Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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La mediazione civile mette pace in famiglia: successioni, patti di famiglia e divisione, insieme con diritti reali e comodato, sono le materie in testa alla graduatoria degli accordi raggiunti sul totale dei procedimenti Adr (alternative dispute resolution). In generale l’accordo fra le parti scatta nel 53,1% dei casi quando i litiganti decidono di proseguire dopo il primo incontro, mentre si ferma al 30,6% se si considera il totale dei procedimenti in cui compare l’aderente. La conciliazione, tuttavia, ha più successo nelle liti di valore più modesto. Ammontano a oltre 136 mila i procedimenti di risoluzione stragiudiziale iscritti nel 2025, concentrati soprattutto nel Centro Italia (30,7%): seguono Sud (23,8), Nord-Ovest (21,4%), Nord-Est (14,9), Isole (9,2). La modalità di procedura online supera quella in presenza: il 51% contro il 38% degli iter definiti. Piace la difesa tecnica: altissima la presenza dell’avvocato anche nelle mediazioni volontarie, pari al 91% per la parte che propone la conciliazione all’83% per chi aderisce. Boom di istanze per il gratuito patrocinio in favore delle parti. Divisioni, successioni e condominio, poi, sono le materie controverse in cui le parti decidono maggiormente di proseguire il percorso verso la pace, dopo il primo incontro. Insomma: una crescita lenta ma costante, con volumi superiori al pre-pandemia, trainata dalla riforma Cartabia. È quanto emerge dalla relazione sulla mediazione nel 2025 pubblicata dalla Dg di Statistica del ministero della Giustizia.
Sanzionato subito chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale (IA) per trattare illecitamente dati personali. E ciò anche se si usano i sistemi di IA (come quelli per i settori ad alto rischio), per i quali non sono ancora efficaci gli obblighi e i divieti del regolamento Ue sull’IA n. 2024/1689 (“AI act”). In sostanza, per chi viola le norme del regolamento europeo sull’IA, il pericolo di sanzioni amministrative (oltre quelle penali) è attuale ed incombente. E si tratta di sanzioni che, tra l’altro, rischiano di lievitare, con probabile lesione del principio del “ne bis in idem”, per tutte le norme dell’AI Act (non solo per quelle relative ai settori ad alto rischio) e ciò dalla data in cui le stesse sono effettivamente operative. Ci sono, infatti, le sanzioni di competenza dell’Acn (Agenzia per la cybersicurezza nazionale) per la violazione degli obblighi dell’AI Act (ad esempio, assenza di supervisione umana, scarsa qualità dei dati di addestramento, ecc.) e, per lo stesso fatto, se con l’IA sono elaborati dati personali, ci sono anche quelle del Garante della privacy, per violazione delle norme del Gdpr (regolamento UE sulla protezione dei dati n. 2016/679)
Le indennità aggiuntive di buonuscita erogate dal Fondo di assistenza per i finanzieri devono essere assoggettate allo stesso regime fiscale del trattamento di fine rapporto, con applicazione dell’abbattimento dell’imponibile previsto dall’articolo 19, comma 2-bis, del Tuir. Laddove, infatti, l’imposizione sia stata operata senza la riduzione prevista dalla norma, ne conseguirà il diritto al rimborso dell’Irpef trattenuta in eccesso. Sono i canoni riconosciuti dalla Cgt di I grado di Latina (presidente De Angelis, relatore Poli) nella sentenza n. 235/2026, depositata lo scorso 27 febbraio
Il terrazzo è bene condominiale comune, in quanto assolve alla funzione di copertura dei vani sottostanti. Serve, quindi, un titolo ad hoc perché si possa rivendicarne la proprietà o l’uso esclusivo. Il chiarimento arriva dall’ordinanza n. 5253 del 9 marzo 2026 della Corte di Cassazione, intervenuta su un tema che si presta a differenti dubbi, visto anche l’interesse verso i terrazzi. La loro presenza attribuisce sicuramente un notevole pregio all’unità immobiliare, come rilevato da una ricerca di Immobiliare.it, secondo cui acquistare una casa con terrazzo costa, in media, circa 120 euro/mq in più rispetto a una senza; ma, al contempo, carica il proprietario di maggiori responsabilità. La proprietà o l’uso esclusivo del terrazzo non escludono che esso sia spesso chiamato a svolgere una funzione comune a tutti coloro che abitano nell’edificio. Se esso copre, anche parzialmente, i locali sottostanti, il proprietario può, per esempio, essere chiamato a concorrere nel risarcimento dei danni in caso di infiltrazioni da acqua piovana.
