Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Il presunto accordo tra Delfin e Caltagirone su Mediobanca-Generali risalirebbe al 2019 e l’ops di Montepaschi su Piazzetta Cuccia avrebbe consolidato interessi maturati nel tempo. È questa la ricostruzione che ieri il procuratore della Repubblica di Milano Marcello Viola e il procuratore aggiunto Roberto Pellicano hanno tracciato sulla scalata di Siena, in audizione davanti alla Commissione banche. L’operazione è al centro di un’inchiesta che vede indagati l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin Francesco Milleri e il ceo di Mps Luigi Lovaglio (quest’ultimo in concorso) per le ipotesi di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.
Dalla Cina al Marocco, passando per l’arabia Saudita. Sono 16 i Paesi che Sace ritiene ad alto potenziale per le imprese italiane esportatrici nel 2026. Una selezione fatta alla luce di una valutazione compiuta dalla Export Credit Agency partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze sui rischi dei singoli mercati analizzati (di credito, politico, sociale e climatico), sulla scia della linea disegnata dalla Farnesina e previo confronto con Confindustria. I mercati evidenziati da Sace già nel 2025 hanno acquistato il 6% di merci italiane in più dell’anno precedente (rispetto al 5% medio nazionale) e sono arrivati a rappresentare il 13% (83 miliardi) dei 643 miliardi di euro di valore raggiunto dall’export italiano complessivamente.
Sono stati pari a 15,5 miliardi i premi complessivi di Allianz in Italia nel 2025. Un numero che rappresenta un aumento del 14% rispetto all’anno precedente (normalizzando l’effetto della vendita della partecipazione nella jv con Unicredit), e che ha beneficiato dell’andamento positivo di tutti i segmenti. Bene è andato anche l’utile operativo che si è attestato a 1,4 miliardi (+5,6%), in crescita sia nel comparto Vita & Wealth Management sia in quello Danni, supportato da una migliore redditività tecnica. Nel Danni, in particolare, i premi sono stati 5,6 miliardi, +3,8%, con l’utile operativo è salito a 705 milioni (+8%), con un combined ratio del 90,8%.
Banco Bpm sceglie la lista del cda. Il board di Piazza Meda andrà avanti con il percorso già avviato in questi mesi, che dovrebbe portare il 6 marzo all’individuazione dei candidati selezionati per guidare la banca nel prossimo triennio. La conferma è arrivata ieri da un portavoce dell’istituto milanese, che ha fatto chiarezza anche sui prossimi passi in vista dell’assemblea del 16 aprile. Martedì 3 marzo la lista del cda dovrebbe essere votata del board uscente previa istruttoria del comitato nomine. L’elenco «sarà coerente con la composizione quali-quantitativa ottimale già approvata dai vertici della banca», ha aggiunto il portavoce. E dovrebbe riconfermare la coppia formata dal ceo Giuseppe Castagna e dal presidente Massimo Tononi.
Axa chiude il 2025 con un utile di 8,4 miliardi, in crescita del 6% rispetto al 2024 (e del 9% escluso Axa Im). I premi lordi e altri ricavi del gruppo assicurativo francese guidato da Thomas Buberl sono stati pari a 116 miliardi, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente. Il risultato operativo per azione è cresciuto a 3,86 euro (+8% sul 2024) e bene è andata l’Europa, guidata da Patrick Cohen, da cui è arrivata la fetta più consistente di utili, pari a poco meno di 3,5 miliardi (+9%). Grazie a questi risultati Axa ha deciso di riconoscere agli azionisti un dividendo di 2,32 euro per azione, in aumento 8% rispetto all’esercizio precedente, lanciando anche un programma di riacquisto di azioni proprie fino a 1,25 miliardi.
