Dal backstop pubblico USA ai timori dei risk manager globali: la fragilità delle supply chain è ormai un rischio sistemico che ridisegna gli equilibri mondiali

di Leandro Giacobbi

Nelle rassegne stampa internazionali è comparso il comunicato che la DFC statunitense riassicurerà le perdite marittime nel Golfo fino a 20 miliardi di dollari su base continuativa (on a rolling basis). Si tratta di un intervento “forte” della Presidenza USA, nella persona del Segretario del Tesoro Scott Bessent, per contribuire a stabilizzare il commercio internazionale marittimo nella ragione del Golfo.

Contestualmente, Allianz Commercial, nel report 2026 “Business Black Swans” (un report che ha intervistato 3.338 risk manager e manager aziendali in quasi 100 paesi, chiamati a indicare gli scenari di “cigno nero” più plausibili nei prossimi cinque anni per il proprio business) pone al vertice delle preoccupazioni la paralisi globale delle supply chain dovuta a un conflitto geopolitico che coinvolga più grandi economie. Coincidenza incredibile se si pensa che la raccolta dei dati del report di Allianz è cronologicamente antecedente alla guerra in Iran con tutta la sua estensione nell’area medio-orientale.

La concomitanza tra questi due elementi – l’intervento straordinario della DFC e le evidenze del report Allianz – non è casuale, ma rappresenta un segnale chiaro della fase storica che stiamo attraversando: la convergenza tra rischio geopolitico, rischio sistemico digitale e vulnerabilità delle supply chain globali.

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