Cancellazioni di voli, soggiorni annullati o viaggi saltati all’ultimo momento sono eventualità sempre più frequenti, che pongono il problema di capire quali siano i diritti dei viaggiatori e in quali casi sia possibile ottenere un rimborso o un’assistenza. Il quadro normativo, articolato tra regole europee e discipline nazionali, prevede diverse forme di tutela che variano in base alla tipologia di servizio acquistato e, soprattutto, alle cause dell’annullamento o del disservizio. Dalla responsabilità delle compagnie aeree alle condizioni contrattuali delle strutture ricettive, fino alle regole sui viaggi tutto compreso, le garanzie cambiano sensibilmente quando entrano in gioco circostanze eccezionali. È il caso, per esempio, delle crisi internazionali e dei conflitti armati, che possono rendere impossibile o rischioso viaggiare e incidere in modo diretto sull’estensione dei diritti riconosciuti ai passeggeri
Il rischio Cybersecurity è sempre più diffuso e a farne le spese non sono solamente la grandi strutture o le PA, ma anche le pmi. Una recente indagine sul fenomeno, il «Cisco Cybersecurity Readiness Index 2025», evidenzia che il 33% delle pmi italiane ha subìto almeno un attacco informatico nell’ultimo anno, mentre l’80% segnala una significativa carenza di specialisti in sicurezza informatica. Tuttavia, il 97% delle aziende intervistate ha dichiarato l’intenzione di aggiornare o ristrutturare le proprie soluzioni di cybersecurity entro i prossimi due anni. Porte d’ingresso degli attacchi sono hardware e software obsoleti, la non disattivazione di funzionalità e plugin non necessari, l’impiego di antivirus, firewall e policy di dominio rivisti e aggiornati e l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale. A questi vanno aggiunte competenze interne più specifiche e la collaborazione con partner specializzati in cybersecurity. In questo scenario, il ruolo degli studi legali si è ampliato significativamente, evolvendo dalla mera gestione degli incidenti alla prevenzione e alla governance integrata del rischio cyber.

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C’è una domanda che rimbalza nelle stanze dei legislatori europei, nei laboratori della Silicon Valley e nei convegni di palazzo: come controllare l’intelligenza artificiale. E soprattutto, secondo quali valori. L’AI Index 2025 di Stanford — una delle più autorevoli fotografie annuali dello stato dell’arte dell’intelligenza artificiale — lo dimostra con i numeri: nel 2024 negli Stati Uniti sono state introdotte 59 nuove regolamentazioni federali legate all’IA, più del doppio dell’anno precedente, emanate da 42 agenzie diverse. A livello globale, le menzioni dell’IA nei procedimenti legislativi di 75 paesi sono cresciute del 21,3% nel 2024, arrivando a quota 1.889: nove volte il dato del 2016. La spinta economica è impressionante: gli investimenti privati globali in IA hanno raggiunto i 252,3 miliardi di dollari nel 2024 (+44,5%), con la sola intelligenza artificiale generativa a 33,9 miliardi — oltre otto volte i livelli del 2022. Il 78% delle organizzazioni dichiara di usarla, contro il 55% dell’anno precedente. Ma a questa corsa non corrisponde una parallela maturità etica: la cybersicurezza è considerata rischio rilevante dal 66% delle aziende, ma solo il 53% agisce per mitigarla. La conformità normativa preoccupa il 63%, ma solo il 50% lavora per garantirla. Nel 2024 gli incidenti causati dall’intelligenza artificiale sono cresciuti del 56,4% rispetto al 2023: riconoscimenti facciali errati, chatbot pericolosi per minori, deepfake di persone decedute. Segnali di un ecosistema che cresce più velocemente della sua capacità di autoregolarsi. Sul fronte del lavoro, in Italia, Fondazione Randstad AI & Humanities stima che circa 10,5 milioni di lavoratori italiani siano altamente esposti al rischio di automazione.

