Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Luigi Lovaglio si è rimesso subito al lavoro come ceo rieletto di Mps. Il weekend lo ha passato a Siena, nel suo ufficio di Rocca Salimbeni, per occuparsi dei dossier più urgenti. A cominciare dal completamento della nuova governance, al centro della prima riunione del consiglio convocata per giovedì 23: i nuovi amministratori saranno chiamati a designare il presidente, i due vicepresidenti e i membri dei comitati endoconsiliari, oltre a ridare le deleghe allo stesso Lovaglio, che era stato estromesso a marzo dal vecchio cda presieduto da Nicola Maione. L’obiettivo di Lovaglio è completare rapidamente questi passaggi e disegnare una governance coesa per accelerare sull’integrazione di Mediobanca. Presidente e vice verranno così con ogni probabilità estratti dalla lista presentata da Pierluigi Tortora (attraverso Plt Holding), arrivata prima in assemblea con il 49,95% dei voti (32,43% del capitale) e che schierava Lovaglio. Per la poltrona di numero uno il candidato forte è il capolista Cesare Bisoni, già presidente di Unicredit e professore emerito di tecnica bancaria a Modena e Reggio Emilia. In alternativa si fa il nome di Flavia Mazzarella, ex presidente di Bper nonché ex vice dg dell’Ivass ed ex amministratore di Saipem, Alerion e Garofalo
Il colpo di scena del 15 aprile, quando l’assemblea di Mps ha bocciato contro ogni pronostico la proposta del cda e ripristinato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, ha due conseguenze positive. La prima è fare chiarezza sulla strategia, che a questo punto coincide con il piano che lo stesso amministratore aveva presentato a febbraio. Piano che prevede la fusione di Mediobanca in Mps per realizzare un esperimento abbastanza inedito in Italia: catturare sinergie fra due soggetti molto diversi, una banca d’investimento con baricentro al Nord e un intermediario tradizionale con tante filiali «brick and mortar» nel Centro-Nord. Vedremo fra un attimo cosa significa realizzare queste sinergie. Aggiungiamo subito però la seconda buona notizia, che è l’aver rimesso in sella un capo operativo che conosce la banca, stimato e sostenuto al suo interno e che ha dato prova di saper concepire e realizzare disegni di lungo periodo. Ce ne sarà bisogno. A confronto con queste due cose, la nuova incertezza che si è venuta a creare circa la composizione dell’azionariato (a parte la questione Generali che rimane aperta) è un fatto di secondaria importanza.
Le vendite di auto elettriche accelerano in Europa nei primi mesi del 2026, sospinte dall’impennata dei prezzi dei carburanti dovuta alle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran. Secondo i dati diffusi da E-Mobility Europe e dalla società di ricerca New Automotive, le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria (Bev) nei principali mercati europei sono cresciute di quasi il 30% (il 29,4%) su base annua nel primo trimestre, sfiorando quota 560 mila unità. La dinamica si è rafforzata a marzo, quando le registrazioni sono balzate del 51,3% a oltre 240 mila unità in 15 mercati chiave del continente. Si tratta di Paesi che rappresentano il 94% delle vendite complessive di elettrico nelle aree Ue ed Efta, secondo i dati dell’associazione dei costruttori Acea. Alla base della crescita c’è soprattutto il forte aumento dei prezzi della benzina, che ha spinto i consumatori a orientarsi verso alternative ai motori tradizionali.

Ivass ha diffuso i dati sull’andamento dei prezzi effettivi per la garanzia responsabilità civile auto nel quarto trimestre 2025. Per le auto il prezzo medio si attesta a 432 euro, in aumento su base annua del 3,5% in termini nominali e del 2,3% in termini reali. La metà delle province registra premi medi inferiori a 404 euro. A livello regionale il premio medio è più elevato in Toscana, Lazio e Campania. Le variazioni del premio medio su base annua a livello provinciale sono comprese tra 0% e +8,5%.
Il DPO può fare il gestore delle segnalazioni whistleblowing. Ma l’impresa deve motivare dettagliatamente questa scelta. È questo uno dei punti trattati da Assonime nel “vademecum operativo al whistleblowing alla luce delle recenti Linee Guida ANAC”. La guida operativa di Assonime, del 20/4/2026, analizza le linee guida approvate dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) con le delibere n. 478 e 479 del 26/11/2025, relative all’applicazione del d.lgs. 24/2023. Quest’ultimo decreto, recependo la direttiva UE 2019/1937, disciplina la tutela di chi segnala, in maniera riservata e al riparo da ritorsioni, gli illeciti commessi nelle organizzazioni private e pubbliche. Le imprese, tenute all’applicazione della normativa, devono istituire canali interni di segnalazione e devono affidarne la gestione a soggetti (interni o esterni) autonomi e specificamente formati. Un profilo affrontato da Assonime è l’individuazione di chi possa ricoprire il ruolo di gestore senza cadere in un conflitto di interessi e senza accumulare troppi incarichi, che si rischia di non portare a termine. In particolare, si è posto il problema se il responsabile della protezione dei dati (DPO), figura centrale nel sistema della privacy, possa essere individuato come gestore delle segnalazioni.
