Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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In tema di Iva, le prestazioni del broker assicurativo sono soggette a specifici criteri per determinare se esse ricadano tra le operazioni esenti, ai sensi dell’articolo 10, comma 1, n. 9, del dpr n. 633/1972, o tra le prestazioni soggette a imposta armonizzata. Le attività di intermediazione assicurativa si considerano esenti se il prestatore è in rapporto diretto o indiretto con l’assicuratore e l’assicurato e comprendono aspetti essenziali della funzione di intermediario di assicurazione, come la ricerca di potenziali clienti e la messa in relazione di questi ultimi con l’assicuratore, nonché l’assistenza nelle attività successive alla conclusione del contratto, inclusi i rinnovi di polizza. Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 1425/2026 emessa dalla sezione quinta della Cassazione civile tributaria, depositata in cancelleria il 22 gennaio scorso.
Per condannare una società ai sensi del dlgs 231/2001 si deve dimostrare in modo preciso quale sia stato l’interesse perseguito o attinto dall’ente nella realizzazione del reato e il vantaggio conseguito successivamente allo stesso. Al contrario, non è sufficiente motivare la sussistenza di tali indici in modo vago e indefinito, essendo richiesto, da parte del giudice, uno specifico accertamento. È quanto affermato dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5923 del 12 febbraio 2026, con la quale è stata annullata la pronuncia di condanna a carico di una società per l’ipotesi di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.)
Quando si tratta di salute, la privacy non si mette di traverso. Anzi, gli ostacoli burocratici possono essere superati. Come è successo per le campagne di prevenzione di gravi malattie, per le quali è stato chiarito che l’Azienda sanitaria può mandare l’invito ai pazienti con un Sms, avvalendosi di alcune agevolazioni: non è necessario il consenso dell’assistito e l’ente sanitario può fruire di una semplificazione quanto all’informativa prevista dall’articolo 13 del regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679 (Gdpr). Le aziende sanitarie possono usare i recapiti telefonici dei pazienti adulti, raccolti in occasione di precedenti prestazioni sanitarie, e ciò anche se gli assistiti, quando hanno rilasciato i loro recapiti, non sono stati informati dall’Asl della possibilità di essere contattati per successive iniziative di prevenzione. È questo lo scenario, snello e alleggerito, definito dal Garante della privacy, che con il provvedimento n. 79 del 12 febbraio 2026 ha fornito agli organi sanitari apposite linee guida, comprensive di un pratico decalogo, sull’uso dei numeri telefonici dei pazienti già presenti nei loro archivi per realizzare la prevenzione sanitaria.
Inps e casse professionali finalmente a braccetto. Adesso possono colloquiare e, anzi, possono unire le forze (i contributi) per aiutare i professionisti a costruirsi una pensione migliore e più consistente. La nuova opportunità si chiama «ricongiunzione dei contributi», già sperimentata appieno da anni in altri settori, ma solo a metà per i professionisti con contributi versati nella gestione separata dell’Inps. Infatti, finora è stata operativa solo la ricongiunzione «in uscita», cioè con lo spostamento dei contributi dalla gestione separata verso una cassa professionale. Adesso, invece, i professionisti possono ricorrere anche alla ricongiunzione «in entrata» nei riguardi della gestione separata, dove può trasferire i contributi della cassa professionale. In ogni caso, per il trasferimento dei contributi il professionista dovrà pagare di tasca propria. La nuova opportunità, che si aggiunge alle altre vie a disposizione dei professionisti per riunire gli spezzoni contributivi, è stata illustrata dall’Inps con la circolare n. 15/2026.
È caccia ai contributi per farsi la pensione. In un mercato del lavoro segnato da carriere sempre più discontinue, infatti, il diritto alla prestazione clou del sistema previdenziale diventa spesso il risultato della ricomposizione di un puzzle di versamenti, distribuiti tra Inps e altre casse di previdenza, comprese quelle dei professionisti. Per mettere insieme i tasselli, i lavoratori hanno a disposizione diversi strumenti, talvolta alternativi e talvolta cumulabili. Non tutti i periodi della vita lavorativa, inoltre, generano contribuzione utile ai fini pensionistici: possono esserci, cioè, i cosiddetti “vuoti contributivi” che rischiano di incidere sia sul diritto sia sulla misura dell’assegno. Per colmare queste lacune, sono previste specifiche misure, a cominciare dalla possibilità di riscatto, che consentono di valorizzare periodi altrimenti scoperti, contribuendo così al raggiungimento dei requisiti o solo all’incremento dell’importo della pensione. Accanto ai contributi obbligatori, che sono versati durante l’attività lavorativa, infine, deve considerarsi che ci sono altre tipologie di contribuzione: figurativa e volontaria (oltre a quella da riscatto, prima ricordata). Obiettivo di questo Inserto è offrire una panoramica delle principali opportunità a disposizione dei lavoratori per riunificare e per valorizzare i versamenti contributivi dispersi nell’universo della previdenza, fornendo strumenti utili per orientarsi in un sistema complesso e in continua evoluzione.
