Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Al mercato non piace l’esclusione di Luigi Lovaglio dalla lista del board di Montepaschi che la banca presenterà all’assemblea del 15 aprile. Ieri il cda di Rocca Salimbeni si è riunito per approvare la rosa da 20 consiglieri (scremata da un elenco di 26 del comitato nomine) che il gruppo sottoporrà al voto dei soci. Quando questo giornale è andato in stampa la lista non era ancora stata formalizzata anche se fonti accreditate davano Fabrizio Palermo, manager espressione del secondo socio Francesco Gaetano Caltagirone (11,5%) come candidato ceo al posto di Lovaglio. Nell’elenco ci sarebbero anche l’ex Intesa Sanpaolo e Illimity Corrado Passera per il quale si era ipotizzato il ruolo di presidente, anche se sulla poltrona dovrebbe continuare a sedere Nicola Maione. Potrebbe invece essere uscito dall’elenco l’ex dirigente Unicredit Carlo Vivaldi. La lista sarebbe passata con 11 sì, 2 voti contrari (Lovaglio e Alessandra Barzaghi di Assogestioni) mentre Barbara Tadolini, entrata in cda in quota Delfin (famiglia Del Vecchio), non avrebbe partecipato al cda. E non si sarebbe resa disponibile per una ricandidatura proprio per la mancata riconferma di Lovaglio. Nella giornata della presentazione della rosa da parte del consiglio uscente, i titoli Mps e della controllata Mediobanca hanno accusato un calo dell’1,2% a 7,69 euro e dell’1,6% a 16,8 euro con minimi intraday di oltre -5% in una seduta in cui Piazza Affari invece ha guadagnato quasi due punti percentuali, con le banche in forte spolvero.
Ieri la seconda giornata del 130° Consiglio Nazionale della Fabi si è concentrata su uno dei temi destinati a ridisegnare profondamente il settore del credito: l’impatto dell’intelligenza artificiale sul futuro del lavoro bancario. Un confronto che ha messo al centro non solo le opportunità tecnologiche ma anche le responsabilità delle banche rispetto alle scelte occupazionali e strategiche che accompagneranno questa trasformazione. Ad aprire i lavori è stato il segretario della Fabi Lando Maria Sileoni, che ha voluto chiarire fin da subito la posizione del sindacato sul rapporto tra innovazione e occupazione. «Non può esserci la scusa che l’AI ha deciso che i dipendenti devono diminuire, perché è una scelta che prende la banca. Nelle trattative per noi non potranno esserci giustificazioni per far salire il numero degli esuberi. La qualità e la gestione del credito continuerà a dipendere dalla banca. Se un credito merita di essere erogato dipenderà da chi ha l’autonomia per decidere e non dipenderà dll’AI; sarà una scelta della banca».
Finecobank vara il piano Industriale 2026-2029 che «definisce le fondamenta di un nuovo ciclo di crescita», puntando sulla «innovazione tecnologica basata sull’AI per amplificare i risultati», con utile per azione, raccolta netta e nuovi clienti visti «a un tasso di crescita annuale composto previsto low double digit». Al 2029 il piano industriale di Fineco prevede che le nuove iniziative di crescita (escludendo la nuova piattaforma paneuropea) favoriscano per il periodo 2025/2029 un incremento low double digit del tasso annuo di crescita composto (cagr) della raccolta netta e del numero di clienti totali dal +6% registrato nel periodo 2021/2025. Per quanto riguarda i costi (escludendo il nuovo business europeo) l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di Fineco aumenterà la scalabilità e produttività della banca grazie a una migliore efficienza e automazione. L’aumento dei costi operativi rallenterà da 6% nel 2026 a 4% nel 2029, sempre escludendo i costi aggiuntivi collegati alle iniziative per la crescita, che passeranno da 10 milioni nel 2026 a 5 dal 2027 al 2029.
Il 2026 del risparmio gestito italiano parte a due velocità ma in realtà, a ben guardare, potrebbe trattarsi di due facce della stessa medaglia, soprattutto quando si va a passare in rassegna il bilancio dei fondi comuni. Secondo quanto censito da Assogestioni, associazione di categoria presieduta da Maria Luisa Gota (Eurizon), a gennaio l’industria ha registrato circa 4 miliardi di euro di deflussi. Un dato che però è stato ampiamente zavorrato dalle gestioni di portafoglio istituzionali (-7,5 miliardi), mentre i fondi hanno registrato una raccolta positiva per 3,5 miliardi (di cui 3,2 dai fondi aperti). L’elemento forse più interessante è però lo spaccato dei fondi comuni. Dopo anni di trionfo assoluto dei comparti obbligazionari, infatti, il reddito fisso ha chiuso il mese con una raccolta positiva piuttosto anonima, pari a 392 milioni.