Poste Italiane chiude il 2025 con risultati record: 2,2 miliardi di utili (+10%) e 13,1 miliardi di ricavi (+4%). Traguardi arrivati in anticipo rispetto al piano 2024-2028, che hanno consentito al gruppo di aumentare del 16% la cedola pagata agli azionisti, a 1,25 euro, per un totale di 1,6 miliardi. «Un anno eccezionale», lo ha definito il ceo Matteo Del Fante che, in attesa del rinnovo del mandato con l’assemblea di aprile, ha iniziato a lavorare al nuovo piano strategico che sarà presentato entro fine anno e che accelererà sull’uso dell’intelligenza artificiale
Secondo il Market Monitor di Immobiliare.it Insights il 2025 è stato un anno favorevole per il mercato della casa in Italia con i prezzi al metro quadro in salita del 3,3%. È il risultato della riduzione dei tassi della Bce a partire da metà 2024: ciò ha consentito un accesso al credito più favorevole e infatti la domanda è cresciuta del 15,5%, mentre l’offerta ha subito una lieve contrazione (-1,3%). L’attuale stabilizzazione dei tassi, però, ha effetti sull’accesso al mercato immobiliare delle grandi città. Il prezzo medio di vendita delle case in Italia è 2.145 euro al metro quadro, che nello specifico diventa 2.589 euro per i monolocali, 2.692 euro per i bilocali e 2.284 euro per i trilocali. Ovviamente ci sono delle diversità tra regione e regione. La differenza maggiore si nota nei monolocali, dai 3.070 euro al metro quadro nel Nord-Ovest ai 1.474 euro al metro quadro nelle Isole.

Stop alla condanna per guida in stato d’ebbrezza se l’alcoltest sul conducente è eseguito ben un’ora dopo il sinistro. E quando c’è un intervallo di tempo consistente fra la condotta di guida incriminata e la misurazione della concentrazione nel sangue, affinché sussista il reato di cui all’articolo 186, comma 2, Cds, il giudice deve verificare la presenza di altri elementi indiziari: in primis il rilevamento o meno degli indici sintomatici dell’ubriachezza da parte della polizia, come l’andamento barcollante e l’alito vinoso. Per ribaltare l’assoluzione in primo grado, il giudice d’appello deve fornire una motivazione rafforzata: non può affermare il superamento della soglia di rilevanza penale senza indicare gli elementi scientifici alla base del suo convincimento. Così la Cassazione penale, sez. IV, nella sentenza 6795 del 19/2/2026.
La Corte dei conti non è obbligata ad esercitare il potere riduttivo per i funzionari e gli amministratori responsabili di danno erariale. A poco più di un mese dall’entrata in vigore della legge 1/2026 che ha riformato la disciplina della responsabilità erariale individuando proprio nel potere riduttivo vincolato uno dei propri capisaldi, la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per il Lazio, con la sentenza n. 82/2026 sovverte le prime interpretazioni emerse. Oggetto delle riflessioni, molto articolate ed ampie, della sentenza è il nuovo co. 1-octies dell’art. 1 della legge 20/1994, ai sensi del quale “Salvi i casi di danno cagionato con dolo o di illecito arricchimento, la Corte dei conti esercita il potere di riduzione ponendo a carico del responsabile, in quanto conseguenza immediata e diretta della sua condotta, il danno o il valore perduto per un importo non superiore al 30% del pregiudizio accertato e, comunque, non superiore al doppio della retribuzione lorda conseguita nell’anno di inizio della condotta lesiva causa dell’evento o nell’anno immediatamente precedente o successivo, ovvero non superiore al doppio del corrispettivo o dell’indennità percepiti per il servizio reso all’amministrazione o per la funzione o l’ufficio svolti, che hanno causato il pregiudizio”.

