La nuova edizione della Global Insurance Survey di Goldman Sachs Asset Management delinea un quadro di forte preoccupazione tra gli assicuratori riguardo alle minacce geopolitiche e all’aumento delle incertezze macroeconomiche.

Al primo posto tra le preoccupazioni emergono, a pari merito, il possibile rallentamento o recessione negli Stati Uniti e le tensioni geopolitiche, entrambe indicate dal 52% degli intervistati come principali fattori di rischio per i portafogli. A questi si aggiungono le valutazioni elevate dei mercati del credito e azionari, l’inflazione e la volatilità, che completano un contesto percepito come complesso e in evoluzione.

Nonostante ciò, più della metà degli assicuratori ritiene probabile una recessione USA entro tre anni, ma resta comunque ottimista sull’andamento dell’indice S&P 500 nel breve periodo, con attese di rendimento complessivo prevalentemente comprese tra il 5% e il 10%, e una parte significativa che si spinge fino a ipotizzare rialzi tra il 10% e il 20%.

Su questo scenario si innesta anche la visione della divisione di ricerca di Goldman Sachs, che stima per il 2026 un ritorno totale dell’S&P 500 intorno al 12%, sostenuto da crescita degli utili a doppia cifra, resilienza economica e un graduale allentamento delle condizioni monetarie.

Parallelamente, le aspettative sui tassi riflettono l’idea di una normalizzazione ordinata più che di uno shock: la maggioranza degli assicuratori prevede una moderata riduzione dei Fed Funds verso un intervallo del 3–3,5% e un rendimento del Treasury decennale che, entro fine anno, dovrebbe rimanere nel range 3,5–4,5%. In questo contesto, la risposta strategica dominante è l’aumento dell’esposizione ai private asset. Il 62% degli assicuratori dichiara infatti di voler incrementare nel 2026 la propria allocation verso questo universo, in continuità con quanto osservato negli ultimi anni. All’interno dei private markets, l’asset‑backed finance emerge come area particolarmente attrattiva, con una quota significativa di compagnie che intende aumentare lo spazio dedicato a questa asset class nei portafogli General Account. Anche i private placement investment‑grade, il senior direct lending, il private equity e l’equity infrastrutturale sono indicati come segmenti verso cui convogliare maggior capitale. Non sorprende quindi che il private credit venga descritto come una componente ormai “core” nei portafogli assicurativi, in grado di coniugare ricerca di rendimento e gestione delle scadenze in contesti di mercato segnati da cicli del credito più articolati.

Guardando alle prospettive di rendimento complessivo nei prossimi dodici mesi, gli assicuratori individuano nel private equity la fonte potenzialmente più generosa, appena davanti alle azioni statunitensi, mentre seguono a ruota le commodity, le azioni dei mercati emergenti e le strategie di private equity secondaries. Si delinea quindi un profilo di rischio più selettivo che difensivo: le compagnie riconoscono la fragilità del quadro macro e geopolitico, ma continuano a privilegiare strumenti che possano offrire extra‑rendimento e diversificazione rispetto ai tradizionali mercati quotati, a condizione di poter effettuare una selezione disciplinata e approfondita delle opportunità.

In tutto questo, l’intelligenza artificiale rappresenta un asse strategico trasversale. La grande maggioranza degli assicuratori o utilizza già l’AI o sta valutando di integrarla nei propri processi. Le applicazioni più diffuse riguardano la riduzione dei costi operativi, il supporto alla valutazione degli investimenti, la sottoscrizione del rischio assicurativo e le attività di marketing e acquisizione clienti.

Ma l’AI viene vista anche come un tema d’investimento a sé stante: oltre la metà degli intervistati ritiene che le migliori opportunità di rendimento legate a questo ambito si concentrino nelle infrastrutture e nei data center, ovvero in quella nuova generazione di infrastrutture digitali, componenti e catene di fornitura necessarie a sostenere la crescente domanda di potenza di calcolo.

Nella lettura proposta dai manager di Goldman Sachs, tutto l’ecosistema dell’AI – dall’hardware ai servizi – è destinato a generare un’ondata di opportunità per investitori in grado di coglierne la portata strutturale, confermando che l’evoluzione tecnologica, insieme ai fattori macro e geopolitici, è ormai uno dei driver centrali delle scelte allocative nel settore assicurativo.

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