Un nuovo paper congiunto EIOPA–MES propone un meccanismo europeo di pooling e una linea di credito pubblica per aumentare la capacità assicurativa, ridurre la volatilità e colmare il protection gap senza gravare sui conti pubblici
Il paper congiunto pubblicato da EIOPA e MES (Meccanismo europeo di stabilità) parte da un dato di fondo ormai noto: tra il 1981 e il 2024 le catastrofi naturali hanno causato oltre 900 miliardi di euro di perdite economiche nell’Unione europea, con circa un quinto concentrato negli ultimi anni, segno di una dinamica in accelerazione legata a clima, urbanizzazione e aumento dei valori esposti. All’aumento dei danni non corrisponde però una crescita adeguata della copertura assicurativa, che resta insufficiente in quasi tutti i Paesi, lasciando una larga quota di perdite a carico di famiglie, imprese e finanza pubblica.
Il paper ricorda episodi recenti emblematici: il terremoto dell’Emilia 2012 (circa 20,5 miliardi di perdite economiche, solo 2 miliardi assicurati), l’alluvione dell’Ahr 2021 (51 miliardi di perdite, 13 assicurati), le alluvioni 2024 a Valencia (11 miliardi, 4,5 assicurati) e nell’Europa centrale (9 miliardi, 4 assicurati), tutti esempi di protection gap molto ampio anche in economie mature. L’Europa è inoltre il continente che si sta scaldando più rapidamente, con un aumento della frequenza e severità di alluvioni, tempeste (inclusa la grandine), siccità, ondate di calore e incendi, amplificato da inflazione, concentrazione di valori in aree critiche e crescita demografica ed economica.
Come misurare il protection gap: dati storici e modelli
Una parte centrale del paper è dedicata alla misurazione del protection gap, combinando due prospettive: quella storica (serie di perdite effettive) e quella futura tramite modelli catastrofici. Utilizzando dati storici, la quota di perdite economiche coperte da assicurazione in Europa risulta intorno al 25%, cioè un gap vicino al 75%; con un approccio modellistico, che riflette esposizioni e penetrazione assicurativa attuali, la copertura stimata sale al 50%, con un protection gap del 50% per i soli rami property e motor considerati.
Le differenze derivano da vari fattori: i database storici includono anche danni ad infrastrutture e agricoltura, spesso non assicurati, mentre i modelli si concentrano sugli immobili e su linee di business tipicamente assicurabili; inoltre, la penetrazione assicurativa è cresciuta negli ultimi decenni (il paper cita il caso della Germania, passata da circa 25% di penetrazione cat nat nel 2012 a quasi 50% nel 2023).
La mappatura per Paese e per rischio mostra un quadro molto eterogeneo: i divari di protezione più elevati risultano in Italia, Grecia, Bulgaria, Portogallo, Slovenia e Romania, mentre Francia, Spagna e Belgio presentano i gap più contenuti, con meno del 20% di perdite non assicurate; tra i pericoli, i terremoti sono quelli con la lacuna più ampia, mentre le tempeste di vento risultano relativamente meglio assicurate.
In rapporto al PIL, Grecia, Italia e Bulgaria spiccano per il peso elevato delle perdite non coperte, con implicazioni macro-fiscali importanti.
La proposta: un pool europeo di riassicurazione cat nat
La risposta prospettata da EIOPA ed ESM si basa sull’idea di un pool europeo di assicurazione/riassicurazione per le catastrofi naturali, che sfrutti il principio della diversificazione su più Paesi e più rischi per migliorare l’efficienza del capitale. L’obiettivo è mutuare e redistribuire efficienze: mettendo in comune i rischi di inondazioni, tempeste, terremoti, incendi e tempeste connettive severe su 21 Paesi, si riduce la volatilità complessiva e, a parità di livello di sicurezza (99,5% VaR – Value at Risk, in linea con Solvency II), si richiede meno capitale rispetto alla semplice somma di soluzioni nazionali isolate.
Una simulazione basata sui modelli RMS di Moody’s mostra che:
se si sommano i VaR paese–rischio senza tenere conto di alcuna mutualizzazione, si ottiene il “gross risk” (esposizione lorda aggregata);
se ogni Paese diversifica internamente tra rischi, il capitale necessario si riduce di circa il 22%;
se poi tutti i Paesi aggregano i loro portafogli in un pool europeo, sfruttando anche la diversificazione geografica, il VaR complessivo scende di un ulteriore 45%, per una riduzione totale del capitale richiesto fino al 67% rispetto alla somma dei VaR stand–alone.
