Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Il data center, al di là della narrazione astratta della infrastruttura digitale, è un impianto industriale a tutti gli effetti: assorbe energia e acqua, emette calore e rumore, utilizza gruppi elettrogeni, fluidi tecnici e produce rifiuti elettronici. In questa dimensione materiale, l’impatto ambientale non è un elemento accessorio della governance Esg, ma un rischio civilistico primario, perché l’esternalità che incide su beni, salute o godimento dei vicini si converte in rimedi inibitori e in obbligazioni risarcitorie. Sul versante della legittimazione, il danno ambientale pubblico resta riservato allo Stato (art. 311 d.lgs. n. 152 del 2006), mentre ai privati compete solo l’azione ex art. 2043 c.c. per i pregiudizi individuali: deprezzamento, perdite di godimento, danni alla salute, costi di mitigazione. La prova diventa eminentemente tecnica: registri di manutenzione, log di test dei generatori, tracciamenti acustici e termografici costituiscono la base della Ctu e, quando l’assetto impiantistico integra una soglia di rischio, dialogano con il paradigma dell’art. 2050 c.c., che impone la dimostrazione di «tutte le misure idonee».
La Banca d’Italia ha chiuso il bilancio 2025 con un utile netto di 1,7 miliardi, rispetto agli 0,8 miliardi del 2024. Il risultato lordo è stato positivo per 3 miliardi, mentre nel 2024 era stato negativo per 7,3 miliardi. Il miglioramento è dovuto soprattutto al calo dei tassi. Negli anni precedenti la redditività era stata penalizzata dall’aumento del costo delle passività dovuto al rialzo dei tassi necessario per contrastare il forte aumento dell’inflazione. La stessa dinamica ha riguardato tutte le principali banche centrali globali. La Banca d’Italia ha beneficiato dell’acquisto di titoli di Stato italiani, più redditizi rispetto a quelli di altri Paesi europei. In passato soprattutto la Germania si è opposta alla condivisione dei rischi nei piani di acquisto Bce, quindi ogni banca centrale ha comprato bond nazionali. La Bundesbank, piena di Bund a tassi bassi o negativi, ha perso 8,6 miliardi nel 2025.
Satispay apre un nuovo ramo di business per provare a stringere ulteriormente il legame con i suoi utilizzatori più abituali, stabilizzando da una parte le entrate e garantendo in cambio più punti fedeltà, l’azzeramento delle commissioni Satispay sugli investimenti e coperture assicurative. Come MF-Milano Finanza può anticipare, l’unicorno co-fondato e guidato dall’ad Alberto Dalmasso lancia sul mercato Satispay Plus, la formula di abbonamento, mensile o annuale, sottoscrivibile direttamente dall’applicazione. Il costo è di 3,99 euro al mese o di 39,99 euro all’anno. Contestualmente Satispay ufficializza anche un’intesa con Allianz Partners, dedicata a chi sceglierà di abbonarsi. Satispay Plus è «l’evoluzione naturale del nostro percorso: premiare con vantaggi esclusivi chi utilizza sempre più i numerosi servizi della nostra super app», spiega Dalmasso.

L’85% delle merci viaggia via mare, Bosforo, Bab al-Mandad, Panama, Stretto di Malacca, Stretto di Taiwan, Mar cinese meridionale e persino la Manica e gli Stretti di Danimarca sono oggi punti che in caso di stravolgimenti geopolitici potrebbero diventare immediatamente caldissimi e causare problemi su problemi. L’Economist ha valutato le rotte principali e fatto una serie di previsioni: se, per esempio, lo Stretto di Malacca venisse per qualche motivo chiuso (come nel caso di una guerra Usa-Cina, per fare un’ipotesi), la cosa rappresenterebbe un problema comunque risolvibile per le compagnie di trasporto; ma se chiudesse uno dei canali nell’arcipelago indonesiano, una quantità enorme di navi dovrebbe allungare, e di molto, la rotta verso l’Occidente e gli scali commerciali. Peggio ancora se chiudesse Gibilterra, che costringerebbe ad allungare ulteriormente. E parliamo dello Stretto di Malacca perché tramite esso passa l’80% del petrolio diretto in Cina.