Con l’ordinanza 1252/2026, la Corte di cassazione ha rimesso sotto la lente la clausola dello “star del credere”, tipica dei contratti di agenzia e di commissione, in virtù della quale l’agente, oltre a non percepire alcuna provvigione per gli affari non onorati dal pagamento, deve parzialmente rifondere il preponente della perdita subita. Un tema che sembrava superato dopo la modifica introdotta nel 2000 che ha portato alla riformulazione dell’articolo 1746 del Codice civile in tema di obblighi dell’agente. La pronuncia risulta interessante per il focus sulla diversa articolazione dell’onere della prova a seconda che la dichiarazione scritta con cui l’agente si riconosca responsabile del danno per il mancato buon fine dell’affare venga qualificata quale patto dello star del credere (ormai vietato) o quale semplice ricognizione di debito in base all’articolo 1988 del Codice civile.
L’assegno ordinario di invalidità è sempre integrabile al trattamento minimo, anche nel caso di calcolo integralmente contributivo. La circolare Inps 20/2026 ha dato chiarimenti in merito all’applicazione della sentenza 94/2025 della Corte costituzionale che ha qualificato come illegittimo l’articolo 1, comma 16, della legge 335/1995 che vietava l’applicabilità dell’integrazione al minimo alle pensioni liquidate con il sistema contributivo senza però escludere l’assegno ordinario di invalidità con calcolo integralmente contributivo; il dispositivo della sentenza è efficace dal 10 luglio dello scorso anno. Prima della pubblicazione della sentenza, Inps aveva riconosciuto l’integrazione al trattamento minimo esclusivamente in favore dei beneficiari dell’assegno ordinario di invalidità liquidato tramite sistema retributivo o misto, a condizione che gli stessi fossero in possesso dei requisiti richiesti (perdita della capacità lavorativa di oltre due terzi e almeno cinque anni di contributi). Inps chiarisce che diventano ora integrabili al trattamento minimo anche gli assegni ordinari di invalidità erogati con il sistema contributivo, (per invalidi con contributi versati dopo il 1995, ovvero che abbiano optato per il metodo contributivo, o assicurati alla gestione separata Inps).
Dall’inizio dell’anno, il timore di una rivoluzione causata dall’intelligenza artificiale (IA) ha messo sotto pressione i corsi azionari di aziende dei settori più disparati. Gli investitori temono che interi modelli di business possano diventare obsoleti. Per gli assicuratori si pone la questione di quale ruolo avrà ancora la distribuzione nell’era dell’IA e di come il settore potrà mantenere l’accesso ai propri clienti. Il CEO di Allianz Oliver Bäte è comunque convinto dei vantaggi che questa tecnologia porterà alla sua azienda. “Grazie all’uso dell’IA diventeremo molto più efficienti e convenienti per i nostri clienti”, ha dichiarato il CEO del gruppo assicurativo in un’intervista al quotidiano Handelsblatt. Bäte intende automatizzare sistematicamente le attività che non creano valore aggiunto, al fine di mantenere i propri prodotti accessibili. “Sono convinto che attività come la semplice elaborazione delle informazioni diventeranno superflue in futuro”, ha affermato. Prevede una riduzione dei costi amministrativi e processi notevolmente più efficienti
Nonostante il calo dei prezzi nel settore della riassicurazione danni, il gruppo riassicurativo Munich Re ha aumentato i propri utili nell’ultimo anno. Con 6,12 miliardi di euro, il risultato consolidato è stato superiore dell’8% rispetto all’anno precedente e all’obiettivo prefissato, ma inferiore alle stime degli analisti. Questi ultimi avevano previsto in media 6,21 miliardi. Nel quarto trimestre, l’utile netto è stato di 945 milioni di euro, circa il 12% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ciò ha influito negativamente sul risultato dell’intero anno. I dati non sono stati accolti bene dalla borsa. Giovedì mattina, il titolo quotato nell’indice tedesco Dax registrava un calo del 3%. Secondo James Shuck, analista della grande banca Citigroup, attualmente ci sono molti cambiamenti in atto nel gruppo. L’utile operativo nel quarto trimestre è in linea con le aspettative, ma ci sono notevoli differenze nei singoli segmenti di attività.