L’intelligenza artificiale non sta riducendo i posti di lavoro nell’Eurozona né dovrebbe farlo nei prossimi dodici mesi, mentre il quadro a più lungo termine resta incerto. È quanto emerge dai sondaggi condotti dalla Bce a metà e fine 2025 tra 5 mila imprese dell’area euro. «In base ai piani di assunzione delle aziende gli investimenti e l’uso intensivo dell’AI non stanno ancora sostituendo posti di lavoro», hanno osservato gli economisti Bce Laura Lebastard e David Sondermann. «Anzi, alcune aziende stanno assumendo personale, forse perché desiderano sviluppare e implementare tecnologie AI mantenendo i processi produttivi esistenti o perché l’intelligenza artificiale è un modo per aiutarle a crescere più rapidamente». Guardando al futuro, «le aziende che intendono investire nell’AI prevedono ancora di assumere più personale rispetto alle aziende che non hanno questi piani».
Il 2025 si è chiuso per Net Insurance con premi di oltre 410 milioni, in crescita del 48% rispetto all’anno prima, un utile netto di 33 milioni (+34% su base normalizzata) e un combined ratio dell’85%, «tra i migliori del mercato», sottolinea l’amministratore delegato, Andrea Battista. I numeri sono stati ampiamente superiori agli obiettivi indicati e presto la compagnia danni partecipata da Poste Italiane (58,5%) e da Ibl (39%), dovrà iniziare a lavorare al nuovo piano strategico da presentare entro fine anno, per allinearlo a quello del gruppo postale guidato da Matteo Del Fante. La crescita dell’ultimo anno è stata spinta da tutte le componenti di attività. C’è stato «l’ulteriore consolidamento della leadership di mercato nella cessione del quinto», continua Battista, «il rapido sviluppo delle polizze auto diverse dalla Rc Auto e il decollo della bancassicurazione, che ha registrato una crescita del 61%».

Continuità previdenziale per i dipendenti pubblici in aspettativa impegnati all’estero in attività di cooperazione. Gli obblighi contributivi, infatti, devono essere assolti con riferimento alle casse e ai fondi di iscrizione del dipendente al momento del collocamento in aspettativa senza assegni. Questo proprio al fine di «assicurare la continuità di iscrizione alle gestioni di provenienza». Nel caso in cui la contribuzione sia stata erroneamente versata a un ente diverso dal titolare, ma in buona fede, il contribuente non avrà problemi; anzi, sarà lo stesso ente previdenziale a dover trasferire la somma all’istituto titolare della contribuzione. È quanto affermato dall’Inps nella circolare 22 del 3 marzo, la quale illustra gli «obblighi contributivi per i lavoratori dipendenti collocati in aspettativa senza assegni impiegati all’estero nelle attività di cooperazione internazionale per lo sviluppo, ai sensi della legge 11 agosto 2014, n. 125». La circolare offre chiarimenti per il corretto assolvimento degli obblighi, prendendo come rifermento normativo la legge 125/2014, che ha attuato la riforma della cooperazione internazionale per lo sviluppo, disponendo l’abrogazione della precedente disciplina in materia di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49.

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In Italia il primo vero alt agli autovelox in tutta una provincia arriva da Napoli. Non a seguito di decisioni di giudici di pace o di Corti d’appello, ma per una sospensione decretata dalla Prefettura della terza città e dell’area metropolitana più grande d’Italia. Lo scorso martedì, il prefetto di Napoli Michele Di Bari ha congelato, fino a nuova disposizione, tutti i provvedimenti che tra il 2018 e il 2023 avevano autorizzato l’installazione dei misuratori di velocità a rilevazione automatica a Napoli e provincia, Ischia compresa. In altre parole: stop, almeno per ora, ai 67 autovelox e ai sistemi di misurazione della velocità media, censiti sul portale del Mit, che emettono verbali in automatico senza fermare il guidatore.

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Dal blocco dei transiti nello Stretto di Hormuz non sono colpite solo le petroliere, ma anche i carichi di frutta diretti dall’Italia verso Arabia Saudita e Emirati. Il turismo in entrata e in uscita non è solo fermo nei teatri di guerra, ma anche nelle nostre città dove nelle prossime settimane è attesa una pioggia di cancellazioni che può rovinare le attese della Pasqua.