Il paper evidenzia come le esposizioni ai rischi siano molto diverse tra Stati membri: terremoti in Grecia e Italia, alluvioni in Europa centrale e orientale, tempeste in Nord Europa, ondate di calore e incendi in Francia e Portogallo, producendo pattern di perdite massime osservate nel periodo 1980–2023 che si incastrano in modo favorevole alla diversificazione.
Questo approccio consentirebbe agli assicuratori di utilizzare il capitale in modo più efficiente, ampliare la copertura e mantenere i premi accessibili per le famiglie e le imprese. Il pool sarebbe finanziato tramite premi basati sul rischio e andrebbe a vantaggio degli assicuratori partecipanti e degli Stati membri diversificando l’esposizione a rischi in gran parte non correlati, riducendo così la volatilità delle perdite.
Sul piano operativo, gli autori propongono in via illustrativa una struttura di risk transfer fondata su uno strato di catastrophe excess of loss (Cat XL), eventualmente combinato con un livello di quota share (QS), mirata a ridurre il gap di protezione per i rischi property dal 50% attuale al 10% in media. La scelta di un gap residuo del 10% è motivata come compromesso ragionevole per un mercato maturo: al di sotto di certe soglie, assicurare ulteriormente diventa economicamente inefficiente, mentre una copertura intorno all’80–90% dei rischi economicamente assicurabili è coerente con un obiettivo di resilienza senza sovra assicurazione.
In media, il pool si troverebbe ad affrontare annualmente perdite attese di circa 3 miliardi di euro in configurazione Cat XL e di 1,5 miliardi nella variante Cat XL + QS, mentre la VaR 99,5% del pool risultante sarebbe circa il 52% inferiore alla somma delle VaR nazionali corrispondenti per lo stesso strato di rischio.
Il documento evidenzia la necessità di regole chiare per distribuire fra i partecipanti al pool i vantaggi derivanti dalla diversificazione del rischio, proponendo in allegato alcuni metodi di ripartizione del rischio (come l’uso del VaR incrementale e una suddivisione proporzionale della riduzione complessiva del capitale richiesto) da utilizzare come base per una distribuzione di costi e benefici che mantenga corretti gli incentivi di tutti gli aderenti.
Il meccanismo pubblico di sostegno basato sui prestit
Un tassello aggiuntivo ma decisivo è il meccanismo pubblico di sostegno tramite prestiti, progettato come strumento europeo ad elevato merito di credito, in grado di fornire liquidità a condizioni stabili e contenute quando le perdite superano la capacità del pool. In questa impostazione il backstop non concede contributi a fondo perduto, ma eroga finanziamenti pluriennali al pool, che vengono integralmente rimborsati dai partecipanti (assicuratori, riassicuratori, schemi nazionali), così da assicurare la neutralità per i conti pubblici nel medio periodo: i contribuenti non sostengono direttamente il costo del rischio, ma traggono vantaggio da un minor ricorso a interventi straordinari dopo gli eventi catastrofali.
L’interazione pool–backstop può avvenire in due configurazioni principali:
pool pre-finanziato con premi risk-based: i membri cedono risorse ex ante al pool, che accumula riserve; il backstop interviene solo quando le risorse del pool risultano insufficienti per coprire le perdite in anni particolarmente gravi, fornendo un prestito che viene poi ripagato nel tempo;
pool “light” senza premi, che si finanzia quasi esclusivamente tramite prestiti quando le perdite oltrepassano soglia di intervento, scenario che il paper considera più rischioso per possibili sotto–accantonamenti da parte dei membri.
