I viaggiatori d’affari si muovono in un contesto sempre più percepito come rischioso e chiedono più protezione dai datori di lavoro. Secondo il Business Travel Outlook 2026 di Zurich, basato su 4.000 viaggiatori internazionali in otto Paesi, l’80% ha subito almeno un disservizio nel 2025 e il 53% ha affrontato almeno un incidente o un’emergenza in viaggio. Il rischio non è solo logistico: il 20% ha sperimentato disastri naturali, minacce geopolitiche o disordini sociali, e il 43% dichiara di sentirsi meno sicuro nei viaggi di lavoro rispetto al passato.
La pressione è maggiore sulle generazioni giovani: una quota rilevante della Gen Z è meno sicura di come reagire in emergenza, più preoccupata per la salute mentale in viaggio e più soggetta a smarrimenti, pur viaggiando di più e mescolando spesso lavoro e tempo libero. L’81% dei rispondenti prevede di combinare business e leisure nel 2026.
Il tema ha un impatto diretto sul rapporto di lavoro: il 58% ritiene che il proprio datore di lavoro potrebbe fare di più per la sicurezza in viaggio e il 60% sarebbe disposto a lasciare l’azienda se percepisse che la propria sicurezza non è una priorità. Il rapporto sottolinea che le aziende devono investire in protezione e gestione del rischio viaggio più proattive e personalizzate, per tutelare il benessere dei dipendenti, trattenere i talenti e rafforzare la resilienza organizzativa.