Crescere e far crescere. Al netto del terremoto scaturito dalla guerra in Iran, che ha seminato il panico sui listini e tra le imprese, Pietro Giuliani non riesce «a vedere grigio» e mette in fila una serie di tappe che quest’anno andranno ad accrescere il potenziale di Azimut, il gestore di risparmio di cui è presidente e fondatore e che ha chiuso il 2025 con un utile «superiore alle attese» a 526 milioni. La prima è l’espansione oltre confine, da sempre il sestante di Azimut: «Confermo con maggiore convinzione che apriremo in un altro Paese in Asia prima della fine dell’anno», annuncia Giuliani. «Stiamo continuando a svilupparci in Egitto, dove abbiamo 800 mila clienti e poi in Marocco dove anche lì siamo entrati con l’acquisizione di una partecipazione di minoranza in due società di Red Med Capital, una delle principali banche d’investimento indipendenti del Paese».
L’intelligenza artificiale entra nei processi bancari, i clienti diventano sempre più digitali e il mobile si consolida come canale dominante. È lungo queste direttrici che si muove oggi la trasformazione del settore. I dati del Rapporto Abi Lab 2026, «Scenario e trend del mercato Ict per il settore bancario», confermano una crescita strutturale dell’utilizzo dei canali digitali: tra il 2020 e il 2024 i clienti attivi su app sono aumentati del 129%, mentre il digital onboarding (il processo di attivazioni dei servizi da remoto, come l’apertura di un conto corrente) è ormai disponibile nel 78% delle banche.
«Sempre meno confronti, sempre più consulenza». È il mantra ripetuto da Facile.it, che spiega che cosa stia diventando quello che, a questo punto fino a poco tempo fa, veniva chiamato comparatore online, leader di mercato in Italia. «Siamo diventati un broker multicanale abilitato dalla tecnologia», è la nuova definizione data da Maurizio Pescarini, amministratore delegato dell’azienda da ottobre 2023, che con lui ha portato avanti un piano industriale ambizioso e sta raggiungendo gli obiettivi prefissati. Ma che cosa significa, in concreto, questa evoluzione? Facile.it — dal 2022 di proprietà del fondo di private equity statunitense Silver Lake Partners — è nato come comparatore online, appunto, ma oggi oltre al sito web («che conta 5 milioni di visitatori al mese», sottolinea Pescarini) l’azienda offre diversi punti di contatto con il consumatore: i negozi di proprietà, i punti vendita in partnership esclusiva, gli agenti plurimandatari, una rete di consulenti specializzati, perfino la distribuzione in concessionari auto. «Non vogliamo spingere il cliente a spostarsi tra un canale e l’altro, ognuno è libero di scegliere in quale si trova più a suo agio — spiega l’amministratore delegato —. Alla multicanalità si aggiunge la parte di brokeraggio che, a differenza di un comparatore, offre valore aggiunto, gestione diretta e continua delle relazioni col cliente, assistenza nel ciclo di vita del prodotto»
Accelerazione tecnologica connessa all’intelligenza artificiale, il contesto geopolitico pieno di turbolenze e nuove relazioni diplomatiche, aspettative di business legate alle esigenze sempre più sofisticate dei clienti: sono queste alcune delle sfide che stanno generando cambiamenti significativi nel panorama dell’attività degli studi e dei dipartimenti legali delle aziende. Un panorama che emerge dal «EY Law General Counsel Study 2025» la ricerca che ha coinvolto 60 General Counsel e Chief Legal Officers di alcune delle più rilevanti organizzazioni italiane. L’indagine rivela che nel contesto attuale le principali priorità e sfide per i dipartimenti legali sono: regulatory compliance (68%), abilitazione del business tramite l’intelligenza artificiale generativa (65%), retention e sviluppo dei talenti (55%) e riduzione dei costi (47%)
Nella perenne lotta tra pirati informatici e cyberpoliziotti si è inserito un terzo attore: i sistemi di intelligenza artificiale. Usati dai primi per mettere in atto nuove modalità di incursioni, dai secondi per difendersi. L’Italia non si sottrae al crescente trend di attacchi, sempre più sofisticati e intensi. Si tratta, in particolare, di deepfake, con immagini e video manipolati, e di ransomware, il software dannoso che blocca l’accesso a computer, documenti o dispositivi mobili crittografandoli, con la richiesta di riscatti economici in cambio delle informazioni rubate. Il Rapporto Clusit 2026, l’associazione italiana per la Sicurezza informatica, rivela che il 2025 ha segnato il record storico per la criminalità informatica. Nel mondo gli attacchi sono cresciuti del 49% rispetto all’anno precedente, arrivando a 5.265 casi gravi. Il maggior numero registrato fino a oggi. L’Italia si conferma un bersaglio in primo piano nel panorama globale.

