiche di lungo periodo, specie su prestiti o finanziamenti, come rileva una nuova ricerca («Proteggere il presente e progettare il futuro. Percezioni dei lavoratori tra credito, occupabilità e strumenti assicurativi») promossa dalla divisione assicurazioni di Intoo (società del gruppo Gi Group Holding specializzata in servizi di sviluppo di carriera e consulenza sulle risorse umane). Lo studio rileva che il 78% degli intervistati, soprattutto donne e giovani under 35, teme di aprire un mutuo o finanziamento, mentre il 46% lo ha già rinviato o ha rinunciato.
Gli utili aggregati delle sei maggiori banche italiane sono aumentati anche nel primo trimestre dell’anno. I profitti complessivi sono arrivati a 7,8 miliardi con un incremento del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Si è confermata anche nel primo trimestre la tendenza vista negli ultimi mesi: le commissioni sono salite (+2,7%), mentre il margine di interesse è calato (-1,2%) come conseguenza della discesa dei tassi Bce (che a giugno potrebbero essere di nuovo alzati dalla banca centrale). È quanto emerge dall’analisi dei bilanci di Value Partners curata da Gabor David Friedenthal e Pietro Galiberti.
Intesa Sanpaolo Assicurazioni colloca un’emissione di strumenti subordinati di tipo T2 da 500 milioni raccogliendo ordini per 3,4 miliardi.

Il 2025 segna un punto di svolta per il mercato immobiliare italiano, che accelera con una crescita delle compravendite del 6,6% su base annua. Secondo i dati statistici notarili, il principale motore di questa espansione è il comparto dei mutui, che inverte la tendenza negativa del biennio precedente. Il numero di finanziamenti erogati è balzato a 404.530 (+18,8%), con un incremento del capitale erogato del 30,4% (circa 75,6 mld), segnalando il progressivo adattamento delle famiglie ai nuovi tassi e una maggiore disponibilità degli istituti di credito.

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Il ceo Luigi Lovaglio guarda avanti, con Mps che «entra nella fase successive con una governance consolidata». Tornato al timone dopo l’assemblea di aprile, il ceo ha presentato i conti del primo trimestre che integrano Piazzetta Cuccia, chiusi con un utile di 521 milioni, contro le stime di 429, e ha confermato la distribuzione del 100% dell’utile sul bilancio di quest’anno mentre si appresta a staccare cedole per oltre 2,6 miliardi. Su Generali, Lovaglio ha detto che resta sempre «bella da avere con noi». Contribuisce all’utile per 130 milioni e può «fornire opportunità». Nel 2027 scade l’accordo con Axa e sarebbe «bello pensare a una forma di collaborazione operativa con loro», ha detto il ceo per la prima volta.
Con Edenred Italia ha realizzato il primo Rapporto dell’Osservatorio Corporate Welfare Lab che evidenzia come il welfare aziendale stia vivendo un rilancio come strumento delle imprese a favore dei lavoratori, «e non è social washing». Si va dai buoni pasto, ancora il più diffuso, alla formazione (corsi e master), passando per la flessibilità tra lavoro e vita privata con lo smart working, fino a piattaforme digitali con pacchetti che includono piani sanitari, servizi per le famiglie (asili, baby sitter, badanti), intrattenimento, viaggi. Ma in Italia il welfare aziendale è scelto ancora solo dal 56% delle aziende: multinazionali (78%) o italiane con sedi all’estero (69%). E solo il 32% delle Pmi offre piani strutturati.

È diventata la preoccupazione numero uno degli italiani anche più del lavoro e delle tensioni internazionali. Con una popolazione che invecchia e vede gradualmente svuotarsi le culle nel nostro Paese la salute sta diventando sempre di più il bene primario più ambito durante tutta la vita, un traguardo non scontato perché se l’Italia ha appena confermato di avere l’aspettativa di vita più lunga in Europa (84,1 anni) questo primato non si traduce automaticamente in anni in buona salute, soprattutto negli ultimi.
I prestiti bancari alle imprese continuano a correre nonostante la forte incertezza e i venti di crisi legati alla guerra in Iran. I dati rappresentati dalla Banca d’Italia nella raccolta Banche e moneta (pubblicata ieri) e relativi al mese di marzo evidenziano che la ripresa del credito alle imprese non si è arrestata nel mese successivo allo scoppio della guerra in Medioriente, ma anzi ha messo l’acceleratore segnando un incremento del 2,8 per cento. Si tratta di un punto percentuale in più rispetto al +1,8% del mese di febbraio. Anche i prestiti alle famiglie hanno continuato a crescere, ma la spinta è stata inferiore: +2,7% contro il +2,6% di febbraio, anche perché la ripresa della richiesta dei mutui è ripartita molto prima, in concomitanza con la discesa dei tassi di interesse.