La guerra in Medio Oriente riporta il rischio cyber al centro dell’attenzione dei mercati e del settore assicurativo, con un aumento delle attività malevole ma, finora, senza grandi sinistri assicurativi dichiarati. Secondo un Insurance Brief di S&P Global Ratings, le tensioni geopolitiche stanno alimentando un contesto di minaccia più intenso, mentre resta elevata l’incertezza sugli impatti futuri su economie, catene del valore e condizioni di credito.

I provider di cyber‑risk analytics segnalano un incremento delle azioni da parte di threat actor e gruppi hacktivisti legati al conflitto, tra attacchi DDoS, campagne di phishing e tentativi di intrusione nei sistemi aziendali e nelle infrastrutture critiche. Per ora, la maggior parte degli incidenti ha causato interruzioni operative senza tradursi in perdite assicurate di rilievo direttamente riconducibili alla guerra in Medio Oriente, ma S&P sottolinea che la situazione è fluida e potrebbe intensificarsi soprattutto nella fase successiva al conflitto armato.

Il report richiama l’attenzione su tre vulnerabilità chiave per assicuratori e riassicuratori: incertezza nei sinistri, rischio sistemico e esposizione operativa. Sul piano contrattuale, le polizze cyber contengono di norma clausole di esclusione per i danni derivanti da guerra tra Stati sovrani, ma l’attribuzione di un attacco risulta spesso complessa quando sono in gioco gruppi proxy, hacktivisti o soggetti sostenuti indirettamente da governi. Questo può alimentare controversie sulla copertura in caso di eventi di grande portata e mettere alla prova le formulazioni di polizza.

In parallelo, la natura intrinsecamente sistemica del rischio cyber espone i portafogli a possibili eventi di accumulo: un singolo attacco a software diffusi, provider di servizi o infrastrutture digitali può colpire simultaneamente molte imprese e linee di business in più Paesi. Anche le stesse compagnie di assicurazione e riassicurazione sono esposte, dato il forte affidamento sui sistemi digitali e la gestione di grandi volumi di dati sensibili di clienti e investitori.

Negli ultimi anni il mercato ha iniziato a reagire, affinando le clausole relative a guerra e attività cyber sponsorizzate da Stati per delimitare meglio i confini della copertura. Gli schemi di sottoscrizione integrano sempre più strumenti di analisi sul rischio cyber, intelligence sulle minacce e valutazioni del contesto geopolitico, per comprendere meglio l’esposizione sistemica. Tuttavia, rimane ampia la “protection gap”: molte aziende sono ancora prive di una protezione assicurativa adeguata a fronte di una dipendenza digitale crescente.

Per S&P, le tensioni internazionali potrebbero spingere al rialzo la domanda di coperture cyber, affiancate da soluzioni alternative di trasferimento del rischio e da partnership pubblico‑private per ridurre gradualmente il gap di protezione. Dal punto di vista del merito di credito, l’attenzione resta concentrata su tre fattori: pratiche di risk management, diversificazione dei portafogli e resilienza operativa delle compagnie. Gli attacchi più recenti collegati alle tensioni geopolitiche non hanno ancora avuto impatti sui rating, ma uno scenario di escalation prolungata o un grande evento sistemico potrebbe aumentare la volatilità dei sinistri e innescare dispute interpretative sulle esclusioni di guerra.

Nel complesso, S&P Global Ratings vede nella guerra in Medio Oriente un ulteriore segnale dell’intreccio sempre più stretto tra cyber risk, geopolitica e assicurazione. La capacità del settore di mantenere portafogli resilienti passerà da un lato per condizioni contrattuali chiare e sottoscrizione prudente, dall’altro per presidi operativi robusti che proteggano anche le infrastrutture digitali degli stessi assicuratori.

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