Coface prevede per quest’anno una crescita del +2,6%, un rallentamento minimo rispetto al +2,8% del 2025, nonostante il contesto internazionale ancora caratterizzato da continui rischi geopolitici, finanziari e sociali. Alla luce di questo scenario, ha rivisto 7 valutazioni rischio Paese (di cui 6 in positivo) e 9 valutazioni settoriali (di cui 7 in positivo).
Nel 2025 l’economia mondiale si è comportata in linea con le previsioni, nonostante un contesto storico molto movimentato: da un lato turbolenze, dall’altro una crescita che si è comunque mantenuta stabile attorno al +2,8%. Questo apparente contrasto dipende soprattutto da due elementi. Da un lato, gli shock effettivi sono risultati meno gravi rispetto al clima di incertezza che li aveva anticipati, in particolare sul fronte dei dazi. Dall’altro, le imprese – soprattutto quelle più esposte ai mercati esteri – hanno mostrato una notevole capacità di adattamento, confermando che la globalizzazione continua a essere un processo robusto, sostenuto da forze profonde e strettamente interconnesse.
Il 2026 si apre sotto forte pressione
Il 2026 è iniziato all’insegna di una opprimente incertezza, spesso in presenza di rischi consistenti. Si sono materializzati rischi geopolitici, come mostrano i recenti eventi in America Latina, Iran e Groenlandia. Sono emersi rischi finanziari sulla scia dei livelli di indebitamento e delle valutazioni degli asset in un contesto di tassi strutturalmente elevati. I rischi macroeconomici restano diffusi, tra le incognite della politica economica statunitense e la minaccia sempre presente di ulteriori scontri commerciali, mentre cresce la competizione internazionale e si indebolisce la cooperazione globale. Incombono rischi sociali e politici su diversi Paesi, con un profondo malcontento in fasce sempre più ampie della popolazione, particolarmente in Europa. E non vanno dimenticati i rischi di carattere sanitario e climatico, sempre più diffusi e intensi.
La crescita globale rallenta ma tiene
Le prospettive dell’economia mondiale restano disomogenee. Negli Stati Uniti, la crescita prevista è di+2,2%, sostenuta da solidi consumi nonostante il marcato aumento dei fallimenti nella seconda metà del 2025 (+15%). Nell’area euro, l’attività dovrebbe attestarsi intorno a +1%, trainata dal rimbalzo della Germania grazie a un importante piano di investimenti, mentre la Francia – frenata da un deficit pubblico ostinatamente sopra il 5% del PIL – dovrebbe stabilizzarsi intorno a +0,9%. L’Europa centrale mostra una dinamica ben più robusta, a cominciare dalla Polonia (+3,8%). In Asia, il rallentamento della Cina a+4,4% peserà sulla dinamica regionale, mentre il Sud-est asiatico presenta una resilienza non uniforme. L’India conferma il suo ruolo di propulsore della crescita globale, sostenuta da una forte domanda interna e da politiche pubbliche proattive, con una previsione di crescita di +6,1%.
In questo contesto, si prevede un calo dei prezzi del petrolio dai 68 dollari al barile del Brent nel 2025 a circa 60 dollari, effetto di una domanda moderata e di un aumento significativo dell’offerta. Anche se sono possibili episodi di volatilità innescati da dinamiche geopolitiche, i prezzi dell’energia dovrebbero avere un impatto relativamente neutro sull’inflazione, che continua ad attenuarsi nella maggior parte delle regioni.
Commercio mondiale sopra le aspettative
Nonostante i timori generati dall’ondata di dazi statunitensi, nel 2025 il commercio mondiale ha stupito con una crescita dei volumi del +3,9%, grazie a importazioni USA molto consistenti e a un aumento dei dazi doganali statunitensi che si è rivelato minore del previsto. Il tasso medio effettivo dei dazi si è infatti attestato al 9,4% a novembre, contro il 36% paventato nel momento di massima tensione con la Cina.
Il Vietnam è stato il maggiore beneficiario della riorganizzazione delle catene del valore (+43% di aumento delle importazioni negli USA nel periodo gennaio–novembre 2025), mentre l’Europa ha stabilizzato il suo commercio estero. Per il 2026 è previsto un graduale rallentamento, in linea con il calo dei noli marittimi dovuto all’eccesso di capacità e alla possibile riapertura di rotte marittime tradizionali.
Rischio paese: 7 variazioni, di cui 6 in positivo
🔼 In positivo
- Cile (A4 → A3): crescita degli investimenti in rame ed energia, favoriti da un quadro istituzionale più stabile.
- Polonia (A4 → A3): forte dinamica degli investimenti grazie ai fondi UE e vivacità dei consumi delle famiglie.
- Svezia (A3 → A2): domanda privata stabile e miglioramento del mercato del lavoro, sostenuti da una politica fiscale espansiva.
- Cipro (A4 → A3): performance record del turismo e impulso all’attività dagli investimenti legati ai fondi UE.
- Barbados (C → B): efficace consolidamento dei conti pubblici e ulteriore riduzione del debito, a sostegno della resilienza dell’economia.
- Ecuador (D → C): vivace ripresa dopo la crisi energetica del 2024, grazie alle riforme fiscali e al sostegno del FMI.
🔽 In negativo
Senegal (B → C): le deviazioni dagli obiettivi di bilancio e l’insostenibilità del debito complicano il dialogo con il FMI.
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