L’Unione europea rafforza la tutela dei lavoratori: la commissione «Occupazione e affari sociali» del Parlamento europeo ha infatti approvato, mercoledì 15 aprile 2026, la revisione della direttiva 98/24/CE sulla protezione dei lavoratori dai rischi derivanti da agenti chimici, introducendo limiti più stringenti e nuovi obblighi per le imprese. L’intervento aggiorna la normativa sugli agenti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione, estendendo la tutela anche a nuove sostanze e processi, tra cui i fumi di saldatura. Sono previsti valori limite di esposizione più severi per ridurre malattie professionali e decessi legati a tumori e patologie respiratorie. Per rafforzare la protezione dei lavoratori, vengono introdotti obblighi più rigorosi per i datori di lavoro in materia di dispositivi di protezione individuale, nei casi in cui l’esposizione residua non possa essere ridotta sotto i limiti. Per le imprese, soprattutto nei settori manifatturiero, chimico ed edilizio, si prospetta un rafforzamento degli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro. Sarà necessario aggiornare le valutazioni dei rischi, adeguare le misure di prevenzione e, in alcuni casi, investire in nuove tecnologie.
Un secco no al nuovo albo degli esperti assicurativi catastrofali istituito presso la Consap. L’elenco, infatti, «confligge con la disciplina ordinistica delle professioni coinvolte, già ampiamente in possesso delle necessarie competenze qualificate». È quanto affermato dalla Rete delle professioni tecniche, l’organismo che «rappresenta oltre 500 mila professionisti tecnici iscritti agli albi». Con una nota diffusa ieri, la Rete esprime tutta la sua contrarietà alla disposizione contenuta nel dl 25/1016, che reca interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio delle regioni Calabria, Sardegna e Sicilia, Regione siciliana, oltre a ulteriori misure urgenti per fronteggiare la frana di Niscemi. Nella nota, la Rtp fa notare come «le attività di accertamento tecnico, valutazione strutturale, analisi del danno e stima economica siano riservate alle professioni tecniche regolamentate. Esse coincidono con l’accertamento del danno edilizio e strutturale e la valutazione tecnico economica dei costi di ripristino». La richiesta è quella di adottare correttivi «in modo da preservare la coerenza della disciplina ordinistica delle professioni regolamentate, evitando duplicazioni nei percorsi di abilitazione professionale»
Privacy batte il riciclo della carta. Va bene tutelare l’ambiente, ma non si possono riutilizzare fogli, se a farne le spese è la riservatezza delle persone. Specie se si tratta di dati sulla salute di minorenni. Dunque, è sempre obbligatorio guardare bene cosa c’è sopra i fogli che si vogliono riusare. È quello che non ha fatto un liceo sanzionato dal Garante della privacy (2 mila euro), perché un collaboratore scolastico ha consegnato come carta riciclata alcuni ritagli di fogli contenenti la stampa del riepilogo degli alunni con disabilità (ingiunzione del 12 marzo 2026 n. 160). Il fatto, portato sul tavolo del Garante, è capitato in un liceo, nel corso di un incontro di educazione sessuo-affettiva. Alcuni studenti volevano prendere appunti e annotarsi le domande da porre ai relatori. I ragazzi sono andati in portineria dal collaboratore scolastico, che ha dato loro fogli di carta di riciclo divisi a metà. Il problema è stato che si trattava di carta intestata della scuola, contenente l’elenco degli alunni con disabilità. Il caso ha voluto che, nel tagliare in due il foglio, siano comunque rimasti leggibili il nome ed il cognome di una studentessa abbinati all’indicazione “Disturbi specifici Apprendimento (DSA)”. Per fortuna, comunque, i fogli sono andati in mani a pochissime persone: uno studente, che non ricordava praticamente nulla del contenuto, e due studentesse, amiche della persona nominata sui famigerati fogli. Gli studenti, inoltre, hanno avuto la prontezza di distruggere immediatamente i fogli.

