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Il mercato promuove i conti 2025 di Generali. Il titolo del leone ha chiuso in rialzo di quasi l’1,5% in una giornata di mercato negativo grazie a risultati che gli analisti hanno giudicato solidi e, nel caso del dividendo di 1,64 euro, persino superiori alle previsioni. I premi lordi sono saliti del 3,6%, sfiorando i 100 miliardi grazie alla spinta del Danni (+7,6%) e alla super raccolta nel Vita. Il risultato operativo di 8 miliardi e l’utile netto normalizzato di 4,3 miliardi sono i migliori di sempre. Nei prossimi mesi il business assicurativo dovrà fare i conti con l’impatto del conflitto e le tensioni nel private credit. Il ceo Philippe Donnet ne ha parlato con ClassCNBC, anticipando la strategia per il futuro, dal risparmio gestito ai piani per la distribuzione agli azionisti.
Generali Assicurazioni ha chiuso il 2025 con un utile netto normalizzato record di 4,3 miliardi (+14,5%), il risultato operativo migliore di sempre, pari a 8 miliardi (+9,7%), e una posizione di capitale ben solida (con il solvency II al 219%). Con la racconta netta vita, pari a 13,5 miliardi, che è stata la più alta raggiunta tra tutte le compagnie assicurative europee. Risultati che hanno consentito al gruppo guidato dal ceo Philippe Donnet di annunciare un buyback da 500 milioni (che sarà votato dalla prossima assemblea del 23 aprile a Trieste) e soprattutto di pagare un dividendo in crescita del 14,7%, a 1,64 euro, superiore alle attese. Gli analisti nella parte alta del consensus avevano fissato l’asticella massima a 1,62 euro. Non stupisce quindi che i numeri hanno dato sprint al titolo a Piazza Affari dove Generali che è riuscita a guadagnare l’1,5% a 33,63 euro, nonostante il trend negativo della borsa di Milano (-0,7%).
Consob e Banca d’Italia potranno ordinare la sospensione temporanea della sottoscrizione, del riacquisto e del rimborso delle quote o azioni dei fondi qualora sussistano rischi per la tutela degli investitori o per la stabilità finanziaria. Il Consiglio dei ministri del 10 marzo scorso ha approvato in esame definitivo il decreto legislativo per il recepimento della direttiva Ue 2024/927 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 marzo 2024, che modifica le direttive 2011/61/Ue e 2009/65/Ce per quanto riguarda gli accordi di delega, la gestione del rischio di liquidità, le segnalazioni a fini di vigilanza, la fornitura dei servizi di custodia e di depositario e la concessione di prestiti da parte di fondi di investimento alternativi.

In Italia i pagamenti digitali hanno continuato a crescere l’anno scorso, dopo il sorpasso sul contante del 2024. Raggiungono la soglia dei 518 miliardi di euro (+7% e pari al 45% dei consumi) ma a indirizzare la corsa ci sono diversi fattori, alcuni a sorpresa. Smartphone e dispositivi tech indossabili, per esempio, si rivelano non solo una moda ma un trend consolidato che vale ora 84,9 miliardi di euro, in crescita del 45%, secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. I cosiddetti innovative payments arrivano così a generare il 16% del totale dei pagamenti digitali e si muovono nella cornice più ampia dei pagamenti contactless sulla soglia dei 323 miliardi di euro (+11%) tra carte, smartphone o wearable (come i cellulari intelligenti).
Nello stabilire l’importo della cauzione definitiva nelle gare per i servizi tecnici occorre riferirsi non al ribasso offerto in termini assoluti, ma al ribasso proporzionato all’intero importo a base di gara. Lo chiarisce il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con il parere n. 3850 sempre del 2/3/2026, risolvendo un problema di mancato coordinamento fra la disciplina sui ribassi nelle gare di servizi di ingegneria e architettura e l’art. 117 del codice appalti (d. lgs. 36/2023). Infatti in base all’art. 41, comma 15-bis del codice appalti l’importo a base di gara deve essere suddiviso in due quote: una fissa pari al 65% e una, pari al 35%, assoggettabile a ribasso; l’articolo 117 del Codice prevede che la cauzione definitiva a tutela dell’adempimento del contratto è pari al 10% dell’importo contrattuale come risultante dall’aggiudicazione del contratto, percentuale che deve essere incrementata, nel caso di ribassi superiori al 10%, di tanti punti percentuali quanti sono quelli eccedenti il 10%, ovvero di due punti percentuali in caso di ribassi superiori al 20%.
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