Cristian Ghedina, leggenda dell’Italjet negli anni ’90 e Chiara Mazzel, la campionessa di sci alpino paralimpico che ha conquistato un oro e tre argenti ai Giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026 ed è stata anche portabandiera della delegazione azzurra, sono stati la madrina e il padrino d’eccezione che la Fondazione Allianz Umana Mente, principale espressione delle iniziative di responsabilità sociale del Gruppo Allianz in Italia, ha invitato a Corvara in Badia (Bz) per festeggiare la prima sessione 2026 di Hol4All, il progetto di integrazione e partecipazione sociale ideato per offrire una vacanza a bambini e ragazzi con disabilità complesse o malattie rare, insieme alle loro famiglie.
Chi accede a contenuti pirata spesso si espone inconsapevolmente a gravi rischi: gli utenti dei servizi illegali vittime di furti di dati personali e truffe digitali subiscono una perdita economica media di circa 1.200 euro a persona in Italia, che supera i 1.500 euro nella fascia di età compresa tra i 45 e i 64 anni. È quanto emerge dalla ricerca «Il prezzo nascosto della pirateria», realizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com) per approfondire la relazione tra streaming illegali e cybersicurezza tramite l’analisi dei rischi per gli utenti e la stima della perdita economica media per le vittime. Secondo i dati elaborati da I-Com, il danno economico complessivo nella Penisola è passato da 1,24 miliardi di euro nel 2022 a 1,32 miliardi nel 2023, fino a superare 1,42 miliardi di euro nel 2024, con un incremento del 14,5% nell’arco di tre anni. Dati coerenti con quanto rilevato anche nel Regno Unito, dove una ricerca di BeStreamWise del 2025 ha evidenziato che il 40% degli utenti pirata ha subito una perdita media pari a 1.680 sterline.
La guerra in Iran è un problema per l’agricoltura mondiale: lo stretto di Hormuz chiuso significa l’impossibilità, per le fabbriche di fertilizzanti indiane, algerine, egiziane, tailandesi o slovacche di lavorare a pieno regime perché il gas naturale costa troppo (e senza la fornitura dal Golfo Persico questo significa prezzi insostenibili); la Cina ha ridotto l’export di concimi chimici oggi in uso (l’anno scorso ne ha esportato quasi 47 mln di tonnellate, +44% rispetto al ‘24); gli agricoltori australiani seminano meno grano e i colleghi che in America coltivano soia e granturco hanno chiesto l’intervento della Casa bianca. Questo quadro è stato dipinto dal New York Times, che rincara la dose: il 30% dei fertilizzanti consumati in tutto il mondo deve transitare per Hormuz, e senza gas non si possono produrre. Risultato: il gigante India rischia di segnare il passo, mentre il prezzo dei fertilizzanti rischia di esplodere e, con essi, quello del cibo.

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Nel 2025, dicono i dati Istat sulla popolazione, i nuovi nati sono stati 355mila, contro i 370mila 2024, cioè il 3,9% in meno dell’anno prima. In caduta libera. «Una situazione molto preoccupante — dice il demografo Alessandro Rosina — non eravamo mai scesi così in basso. Il numero delle nascite è addirittura inferiore rispetto allo scenario peggiore ipotizzato dall’Istat. La previsione era di 361mila bambini nati nel 2025, mentre ne sono venuti al mondo soltanto 355mila». Raccontano il terremoto della famiglia le nuove statistiche demografiche Istat, che certificano un panorama di nuclei sempre più piccoli, composti in media da 2 persone, ma dove addirittura il 37,1% è “unipersonale”, formato cioè da un solo o sola componente. In compenso però siamo uno dei paesi più longevi d’Europa, con una aspettativa di vita fortunatamente sempre più alta, 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne. Una quarta età che spesso si mantiene gagliardamente in forma, ma grava fortemente sul costo delle pensioni che senza l’apporto delle generazioni future rischia di soccombere. Per il peso degli over 65enni l’Italia è il paese più anziano della Ue.
