Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
![]()
A partire dal 2 giugno le imprese devono aggiornare i modelli organizzativi di gestione, soprattutto in settori come rifiuti, energia, chimica e logistica: si allarga, infatti, il catalogo dei reati ambientali che costituiscono il presupposto per la responsabilità amministrativa degli enti in base al decreto legislativo del 8/6/2001, n. 231. Entra in vigore il decreto legislativo 21/04/2026, n. 81, che dà attuazione alla direttiva Ue 2024/1203 del Parlamento e del Consiglio dell’11/4/2024 sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce le direttive 2008/99/Ce e 2009/123/Ce. Arrivano nuovi reati, come il commercio di prodotti inquinanti e la produzione sostanze che riducono lo strato di ozono e di gas a effetto serra, oltre che aggravanti comuni per il profitto rilevante entità e documenti falsi. Inasprite le pene in caso di morte e lesioni. Scattano nuove sanzioni “231”, che arrivano a 1.200 quote, e l’aumento automatico di un terzo per le ipotesi aggravate. Inquinamento aggravato. L’habitat diventa uno dei beni giuridici tutelati dall’articolo 452-bis c.p., che persegue l’inquinamento ambientale. Integrata la rubrica dell’articolo 452-ter c.p.: ora comprende il reato di commercio di prodotti inquinanti tra i reati presupposto per l’inasprimento delle pene per morte o lesioni: i massimi edittali salgono da 9 a 11 anni per la lesione gravissima e da 10 a 12 anni per il decesso. Con le modifiche all’articolo 25-undecies del decreto legislativo 231/01 scatta la responsabilità amministrativa dell’ente se una persona fisica, dirigente apicale o sottoposto, commette il reato di commercio di prodotti inquinanti, quando l’illecito è commesso nell’interesse o a vantaggio dell’impresa, che rischia una sanzione pecuniaria.
Per le Pmi italiane l’innovazione digitale resta un’opera incompiuta, nonostante le attività di ricerca abbiano conquistato posizioni di vertice. Infatti, il sistema Italia si colloca al sesto posto al mondo per capacità di trasformare ricerca e innovazione in risultati economici concreti, davanti a Germania, Francia e Cina, e si distingue anche per la qualità delle pubblicazioni scientifiche, la competitività dei servizi di ricerca e sviluppo e la disponibilità di infrastrutture tecnologiche avanzate. Sul fronte della capacità computazionale, l’Italia occupa il settimo posto mondiale grazie alla presenza di supercomputer ad alte prestazioni, considerati asset strategici per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Ma molte Pmi, che restano il principale motore produttivo del Paese, continuano a percepire il digitale come un costo operativo più che come un investimento strategico. Oltre una Pmi su due ha aumentato, lo scorso anno, la spesa per la trasformazione digitale rispetto al 2024, ma di queste soltanto il 24% ha investito in modo esteso su tutte le funzioni aziendali. Inoltre, il 76% delle Pmi non ha investito né prevede investimenti nell’Intelligenza Artificiale e solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’IA per i propri dipendenti. Il nodo principale si conferma proprio il capitale umano, con l’Italia che occupa soltanto la 33° posizione mondiale nella macro-area dedicata alle competenze e alla formazione. A delineare tali scenari in chiaroscuro sono gli esiti delle analisi condotte dall’osservatorio Innovazione digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano e da Teha group, controllata da The European House-Ambrosetti, che ha elaborato il Global Innosystem Index.
L’assicurato che attiva la perizia contrattuale prevista dalla polizza blocca il decorso della prescrizione per tutta la durata delle operazioni compiute dall’esperto e dunque non rischia nel frattempo di perdere il diritto all’indennizzo; che nell’assicurazione contro i danni, ad esempio, si estingue in due anni. A patto, però, che si tratti di una perizia contrattuale pura, cioè una figura negoziale atipica che non prevede la rinuncia delle parti a esercitare i propri diritti davanti al giudice ordinario, ciò invece che integra un arbitrato irrituale e segue quindi altre regole. Nella fattispecie pura, dunque, l’atto di chiamata apre una serie di operazioni peritali che costituiscono una condotta di prolungato adempimento dell’obbligazione contrattuale: tutto ciò risulta incompatibile con la valutazione normativa sull’inerzia del titolare del diritto, l’unica che giustifica il decorso della prescrizione; si determina invece giorno dopo giorno un effetto interruttivo del termine per tutto l’arco delle operazioni. Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza n. 11959 del 30/4/2026, che chiarisce una questione controversa nella giurisprudenza di legittimità
Le auto che circolano in Italia continuano progressivamente a invecchiare, confermando una tendenza che negli ultimi anni ha interessato gran parte del parco circolante nazionale. Sempre più automobilisti scelgono infatti di mantenere il proprio veicolo più a lungo, rinviando la sostituzione dell’auto e prolungandone il ciclo di utilizzo. Si tratta di un fenomeno che si inserisce in un contesto caratterizzato dall’aumento generale dei costi legati alla mobilità privata e da una maggiore attenzione alle spese necessarie per mantenere un’automobile. L’età media delle auto è in crescita. Secondo uno studio realizzato da Facile.it su un campione di oltre 12 milioni di preventivi RC auto raccolti nell’ultimo anno, continua a crescere l’età media delle auto in circolazione in Italia, arrivata a 12 anni e mezzo. Le conseguenze negative connesse all’invecchiamento delle auto in circolazione sono diverse: per esempio all’aumentare dell’età i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria e i consumi di carburante crescono, e anche il prezzo dell’assicurazione può essere influenzato dall’anzianità del veicolo. Per esempio, se il premio RC auto medio per un’automobile di 10 anni è pari a 461 euro, il valore sale a 559 euro se il veicolo ha 12 anni e arriva a 575 euro se ne ha 14; in soli 4 anni, quindi, il premio sale del 25%
Il momento in cui si confrontano le offerte Rc auto può incidere in modo significativo sul premio finale. Secondo una ricerca di Segugio.it (portale di comparazione online di prodotti assicurativi, utility e prodotti di credito), le compagnie assicurative non valutano più soltanto la classe di merito, lo storico dei sinistri o le caratteristiche del veicolo, ma anche il comportamento d’acquisto. Analizzando i prezzi dei preventivi Rc auto relativi ad auto già assicurate nel sistema bonus malus, elaborando i dati raccolti nei primi quattro mesi del 2026 in funzione dei giorni mancanti alla decorrenza della polizza, emerge che gli utenti che confrontano le offerte con 23-30 giorni di anticipo rispetto alla decorrenza ottengono un premio medio di 370,23 euro, contro i 489,78 euro di chi attende la scadenza (un differenziale del 24,4%)
Avvocati: il libero professionista è tenuto a risarcire al cliente la perdita di chance se la domanda viene rigettata perché proposta male. È quanto emerge nell’ordinanza n. 13671 dell’11 maggio scorso, pronunciata dalla III sezione civile della Corte di cassazione, chiamata ad intervenire sul ricorso di un legale. Nei fatti era accaduto che in primo grado il tribunale aveva accolto la domanda proposta da un cliente e volta ad ottenere la risoluzione del contratto di mandato professionale «per grave inadempimento», con contestuale richiesta della restituzione dell’acconto percepito ed il risarcimento del danno patito; in secondo, poi, la corte d’appello aveva respinto le accuse del professionista, il quale ultimo aveva deciso quindi di presentare ricorso in cassazione.

