Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Il 2025 è stato addirittura un anno record come sottolineato dal presidente Roberto Rustichelli nel corso della relazione annuale dell’Antitrust: nei dodici mesi sono stati conclusi 21 procedimenti istruttori in materia di concorrenza e comminate appunto sanzioni per 1,4 miliardi. Mentre, guardando alla tutela del consumatore sono state chiuse 70 istruttorie che hanno portato all’erogazione di sanzioni per 70 milioni di euro e, in altri 31 casi, l’Autorità ha scelto lo strumento della moral suasion.
L’industria automobilistica italiana è ancora in una fase di profonda trasformazione, segnata da tensioni geopolitiche e aumento del costo delle materie prime e del denaro. Tale contesto pesa sulla domanda, ancora fragile, e sulla distribuzione (concessionari e reti dei costruttori), che sta riscrivendo il proprio modello economico. In un mercato che conta 75 brand in Italia «l’offerta si è fatta sempre più ampia e sovrapposta: molte case madri risultano indebolite, la competizione tra dealer si è intensificata e il margine sul nuovo si è progressivamente eroso», sottolinea Tommaso Carboni, country director di bee2link group Italia (controllata della tech company europea specializzata nello sviluppo di piattaforme software e soluzioni SaaS per la distribuzione automotive). Tanto che il baricentro economico si sta spostando verso l’usato, il noleggio e il post-vendita.
Il caro carburanti causato dalla guerra in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz spinge le vendite di auto elettriche in Europa, che a marzo segnano un nuovo record e trainano la prima crescita globale. È quanto emerge dai dati della società di consulenza Benchmark Mineral Intelligence riportati da Reuters, secondo cui l’impennata dei prezzi della benzina sta orientando i consumatori verso veicoli elettrici e ibridi plug-in. In questo scenario, a marzo le immatricolazioni globali di veicoli elettrici (inclusi i plug-in hybrid) sono salite del 3% su base annua, superando 1,7 milioni di unità. Il dato più rilevante arriva però dall’Europa, dove i volumi sono balzati del 37% fino a sfiorare quota 540 mila unità: si tratta del livello mensile più alto di sempre.

Il digital lending (prestiti digitali erogati tramite canali ad hoc) continuerà ad accelerare, fino a rappresentare il 40% del mercato del credito entro il 2030 per un valore stimato di 60 miliardi di euro: è quanto emerge dall’edizione 2026 dell’Osservatorio realizzato da Monitor Deloitte, Experian e Cetif (Centro di ricerca su tecnologie, innovazione e servizi finanziari dell’Università Cattolica). Il settore bancario e il mercato del credito sono in profonda trasformazione. Il mobile si conferma il canale digitale preferito: ne fa uso il 60% dei clienti bancarizzati, con una quota attesa in aumento fino all’80% entro il 2030. Al tempo stesso l’Internet banking mostra segnali di stabilizzazione fermandosi al 35%, con una previsione stabile nei prossimi cinque anni. Una dinamica che riflette la crescente preferenza dei consumatori per soluzioni mobile first più semplici e intuitive.

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La guerra in Iran colpisce sempre di più le famiglie italiane. Non solo con i rincari di bollette e carburanti: Confcommercio calcola in 963 euro la riduzione del reddito disponibile nel 2026-2027. Le stime di crescita scendono allo 0,3% nel 2026 e allo 0,4% nel 2027, nello scenario peggiore: in assenza del conflitto, l’aumento del Pil sarebbe stato tre volte superiore quest’anno, intorno all’1%. Pesante anche l’impatto sui prezzi: l’inflazione potrebbe raggiungere il 6% a dicembre, per poi rientrare.

Negli ultimi giorni, un modello di Intelligenza artificiale ha dimostrato di poter costruire in autonomia exploit funzionanti contro infrastrutture critiche: non come esercizio teorico, ma come capacità operativa emergente, conseguenza non intenzionale di un sistema diventato sufficientemente intelligente da eccellere anche nei compiti per cui non era stato progettato. Anthropic, la società che lo ha sviluppato, ha reagito costituendo un consorzio di controllo volontario con dodici partner tecnologici. Il mercato non ha ancora capito cosa è cambiato. La capitalizzazione del solo settore utility americano supera 1.500 miliardi di dollari, prezzata a circa ventidue volte gli utili. Il cyber risk è trattato come costo operativo incrementale: qualcosa che si gestisce, si assicura, si trasferisce. Questo modello presuppone che la capacità offensiva richieda competenza umana scarsa e costosa. Un agente autonomo, capace di esplorare migliaia di vettori di attacco in parallelo, imparando in tempo reale dalle risposte del sistema bersaglio, dissolve quella premessa. Non la modifica: la elimina. Il mercato assicurativo cyber vale oggi circa 20 miliardi di dollari. I premi sono stati costruiti su un decennio di ransomware, violazioni di dati ed estorsioni digitali: schemi lenti, sequenziali, vincolati alla presenza di un operatore umano. I modelli attuariali che li sostengono non sono stati pensati per un rischio che si scala in modo esponenziale, che non richiede turni di lavoro, che non si stanca. Le previsioni di aumento dei premi per i prossimi dodici mesi si fermano al 15-20%: una cifra che ancora assume la vecchia geometria del rischio. L’ultima volta che il settore si trovò di fronte a un cambiamento di paradigma comparabile – l’ondata ransomware del 2020-2021 – i premi raddoppiarono. Ma allora esisteva ancora un modello su cui fondare la stima. Oggi quel modello è rotto.
L’agenda di aprile della contrattazione nel settore assicurativo si infittisce. Questo mese si preannuncia decisivo per i rinnovi dei 5 contratti della filiera scaduti. A dare slancio ai negoziati potrebbe essere lo sblocco del negoziato per il rinnovo del contratto dei dipendenti delle compagnie Ania che riguarda oltre 45mila persone. Accanto a questo ci sono quelli dell’appalto assicurativo Anagina, Anapa e Assicoop. Ma c’è anche il contratto di Alleanza, la società che fa capo a Generali ed è l’unica ad avere un contratto da dipendenti per la rete di agenti e produttori. Il contratto Alleanza, in passato non sottoscritto dalla Fisac Cgil, da prassi viene negoziato dopo quello Ania. Nel settore l’unico contratto rinnovato è quello contestato dai sindacati più rappresentativi di categoria e cioè Fisac, Uilca, First, Fna e Snfia. Si tratta del contratto Sna, che è stato siglato a marzo del 2025 con Fesica Confsal/Confsal Fisals: scadrà ad aprile 2029 per la parte economica e a dicembre 2030 per quella normativa. Secondo una stima della segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito «riguarda oltre 15mila lavoratori e lavoratrici del settore ed è un accordo sempre contestato perché costruito fuori dal perimetro della rappresentanza reale del settore e perché orientato a comprimere diritti, salari e tutele».
Alla domanda di riscatto laurea non si applica il termine di decadenza triennale, in quanto non si tratta di una prestazione pensionistica. Così ha deciso la Corte di cassazione (ordinanza 7834/2026), argomentando che il riscatto del periodo di studi universitario, essendo finalizzato, dietro pagamento di un onere quantificato con la riserva matematica, alla copertura assicurativa di un periodo in cui il richiedente era studente, riguarda un rapporto diverso rispetto a quello previdenziale.