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Pochi conoscono e comprendono le difficoltà strutturali per gli under 35 di accedere alla casa e lavorare dove e come vogliono. I numeri parlano chiaro: esiste una crisi abitativa che colpisce i giovani e contro la quale viene fatto pochissimo. E che li mette in difficoltà sul lavoro e nei confronti dei piani familiari, limitando il numero di coloro che scelgono di avere figli. Non è solo una questione di costi. L’età media di uscita da casa in Europa è 26,2 anni, in Italia 30,1. E in Italia molti più giovani rispetto al resto dell’Europa vivono in alloggi sovraffollati. Numeri, riflessioni e analisi sul disagio abitativo dei giovani sono contenuti nel secondo numero pubblicato da poco e gratuitamente consultabile della rivista Nessi di Percorsi di Secondo Welfare. «Altra conseguenza importante – aggiunge Cibinel – è dal punto di vista demografico: l’autonomia limitata o posticipata nel tempo ha conseguenze sulla scelta di avere uno o più figli. I giovani hanno maggiori difficoltà a staccarsi e quando lo fanno pagano un caro prezzo dal punto di vista economico». Ma anche l’ambiente e l’organizzazione dei centri urbani incide pesantemente. L’Italia è caratterizzata da un grande patrimonio immobiliare inutilizzato e da un’edilizia residenziale pubblica messa a disposizione solo alle fasce della popolazione con reddito molto basso. Intorno all’abitare dovrebbero essere costruite anche una serie di infrastrutture: servizi scolastici, spazi di aggregazione e centri sanitari che possano rispondere anche ai bisogni dei giovani.

Rincari dell’energia, calo di fiducia e aspettative, rialzo dei tassi sovrani: primi impatti della guerra. Peggiorato lo scenario. Sono le prime parole dell’analisi Congiuntura Flash del Centro studi Confindustria. Il prezzo del petrolio è alto, nonostante la fragile tregua della guerra in Medio Oriente. L’impatto dello shock energetico già si legge in molti dati: cade la fiducia delle famiglie, anticipando una frenata dei consumi; risalgono i tassi sovrani; si abbassano le attese sull’industria, che stava provando a risalire; frenano anche i servizi. Reggono gli investimenti che nei primi tre mesi del 2026 sono ancora sostenuti dal Pnrr. Se la guerra si dovesse protrarre per tutto il 2026, stima il Csc, con un prezzo del petrolio a 140 dollari in media annua le imprese pagherebbero 21 miliardi in più rispetto al 2025 per l’energia e l’incidenza dei costi energetici su quelli totali passerebbe da 4,9% al 7,6%, con un aumento di 2,7 punti. Si arriverebbe intorno ai livelli critici già sperimentati nel 2022, 8,3%, non sostenibili dalle nostre imprese, che perderebbero competitività. Se la guerra finisse a giugno, con un petrolio a 110 dollari in media annua, nell’ipotesi che riprendano i flussi commerciali pre-conflitto e la capacità dei paesi del Golfo resti adeguata a sostenere l’offerta mondiale, le imprese si troverebbero a pagare di più in bolletta 7 miliardi di euro all’anno e l’incidenza dei costi energetici sarebbe più alta di un punto, salendo dal 4,9% nel 2025 al 5,9 nel 2026.
Il Garante per la Privacy ha irrogato una sanzione complessiva da 12,5 milioni al gruppo Poste, di cui 6,624 euro a Poste Italiane e una di 5,877 milioni di euro a Postepay, per aver trattato illecitamente i dati personali di milioni di utenti. La vicenda è stessa dalla quale era originata una multa da 4 milioni erogata dall’Antitrust nel giugno 2025, annullata però quest’anno dal Tar dopo il ricorso di Poste. L’istruttoria del Garante per la Privacy era partita a seguito di numerose segnalazioni e reclami pervenuti a partire da aprile 2024 e ha riguardato le modalità di funzionamento delle app BancoPosta e Postepay. Tali applicazioni prevedevano, quale condizione obbligatoria per l’utilizzo dei servizi, il rilascio da parte degli utenti di un’autorizzazione al monitoraggio di una serie di dati contenuti nei dispositivi mobili, incluse le applicazioni installate e in esecuzione, al fine di individuare eventuali software malevoli.
Test in campo per i trattori a guida autonoma in modo che possano migliorare le condizioni di sicurezza del lavoro agricolo, ma anche due laboratori scientifici d’avanguardia, dedicati alla ricerca in ambito vegetale. Sono le novità del Centro didattico sperimentale di Cadriano (Bologna) inaugurate ieri e realizzate con un investimento da 12 milioni di euro gestito dall’Università di Bologna Alma Mater nell’ambito del polo Agritech finanziato con fondi del Pnrr. I risultati sono stati infatti ottenuti nell’ambito dello Spoke 3 di Agritech, coordinato dall’ateneo e dedicato alle «tecnologie abilitanti e strategie sostenibili per la gestione intelligente dei sistemi agricoli e del loro impatto ambientale».