Negli ultimi anni il sistema dei pagamenti ha attraversato una fase di forte trasformazione che coinvolge le tecnologie, le abitudini di consumo e i modelli di business. L’uso di strumenti digitali per regolare gli scambi economici, infatti, si è progressivamente consolidato, affiancando e in parte sostituendo le modalità tradizionali. Carte, applicazioni mobili, dispositivi connessi e piattaforme online hanno ampliato le possibilità a disposizione degli utenti, contribuendo a rendere il pagamento un’azione sempre più integrata nell’esperienza quotidiana. L’evoluzione non riguarda soltanto la fase finale della transazione, ma l’intero ecosistema che la rende possibile. Da un lato, i consumatori possono scegliere tra soluzioni che consentono di acquistare in presenza o a distanza, utilizzando strumenti fisici o digitali. Dall’altro, gli operatori commerciali dispongono di sistemi di accettazione più flessibili, capaci di adattarsi a contesti differenti e a nuove modalità di interazione con il cliente
Confermata anche per il 2026 la soglia di non imponibilità dei fringe benefit per i dipendenti. I limiti fissati lo scorso anno, infatti, non hanno subito modifiche dalla L. 199/2025 (la legge di Bilancio 2026) e, pertanto, resta fermo il precedente impianto che prevede, limitatamente ai periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027, una disciplina favorevole, rispetto a quella a regime (limite di esenzione da 258,23 euro per ciascun periodo d’imposta), con una soglia di non imponibilità per i dipendenti che resta a 1.000 euro o a 2.000 con figli a carico. Così, per i periodi d’imposta 2025-2027, in deroga a quanto previsto dall’articolo 51, comma 3 del Tuir, non concorrono a formare il reddito, entro il limite complessivo di 1.000 euro (rispetto al parametro canonico di 258,23 euro), i beni ceduti e i servizi prestati ai lavoratori dipendenti nonché le somme erogate o rimborsate ai medesimi lavoratori dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale, delle spese per la locazione dell’abitazione principale o per gli interessi sul mutuo relativo all’abitazione principale. Il suddetto limite è elevato a 2.000 euro per i lavoratori dipendenti con figli, compresi i figli nati fuori del matrimonio riconosciuti e i figli adottivi, affiliati o affidati, che si trovano nelle condizioni previste dall’articolo 12, comma 2 del Tuir.
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Il piano di integrazione di Mediobanca nel Monte dei Paschi di Siena è stato accolto gelidamente dal mercato. Venerdì scorso dopo un iniziale guadagno in Borsa per entrambi i titoli interessanti, che si sono spinti ad apprezzarsi fino a mezzo punto percentuale, l’atteggiamento degli operatori è cambiato facendo registrare perdite pesanti che a fine seduta hanno toccato per Mps il 6,76 per cento (a quota 8,298 con una perdita di 60 centesimi di euro) e per Mediobanca il 6,24 per cento a quota 18,47, con una perdita di 1,23 euro e volumi più che doppi rispetto alla media delle ultime 30 sedute. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio ha confermato tutte le indicazioni già fornite, allungando l’orizzonte al 2030, anno in cui i 2,6 miliardi di euro di dividendi cash registrati nel 2025 diventeranno secondo le sue previsioni 3,6 miliardi (+40%). Lovaglio ha confermato il livello delle sinergie a 700 milioni e rimandato a martedì 10 marzo le informazioni sul concambio azionario tra i titoli di Mps e quelli di Mediobanca, che saranno soggetti ad uno scambio carta contro carta.
Imponendo dazi con la stessa velocità con la quale posta i suoi commenti su Truth, ha messo a durissima, ma in fondo salutare prova, le relazioni economiche internazionali e anche lo Stato di diritto e la separazione dei poteri. La pronuncia della Corte suprema non sembra fermare il presidente degli Stati Uniti ma gli impone di trovare una via legale diversa, rispettando le prerogative del Congresso. Gli incassi del programma Ieepa (International emergency economic powers act) pari, secondo le stime, da aprile 2025 in poi, a 175 miliardi vengono in futuro meno con l’incognita dei rimborsi. La forza, una volta tanto, non vince sul diritto. Non ci facciamo illusioni, ma la democrazia ha i suoi anticorpi ed è stato grazie a questa forzatura protezionistica che li abbiamo riscoperti. Temevamo non ci fossero più. Il loro valore è superiore a qualsiasi discussione sul futuro dei saldi commerciali, ma hanno una conseguenza non disprezzabile anche sul piano economico perché contribuiscono a ridurre i margini di incertezza. Lo scenario da caos calmo è confermato (per ora, salvo l’apertura di diversi scenari geopolitici e militari) dall’andamento dei mercati finanziari. «Il paradosso è che, almeno per una volta — commenta Andrea Delitala, Head of investment advisor della svizzera Pictet — un groviglio istituzionale negli Stati Uniti anziché preoccupare conforta i mercati. Tutto è relativo, ma chi opera nel settore degli investimenti percepisce l’esistenza di un limite all’arbitrarietà, una sorta di cordone sanitario alla volubilità del nuovo potere. Quanto ai dazi bisogna distinguere tra il valore facciale delle tariffe e quello effettivo applicato alle frontiere.
Raddoppiare i premi in cinque anni. È L’obiettivo di Dual Italia, prima Mga (Managing general agent), vale a dire un’agenzia che sottoscrive polizze per conto delle compagnie, gestendo l’intero ciclo assicurativo nel mercato danni non auto. La società, che nell’ultimo decennio ha registrato una crescita organica annua del 16%, punta a una nuova fase di espansione: più linee di business e una rete distributiva ancora più ampia. È all’interno di questa traiettoria che si inserisce anche il passaggio di consegne tra Maurizio Ghilosso e Mauro Semenza. Ghilosso, dopo vent’anni al vertice, a fine 2025 ha lasciato le cariche di amministratore delegato di Dual Italia ed executive chair di Dual Europe, restando come executive director nel board italiano. Mauro Semenza, da 21 anni in Dual Italia e già general manager, assume oggi il ruolo di amministratore delegato. Uno dei tratti distintivi dello sviluppo della società è la scelta di puntare su linee specialistiche, un segmento del mercato assicurativo meno presidiato dagli operatori generalisti. «La ragione più importante del successo è stata, e continuerà a essere, la forte specializzazione su aree che non rappresentano il core business della maggior parte dei player», spiega Semenza. Significa prodotti costruiti ad hoc, per «offrire soluzioni personalizzate».
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