«Stiamo creando un fondo pensione aperto perché riteniamo che le persone debbano sceglierne uno il prima possibile», complice anche la tassazione favorevole. Lo ha svelato Alessandro Santoliquido, global head of insurance di Unicredit, in occasione dell’evento A&F Live del 25 maggio, organizzato da Affari&Finanza e incentrato su pensioni e previdenza. A quanto si apprende, il fondo pensione al quale Santoliquido e il suo team stanno lavorando dovrebbe partire nel 2027, una volta che saranno giunte tutte le autorizzazioni necessarie compresa quella della Covip, e dovrebbe essere indirizzato ai dipendenti delle aziende clienti della banca. Si tratterà di un prodotto multicomparto, che offre cioè diverse linee di investimento.
L’evoluzione geopolitica, la divergenza dei mercati e l’asimmetria tecnologica hanno infatti trasformato la cosiddetta “disruption” in una caratteristica permanente dell’economia mondiale, in particolare della manifattura e delle filiere. E in questo contesto sempre più sfidante l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale giocheranno un ruolo chiave. L’ultima edizione del Global Value Chains Outlook, lo studio del World
Economic Forum dedicato alle catene industriali del valore, richiama non a caso un paradigma chiave della recente avanzata dell’AI nell’economia
globale: l’orchestrazione. Nel caso della manifattura orchestrare significa innanzitutto orientarsi in una competizione geopolitica che sta indirizzando in modo predominante le strategie degli Stati nazionali verso la sicurezza e la sovranità economica, mentre gli interventi di politica commerciale e industriale sono passati da eccezione a norma. Al tempo stesso, il nazionalismo energetico e delle risorse sta ridisegnando l’accesso ai minerali critici e agli input della produzione manifatturiera. Il contesto politico stesso si trasforma così in una variabile operativa dinamica, contesa e determinante per stabilire dove e come le aziende debbano costruire, approvvigionarsi e investire.

L’aumento dei conflitti armati (59 guerre, record dal 1945) sta aggravando la crisi climatica globale. Le attività militari producono circa il 5,5% delle emissioni di gas serra, rendendo il settore bellico tra i maggiori “inquinatori” al mondo. La guerra in Ucraina ha generato oltre 311 milioni di tonnellate di CO2, soprattutto per uso di combustibili fossili, incendi e distruzione di infrastrutture, con gravi conseguenze anche su suolo e agricoltura (inquinamento da metalli pesanti e diffusione di mine). Anche altri conflitti, come a Gaza e nel Golfo Persico, causano forti emissioni, devastazione ambientale, contaminazione di aria, acqua e suolo, e danni agli ecosistemi. Gli attacchi a infrastrutture energetiche e sversamenti di petrolio aggravano ulteriormente l’inquinamento, con effetti sanitari e ambientali duraturi. Infine, mentre l’ambiente subisce danni spesso irreversibili, industrie come quelle belliche e dei combustibili fossili registrano profitti elevati grazie ai conflitti.
![]()
Bonifici istantanei, wallet, «agenti Ai ed euro digitale stanno ridisegnando il mercato dei pagamenti molto più rapidamente di quanto abbiano fatto le carte di credito negli ultimi vent’anni. Dietro questa trasformazione si muove una competizione che coinvolge dati, reti finanziarie e nuovi rapporti di forza tra banche, Big Tech e operatori europei. Il confronto si sta ormai spostando oltre il tradizionale duopolio dei circuiti internazionali, mentre avanzano sistemi account-to-account, piattaforme paneuropee e progetti di moneta digitale pubblica. Nel frattempo, cambia anche il comportamento dei consumatori: lo smartphone diventa il centro della transazione, sempre più immediata, automatizzata e in prospettiva affidata persino all’intelligenza artificiale. L’Italia, pur mantenendo una struttura ancora molto legata ai circuiti tradizionali, sta accelerando rapidamente. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano (PoliMi), nel 2025 i pagamenti digitali hanno raggiunto 518 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente, arrivando a rappresentare il 45% dei consumi nazionali, contro il 38% del contante.
![]()