L’Ufficio parlamentare di bilancio lo certifica nel suo ultimo Focus: «In poco più di un decennio, tra il 2012 e il 2024, il finanziamento pubblico si è ridotto di tre decimi di punto». Ed è proprio negli ultimi anni che si toccano i livelli più bassi. Dai picchi pandemici attorno al 7%, il governo di destra si è trovato un 6,5% nel 2022 per poi portarlo al 6,1% nel 2023 e al 6,3% nel 2024. Il risultato è un sistema sempre più “ibrido”: quasi un terzo della spesa pubblica viene destinata a fornitori privati, mentre il Servizio sanitario nazionale copre il
73,1% della spesa complessiva, contro oltre l’80% della media Ue. Nel confronto europeo l’Italia resta indietro: la copertura pubblica è all’85,9% in Germania e all’84,4% in Francia, mentre la spesa diretta delle famiglie arriva al 23,6%, contro meno del 15% nella media europea, l’11,1% tedesco e il 9,3% francese. A pagare di più sono i cittadini, spesso per aggirare liste d’attesa e rigidità del sistema: la spesa diretta resta intorno al 2% del Pil, mentre cresce il ruolo di assicurazioni e fondi sanitari. La raccolta del ramo malattia ha raggiunto 3,9 miliardi nel 2023 (+42% dal 2018) e gli iscritti ai fondi sono triplicati, da 5,8 a
16,3 milioni. Una crescita sostenuta anche dal fisco, con oltre 6 miliardi tra detrazioni e agevolazioni, concentrati sui redditi medio-alti.

La guerra (nell’area del Medio Oriente) cambia lo scenario globale dell’economia: emergono rischi per la crescita e per l’inflazione, ma soprattutto per il mercato dell’energia. «Le tensioni con l’Iran, acuitesi nella primavera del 2025, si sono trasformate in un confronto militare di ampia portata che oggi coinvolge il Medio Oriente, un’area cruciale per l’approvvigionamento globale di energia e di materie prime essenziali». Il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, lo dice nella relazione all’assemblea ordinaria dei partecipanti: «Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione. Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi». Panetta ricorda che «l’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche. Più in generale, si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto». In questo contesto, nel 2025 l’attività economica nell’area dell’euro mostrava segnali di rafforzamento, sostenuta dalla ripresa degli investimenti e dal consolidamento dei consumi: «Anche in Italia la crescita del Pil è stata trainata dagli investimenti e dal recupero del potere d’acquisto delle famiglie. Lo scorso dicembre si prevedeva che la domanda interna avrebbe continuato a fornire un contributo positivo nell’anno in corso e in quelli successivi». Sugli effetti della crisi rispetto alla crescita Bankitalia venerdì prossimo renderà note le previsioni nel Bollettino economico.
Secondo il Rapporto Fondazione Randstad sono altamente esposti all’intelligenza artificiale circa 10,5 milioni di lavoratori, in particolare tra le professioni meno qualificate come artigiani, operai e impiegati d’ufficio. Per questi profili, l’AI sostituirà singoli task svolti o si integrerà in modo complementare, comportando una successiva evoluzione delle competenze. Si tratta di una platea importante: parliamo del 43% dell’occupazione totale in Italia (24.181.000 unità, secondo l’ultimo dato Istat, gennaio 2026). Per poco più di 7,8 milioni di lavoratori l’impatto dell’AI è stimato “basso”, per altri 4 milioni “medio”. L’AI creerà anche nuove opportunità di lavoro specializzato per profili come data scientist, ingegneri di machine learning, esperti di sicurezza informatica. E potrebbe aiutare a compensare il calo demografico per cui si stimano 1,7 milioni di lavoratori in meno entro il 2030.
Nel giorno in cui scade l’ultimo termine per le imprese (anche per turismo e pesca) per sottoscrivere una polizza sulle catastrofi naturali, l’Ivass (l’Authority delle assicurazioni) mette online la prima rilevazione dei prezzi di queste coperture. La statistica, consultabile provincia per provincia con un file excel, risponde all’esigenza di fornire alle imprese dati aggiornati in linea con quanto previsto dalla normativa che attribuisce al Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, in collaborazione con l’Ivass, il compito di controllare l’andamento dei premi. Si va da zone molto care come Reggio Emilia dove le tariffe medie vanno da 158 euro a 350 euro (con punte fino a 590 euro) a zone meno a rischio come Sassari dove la forchetta scende tra 42 e 123 euro. L’Authority avvisa anche che i premi riportati nella rilevazione non devono essere considerati alla stregua di preventivi che vanno invece richiesti alle compagnie.