Le insurtech hanno spesso portato vantaggi agli assicuratori come “partner”, ma secondo un sondaggio condotto da GlobalData, gli addetti ai lavori le considerano ora potenziali competitor degli operatori tradizionali, tanto che quasi un terzo degli intervistati ritiene che la sfida più grande nei prossimi due anni proverrà dalle insurtech, davanti ai concorrenti esistenti, ai fornitori di Big Tech, alle banche e ai nuovi operatori.

Finora le insurtech sono state soprattutto partner degli assicuratori tradizionali,  collaborando su IoT, intelligenza artificiale, servizi digitali, sfruttando le competenze tech senza prendersi in carico capitale, regolazione e brand reputation tipici di una compagnia. Proprio questa specializzazione consente alle insurtech di essere molto forti su nicchie specifiche (es. integrazione IoT, journey digitali, pricing dinamico), con un livello di competenza spesso superiore a quello delle imprese tradizionali su quei singoli ambiti.

Nonostante le barriere all’ingresso (regolazione, fiducia, capitale), alcune insurtech stanno dimostrando di poter competere: il caso citato è Lemonade, nata nei rami property, poi estesa all’assicurazione per i pet, nota per uso spinto di AI, customer experience e pagamenti online flessibili.

Il rischio per gli operatori tradizionali sarebbe quello di apparire “datati”: le insurtech offrono un livello di servizio digitale in linea con le aspettative dei consumatori più giovani, abituati a standard elevati in altri settori, e questo accentua la percezione di gap rispetto ai modelli tradizionali.

GlobalData conclude che le insurtech difficilmente minacceranno l’intero portafoglio delle compagnie, ma una costellazione di specialisti (es. assicurazione affittuari, polizze basate sull’utilizzo nel motor) può allargare l’offerta, frammentare il mercato e rosicchiare quote ai grandi operatori.

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