Dal report KPMG 2025 “Industrial Manufacturing and Automotive CEO Outlook” emerge l’immagine di due settori in trasformazione profonda, fra opportunità di crescita e forte complessità gestionale. I CEO intervistati (1.350 in 11 paesi tra cui anche l’Italia e 12 settori chiave, tra agosto e settembre 2025) sono complessivamente ottimisti sul futuro delle rispettive industrie, ma più cauti quando guardano alla capacità della propria azienda di tenere il passo con la trasformazione richiesta da elettrificazione, digitalizzazione, AI, volatilità delle supply chain e tensioni geopolitiche.

Un primo elemento chiave è il “paradosso” della fiducia: oltre l’80% dei CEO si dice fiducioso sulle prospettive di crescita del settore, ma la quota scende quando si parla della propria impresa, segno di una consapevolezza lucida delle difficoltà di attuazione della strategia.

Il report mostra come i CEO di automotive e manifatturiero vivano il proprio ruolo come profondamente diverso rispetto a pochi anni fa: non si tratta più soltanto di garantire la gestione operativa e finanziaria dell’azienda, ma di assumere il ruolo di registi della trasformazione, chiamati a leggere in anticipo i possibili scenari, guidare il cambiamento culturale interno e prendere decisioni rapide in contesti incerti. Nelle loro priorità rientrano sempre di più la capacità di fare scenario planning strutturato, di identificare, prioritizzare e gestire i rischi, di comprendere le implicazioni delle norme nei diversi mercati e di padroneggiare le tecnologie emergenti – in particolare quelle legate alla digitalizzazione e all’AI – per orientare strategia, investimenti e modelli di business​.

Sul fronte delle performance, i driver di redditività individuati sono abbastanza chiari: eccellenza produttiva e di processo, nuovi modelli di business e supply chain più robuste e ottimizzate.

La resilienza della catena di fornitura è la priorità operativa numero uno per entrambi i settori, alla luce di guerre commerciali, costi energetici, scarsità di materie prime e riallineamento geografico degli scambi.

L’appetito per M&A resta elevato: circa la metà dei CEO prevede operazioni di rilievo per acquisire tecnologie, capacità digitali e posizionarsi in aree ad alta crescita (difesa, energia, ecc.).

La tecnologia – in particolare l’AI generativa e l’agentic AI – è al centro delle strategie: una larga maggioranza dei CEO considera l’AI una priorità di investimento e prevede di allocare il 10–20% del budget in questo ambito nei prossimi 12 mesi. L’aspettativa è di un ritorno sull’investimento relativamente rapido (1–3 anni), grazie a guadagni di efficienza, produttività e migliore qualità delle decisioni lungo l’intera catena del valore, dalla fabbrica alla back‑office, fino ai servizi. Allo stesso tempo il report evidenzia un gap tra ambizione e capacità reale: molti CEO dichiarano fiducia nella preparazione dei dati e nelle competenze interne, ma faticano ad attrarre e trattenere talenti e a colmare il divario tra skill attuali e quelli che sarebbero necessari.

Un altro asse centrale è quello etico‑regolatorio: questioni come bias algoritmici, uso dei dati dei lavoratori, lentezza delle regole in materia di AI e differenze normative tra mercati sono percepite come barriere importanti all’adozione su larga scala. Di qui l’enfasi su governance, explainable AI, compliance e cyber‑sicurezza, con livelli di preoccupazione molto alti per frodi, furto d’identità, privacy e attacchi informatici.

Infine, sostenibilità e geopolitica vengono lette non solo come vincoli, ma come leve strategiche. Una quota crescente di CEO integra ormai i costi e il ritorno degli investimenti “green” nelle decisioni di capitale, anche se questa integrazione non è ancora universale. Si rafforza l’idea della sostenibilità come driver di valore (riduzione costi, accesso a energia più stabile, nuovi prodotti e modelli “circolari”), mentre l’AI viene vista anche come abilitatrice del percorso di transizione energetica, grazie all’ottimizzazione di consumi, emissioni e catene del valore.

In sintesi, il report racconta due settori che vedono il futuro con fiducia, ma sanno di giocarsi la competitività sulla capacità di trasformarsi rapidamente: investire in AI e dati, rendere resilienti le supply chain, gestire i rischi geopolitici e regolatori, integrare davvero la sostenibilità nel core business e colmare il gap di competenze saranno le leve decisive per i CEO nei prossimi anni.

© Riproduzione riservata