La ricerca “Giovani, Soldi e Previdenza”, condotta dall’Università di Milano‑Bicocca insieme ad ARCA Fondi SGR e Previverso, mostra che molti universitari italiani riescono a risparmiare, ma faticano a trasformare questo risparmio in scelte consapevoli e strutturate per il proprio futuro, in particolare sul tema pensione e disponibilità finanziarie dopo il lavoro. Il campione è formato soprattutto da ragazzi molto giovani (quasi 7 su 10 sotto i 20 anni) e perlopiù ancora economicamente dipendenti dalla famiglia, quindi in piena fase di transizione verso l’età adulta.

Principalmente, ne emerge il cosiddetto “paradosso del risparmio”: oltre il 69% dichiara di riuscire a mettere da parte dei soldi, ma solo una piccola minoranza (circa il 7%) assume un atteggiamento realmente attivo verso gli investimenti. Una quota consistente vorrebbe investire ma non sa da dove iniziare, mentre più di un terzo non è interessato. Il risparmio quindi c’è, ma resta spesso “parcheggiato”, non inserito in un progetto di lungo periodo.

Sul piano dell’alfabetizzazione finanziaria, i giovani mostrano conoscenze di base in linea con gli standard europei: circa metà del campione comprende gli interessi composti e quasi la stessa quota l’effetto dell’inflazione. Più debole, invece, la comprensione della diversificazione del rischio, chiara a poco più di un quarto degli intervistati: questo suggerisce che la conoscenza teorica non sempre si traduce in reali competenze operative. La famiglia emerge come principale fonte di educazione finanziaria, mentre l’università è quasi assente, e social media e content creator risultano marginali; anche il gruppo dei pari incide poco, perché investimenti e pensione non fanno parte delle normali conversazioni tra coetanei.

Il tema della previdenza complementare è sostanzialmente “invisibile” prima dell’intervento formativo: oltre il 60% non ne conosceva l’esistenza e circa i due terzi non avevano mai provato a stimare il proprio fabbisogno pensionistico, pur avendo un’idea generale dell’età di pensionamento e della durata della vita post‑lavorativa. Il corso inserito nel progetto, però, produce un impatto marcato: gli studenti dichiarano un netto miglioramento nella percezione della propria capacità di gestire le finanze, di decidere su risparmio e investimenti e di capire come funziona la previdenza integrativa. L’autovalutazione del livello di informazione sulla previdenza complementare passa da un punteggio molto basso (1,5 su 10) a un valore intermedio (5,1 su 10), crescono le intenzioni di aderire a forme integrative e di informarsi attivamente, diminuisce la difficoltà a immaginare la propria situazione economica futura.

Anche le risposte aperte indicano un salto qualitativo: prima prevalgono obiettivi vaghi (stabilità, indipendenza), dopo il corso emergono obiettivi concreti, budget, piani di accumulo, fondi di emergenza, e una maggiore attenzione alla pianificazione di lungo periodo.

Le ricercatrici e i partner del progetto sottolineano che il vero ostacolo non è il disinteresse, ma la difficoltà di rendere il futuro abbastanza “vicino” e concreto da poterci prendere decisioni: ridurre la distanza psicologica dal futuro, lavorare sul “sé futuro” e usare esempi pratici e storie di vita risulta decisivo. In quest’ottica, la collaborazione tra università, operatori finanziari ed esperti di comunicazione rivolti ai giovani viene proposta come leva strategica per rafforzare le competenze economiche e previdenziali delle nuove generazioni.

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