L’ondata di aumenti cominciata in questi giorni sui carburanti preannuncia un picco d’inflazione più esteso, per ora in prima fila ci sono gli autotrasportatori che chiedono un aiuto al governo per frenare una stangata: per Assotir può arrivare nel 2026 a 13 mila euro per automezzo
La sindrome Mediobanca si abbatte su Luigi Lovaglio, il banchiere che cinque mesi fa portò lo scalpo di Alberto Nagel a Caltagirone e Delfin, che fin dal 2019 provavano a cambiare una gestione poco attenta al loro rango di soci forti. «Sono sereno e non mi preoccupo, ho a cuore solo il bene della banca. Il cda può fare quel che vuole, non sono legato alla poltrona:
e non credo abbiano i numeri». I numeri invece ieri c’erano, saliti per i timori di ricadute dell’inchiesta che lo coinvolge a Milano, per avere dato, dicono i La sede del Monte Paschi a Siena L’ad uscente di Mps, Luigi Lovaglio pm, «un supporto materiale fondamentale al concerto che dal 2019 al 2024 Delfin e Caltagirone hanno operato con investimenti a scacchiera in Mediobanca e Generali», in un patto occulto per controllarle, poi realizzato
tramite la scalata Mps. Ma la motivazione, all’ad, pare strumentale, ritenendosi «totalmente estraneo a ogni ipotesi di reato». Oltre al fatto che la Consob sei mesi fa non vide concerti nella scalata Mps, e il 5 dicembre il cda gli aveva rinnovato «piena fiducia». Altri fattori spiegano la caduta di Lovaglio. Da un lato hanno pesato i rapporti con l’imprenditore romano, di rado tenero con i manager e con cui non c’è mai stato feeling

Asse tra Banca Popolare del Cassinate e Gamalife. Le due realtà hanno avviato una partnership strategica nella bancassurance che prevede il collocamento dei prodotti vita, risparmio e previdenza del gruppo assicurativo attraverso la rete dell’istituto. Un istituto che può contare su 2030 soci e su 27 filiali e che potrà mettere a disposizione dei propri clienti una più vasta gamma di soluzioni assicurative scelte tra le migliori presenti sul mercato italiano sotto il profilo della performance finanziaria, delle garanzie e dei costi delle soluzioni stesse, anche grazie al contributo del motore finanziario di Goldman Sachs Asset Management che alimenta le gestioni sottostanti i prodotti GamaLife.
Sanzione tagliata di due terzi per la società condannata, in base alla disciplina sulla responsabilità amministrative degli enti, per lesioni gravi, se ripara integralmente il danno e si dota di un modello organizzativo per prevenire reati della stessa specie. La Cassazione, con la sentenza 8377/2026, pur confermando la condanna di una Srl per le lesioni gravi, subite da un operaio, accoglie il ricorso della compagine per quanto riguarda l’entità della pena. La Suprema corte, avalla dunque il sequestro di 100 quote della Srl e le misure interdittive disposte per tre mesi. Per i giudici di legittimità la responsabilità dell’ente nel reato(articolo 25 septies, comma 3 del Dlgs 231/2001) era nella mancata formazione dell’operaio nell’uso di una macchina e nella disattivazione di un dispositivo di sicurezza, per rendere più scorrevole il lavoro. E dunque nella «colpa di organizzazione» che, per l’ente, ha la stessa funzione della colpa per la persona fisica. Un risparmio di costi e di tempo che costituiscono il vantaggio e l’interesse per la società, come requisiti previsti dalla norma.
Un operatore professionale del diritto, come un avvocato, non può ignorare «che i modelli di intelligenza artificiale generativa non costituiscono banche dati giurisprudenziali cui estrarre precedenti e citazioni, bensì strumenti di generazione automatica del linguaggio fondati su meccanismi inferenziali di natura statistica e probabilistica». In caso contrario, di utilizzo almeno spregiudicato, è inevitabile la sanzione pecuniaria che colpisce i casi di colpa grave nel processo civile. Lo sottolinea il tribunale di Siracusa, con sentenza del 20 febbraio, con la quale viene sanzionata la condotta di un legale colpevole di avere citato quattro inesistenti precedenti giurisprudenziali ascritti alla Cassazione a sostegno delle proprie tesi: nessuna delle pronunce citate, dopo verifica nel Ced della Cassazione, riportava gli stralci esposti dall’avvocato.
Gli assicuratori vita puntano soprattutto su un argomento di vendita: la rendita vitalizia. Solo i prodotti assicurativi offrono una rendita fino al decesso, mentre con i piani di pagamento il denaro si esaurisce in un determinato momento. Il problema è che molte persone non vogliono una rendita vitalizia. “L’importo della rendita vitalizia non attira i consumatori”, ha affermato Lars Heermann, responsabile di divisione presso l’agenzia di rating Assekurata, mercoledì durante una conferenza stampa. In realtà, gli assicuratori vita avrebbero la possibilità di differenziarsi dalla concorrenza con offerte interessanti per la fase pensionistica. Tuttavia, c’è ancora molto da fare per sfruttare questa opportunità. Heermann ha inoltre fatto riferimento a un recente studio della FH Dortmund. In esso, i partecipanti avevano accumulato un capitale pensionistico fittizio di 50.000 euro. Potevano scegliere tra una rendita temporanea fino all’età di 85 anni di 300 euro al mese e una rendita vitalizia, la cosiddetta rendita vitalizia, da 170 a 280 euro al mese. In media, il 58% degli intervistati ha optato per la rendita temporanea. Anche con la rendita vitalizia irrealisticamente alta di 280 euro, il 46% ha preferito la rendita temporanea. Tuttavia, la rendita vitalizia deve essere notevolmente inferiore alla rendita temporanea, perché gli assicuratori si assumono il cosiddetto rischio di longevità e quindi, in determinate circostanze, devono pagare la rendita per un periodo molto lungo.