L’emergenza giovani, la mancanza di personale, l’estrema variabilità tra regioni. E’ questa la triplice cifra che balza agli occhi a leggere il Rapporto salute mentale 2024, pubblicato ieri dal ministero guidato da Orazio Schillaci. La fotografia scattata dal Rapporto 2024 parla di 845.516 utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici, con tassi che oscillano dai 119,1 per 10mila abitanti adulti delle Marche ai 447,2 della Liguria e rispetto a un valore-Italia di 171,9 utenti per diecimila abitanti. Dati – incompleti per l’assenza dell’Abruzzo e l’invio solo parziale del Molise – che tracciano l’identikit di un’utenza femminile nel 55,9% dei casi con il 66,3% dei pazienti che supera i 45 anni. A questa platea nel 2024 i servizi psichiatrici – tra Centri salute mentale, centri diurni e strutture residenziali – hanno erogato 10 milioni di prestazioni, cioè appena 13,6 per utente, soprattutto in sede (l’81,7% degli interventi) e per lo più tramite medici (28,9%) e infermieri (44,1%). Che hanno curato disturbi con «importanti differenze legate al genere»: il tasso di schizofrenia, abuso di sostanze e ritardo mentale è maggiore negli uomini mentre nelle donne la depressione “raddoppia” totalizzando quota 46,5 per diecimila abitanti.
Dalle terapie a taglia unica alle cure su misura: il modello tradizionale basato su prescrizioni adatte a un “paziente medio”, lascia sempre di più lo spazio a un approccio personalizzato, capace di adattare diagnosi e terapie alle caratteristiche genetiche, cliniche e ambientali dell’individuo. Con il beneficio ulteriore che individuare terapie tarate sul singolo paziente può evitare anche il fenomeno della politerapia: quasi un anziano su tre (circa il 30%) in Italia assume 10 o più farmaci quotidianamente mentre il 68% degli over 65 ne assume almeno cinque. Sono tutti indispensabili?
Il numero totale dei decessi per tumori in Europa resta alto ma emergono, sempre di più, forti differenze tra i vari Paesi e l’Italia, in questo quadro, si colloca nella parte “positiva” della classifica. Nel 2024 il cancro ha infatti causato 1.268.374 morti nella Ue, quasi un quarto del totale dei decessi. L’Italia, però, si distingue tra i Paesi con i dati migliori e registra circa 14 mila decessi in meno rispetto ai livelli attesi sulla base della media europea. Il quadro emerge da uno studio coordinato da Diego Serraino, consulente epidemiologo di Alleanza Contro il Cancro (Acc), la Rete oncologica del ministero della Salute, in pubblicazione su Cancer Epidemiology
«Siamo in una fase d’emergenza» per via della guerra in Iran e quindi «serve uno spirito come quello della pandemia. Bisogna attuare l’Unione dei risparmi e degli investimenti senza attendere l’assenso di tutti i paesi» e dare vita a «un nuovo Pnrr con debito pubblico europeo». È quanto ha proposto ieri il presidente dell’Abi Antonio Patuelli al convegno «Autonomia strategica Ue e Unione dei risparmi e degli investimenti» organizzato nella sede del parlamento europeo a Roma. All’evento ha preso parte anche il direttore generale dell’Ania, Dario Focarelli, che ha sottolineato l’importanza del comparto assicurativo come investitori di lungo termine nell’attuazione dell’Unione dei risparmi e degli investimenti. Focarelli ha concordato con Patuelli sulla necessità dell’urgenza nel portare avanti l’integrazione, in un periodo eccezionale come l’attuale. «Da tempo che diciamo che servono i capitali privati però abbiamo fatto poco per riuscire a indirizzarli», ha rilevato sottolineando come sia necessario considerare maggiormente l’orizzonte del lungo termine «se vogliamo che il cittadino europeo ottenga rendimenti più alti e finanzi in qualche modo direttamente o indirettamente le transizioni di cui abbiamo bisogno».Per ottenere questo «è necessario che esista un mercato europeo, e forse, qualche sistema di incentivo addizionale rispetto alle regole nazionali per indirizzare meglio l’investimento ». Focarelli ha insistito anche sulla necessità di semplificazioni regolamentari per favorire gli investimenti
Il Garante della privacy, dopo i controversi interventi degli ultimi due anni in materia di conservazione dei metadati, torna ad occuparsi di posta elettronica aziendale, ancora una volta imponendo una lettura delle norme che, in nome di un’estrema (quanto discutibile) forma di protezione dei dati personali, rischia di compromettere pesantemente l’operatività aziendale. Si tratta di un provvedimento adottato il 12 marzo 2026, sul reclamo di un ex dipendente di una società che, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, ha presentato un’istanza di accesso a tutto il contenuto della casella di posta elettronica aziendale “individualizzata” (ossia nome.cognome@azienda.it) assegnatagli e utilizzata per svolgere l’attività lavorativa (si veda il Sole 24 Ore del 16 aprile scorso). In pratica, ha chiesto che gli venisse consegnata tutta la corrispondenza scambiata attraverso tale account (di proprietà aziendale) durante il rapporto, senza distinzione alcuna.