Nelle simulazioni principali si ipotizza un pool con dotazione iniziale di 10 miliardi di euro, un costo del capitale cat nat pari al 10% (valore in linea con evidenze di mercato e studi accademici) e un tasso risk free del 2,5%. I risultati indicano che:
la capacità necessaria del backstop (cioè il picco massimo dei prestiti in essere, al netto della dotazione iniziale del pool) varia tra circa 10 e 65 miliardi di euro, in funzione del quantile considerato: per coprire gli scenari del 5% peggiore bastano meno di 10 miliardi, mentre per eventi estremi di coda (0,1% peggiore) è opportuno prevedere fino a 65 miliardi;
la posizione di cassa del pool tende ad accumularsi nel tempo in una larga maggioranza di scenari: nel 90% dei casi simulati il pool costruisce progressivamente riserve, e solo nell’1% peggiore non riesce a farlo, suggerendo la possibilità di definire una soglia di equilibrio (ad esempio 65 miliardi) oltre la quale eccedenze potrebbero essere restituite ai membri.
Per i membri del pool, la combinazione pooling + backstop genera due benefici quantitativi chiave:
riduzione della volatilità dei flussi di cassa: nelle simulazioni a due anni la deviazione standard delle perdite, vista dal lato dei membri, si riduce di circa il 20% rispetto a uno scenario senza pool, grazie sia alla mutualizzazione sia alla possibilità di ricorrere al prestito nei casi di esaurimento delle risorse del pool;
riduzione dei costi attualizzati del capitale: nelle annate in cui il backstop viene effettivamente attivato, il costo attuale netto del finanziamento dei picchi di perdita si riduce in media di circa il 18% rispetto al caso in cui ogni assicuratore debba reperire da solo capitale sul mercato, con un effetto medio su tutti gli scenari intorno al 10%.
Gli autori sottolineano che questi benefici dovrebbero tradursi, in un contesto concorrenziale sano, in premi più stabili e sostenibili per gli assicurati, aumentando la convenienza copertura e contribuendo alla riduzione di lungo periodo del protection gap, pur mantenendo l’onere finale dei costi a carico del settore assicurativo e non del contribuente.
Oltre il meccanismo: strategia di adattamento, capitale di mercato e prossimi passi
Il paper insiste più volte sul fatto che il meccanismo europeo di pool + backstop non è una “soluzione miracolosa”, ma un tassello di una strategia più ampia di gestione del rischio di catastrofi naturali e adattamento climatico. Il protection gap è la risultante congiunta di domanda e offerta: accanto ai vincoli di capacità e volatilità dei mercati assicurativi, pesano scarsa consapevolezza, percezione errata del rischio, limiti di sostenibilità economica e mancanza di incentivi alla prevenzione dal lato degli assicurati, temi trattati in maggior dettaglio in precedenti lavori EIOPA/ECB.
Per ridurre davvero il costo economico dei disastri, il documento richiama la necessità di un forte impegno in misure di adattamento e mitigazione del rischio, sia pubbliche sia private: investimenti in infrastrutture resilienti, pianificazione urbanistica, zoning, norme edilizie adeguate, politiche di impact underwriting e sistemi di pricing che premino comportamenti e investimenti di riduzione del rischio. Il rafforzamento della resilienza fisica e sociale contribuisce anche a diminuire il fabbisogno di trasferimento del rischio e a contenere i premi, instaurando un circolo virtuoso tra adattamento e assicurabilità.
Il documento individua inoltre alcune direttrici di approfondimento:
integrazione più strutturata di soluzioni di capitale di mercato, come catastrophe bonds e altri insurance-linked securities, sfruttando eventualmente il pool come special purpose vehicle collettivo per cedere parte del rischio in forma titolizzata, pur riconoscendo che il mercato europeo ILS è ancora relativamente di nicchia;
sviluppo di regole robuste per la ripartizione dei benefici di diversificazione e dei costi (incluse le future rateazioni dei prestiti del backstop) tra i membri, così da preservare incentivi corretti e la sostenibilità economica della struttura per tutti;
raccordo con il quadro regolamentare (Solvency II) e con le politiche di adattamento nazionali ed europee, anche in termini di riconoscimento prudenziale delle misure di adattamento come mitigatori di rischio.
Gli autori, infine, non formulano raccomandazioni politiche definitive, ma presentano il lavoro come contributo tecnico alla discussione, evidenziando che molti parametri di disegno (trigger nazionale vs europeo, livelli di attachment e limiti, combinazione tra Cat XL e QS, interazione con schemi nazionali esistenti in Paesi come Francia e Spagna, ruolo di eventuali fondi per infrastrutture pubbliche) restano aperti e richiederanno ulteriori analisi e confronto tra regolatori, industria e policy maker.
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