Il 20 settembre 2025 tre importanti aeroporti europei andavano contemporaneamente in tilt: cancellazioni e ritardi affollavano i tabelloni delle partenze di Bruxelles, Londra (Heathrow) e Berlino. Non si trattava di guasti tecnici isolati, ma di un unico attacco al fornitore dei sistemi di check-in e imbarco dei tre scali, Collins Aerospace. Una cosa simile si era già verificata in Italia, quando l’offensiva a PluService – provider tecnologico di piattaforme come myCicero/MooneyGo e di diversi operatori del trasporto pubblico – aveva generato effetti a catena su app e sistemi di biglietteria. «I criminali informatici hanno preso sempre più di mira fornitori terzi, come i servizi digitali, molto probabilmente per ottimizzare l’efficacia dei propri attacchi», si legge nell’ultima relazione annuale dell’Enisa, l’agenzia di cybersicurezza dell’Unione europea. Un problema non da poco, soprattutto in momenti di forte instabilità geopolitica. Lo si è visto con i diversi attacchi di cyberspionaggio condotti da Salt Typhoon – gruppo di hacker legato alla Cina – che ormai da anni punta alle reti di telecomunicazione e ad altri settori critici statunitensi (in alcuni casi riuscendo a entrare in possesso di dati governativi). L’Ue si sta muovendo di conseguenza: a fine gennaio la Commissione ha presentato un nuovo pacchetto di norme sulla cybersecurity, con un lungo capitolo teso a rafforzare le catene di approvvigionamento Ict, vale a dire l’insieme di hardware, software, reti e servizi, che consentono al “sistema Europa” di funzionare. «Ci troviamo nel bel mezzo di una guerra ibrida.
La Corte di cassazione (sentenza n. 4945/2026) ha stabilito che la scuola non è automaticamente responsabile se uno studente si fa male durante l’ora di educazione motoria. L’attività sportiva a scuola va vista come parte di un percorso educativo, dove si imparano gioco di squadra, fiducia nei compagni, rispetto delle regole e dell’avversario. Secondo la Corte, la responsabilità della scuola scatta solo se il danno è causato da un comportamento illecito di un altro studente e se la scuola non ha adottato misure adeguate per garantire la sicurezza, come una corretta vigilanza dell’insegnante o regole chiare durante il gioco. Per i giudici non è considerato illecito il comportamento normale durante una partita o un gioco, anche se porta a un infortunio, purché non ci sia violenza eccessiva o volontà di far del male.
È legittimo il licenziamento di un dipendente che – vittima di una truffa informatica – dispone un pagamento, arrecando un danno patrimoniale all’azienda. Così si è espressa la Cassazione nell’ordinanza 3263 pubblicata il 13 febbraio 2026. La Corte ha definito i confini entro cui l’errore di un dipendente vittima di phishing possa essere giustificato. Il caso riguardava un’addetta alla contabilità che era stata licenziata per aver effettuato un pagamento sulla base di una richiesta contenuta in una e-mail apparentemente riconducibile al presidente della società, rilevatasi poi una truffa.
Dal risarcimento del danno (non patrimoniale) da perdita del rapporto parentale – richiesto al datore di lavoro dai congiunti di un dipendente deceduto a seguito di una malattia professionale – non può essere defalcato il valore (capitalizzato) della rendita Inail che già percepiscono in quanto superstiti (prevista dall’articolo 66, n. 4, del Dpr 1124/1965). Lo ha stabilito la Cassazione che, con l’ordinanza 2624/2026, torna a occuparsi della “compensatio lucri cum damno”, ossia della necessità di calcolare il risarcimento detraendo il valore degli indennizzi che il danneggiato ha conseguito per effetto del fatto dannoso imputabile al responsabile civile.
Quando, nel contenzioso per i danni causati da emotrasfusioni con sangue infetto, si pone il tema della compensazione tra l’indennizzo per i danneggiati previsto dalla legge 210/1992 e il risarcimento del danno, l’onere di provare il fatto costitutivo dell’eccezione di compensatio lucri cum damno grava su chi la solleva ed è soggetto alle preclusioni del primo e del secondo grado. Tuttavia, quando è lo stesso attore a dichiarare di aver percepito l’indennizzo, è suo onere provarne l’entità. Lo ha chiarito la Cassazione che, con l’ordinanza 2052/2026, ha preso posizione sulla distribuzione dell’onere della prova in materia di compensatio lucri cum damno.