Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Per Nicola Maione si profila un secondo mandato alla presidenza del Montepaschi. È questo uno degli effetti dell’assemblea straordinaria che ieri ha approvato il nuovo statuto della banca senese. Il documento, elaborato dal cda alla fine dell’anno scorso e ancora all’esame della Bce, regolerà la governance dopo l’uscita dal regime di ricapitalizzazione precauzionale e l’acquisizione di Mediobanca con l’opas da 14 miliardi di euro. I soci si sono espressi da remoto, visto che l’assise si è tenuta con la modalità del rappresentante designato, e le votazioni hanno registrato maggioranze superiori al 98% per tutti i punti all’ordine del giorno. Ora la palla passa al board guidato dal ceo Luigi Lovaglio: deve accelerare nella definizione del piano industriale come richiesto dalla Bce, che potrebbe essere presentato a fine mese. Nelle ultime discussioni sul documento, il consiglio di Mps avrebbe fatto aperture sulle ipotesi di delisting di Mediobanca e successiva fusione con Piazzetta Cuccia. Ma alcuni amministratori non vedono con favore le due mosse, sostenendo che un’opa volantaria finalizzata al delisting sarebbe oggi molto onerosa per Siena (mentre un’ops diluirebbe gli attuali soci) e che l’integrazione rischia di snaturare l’identità della merchant bank.
Espansione all’estero con un particolare interesse per il risparmio gestito e il private banking e acquisizione di quote di maggioranza per comandare. La strategia esposta dal consigliere delegato Carlo Messina per il piano 2026-2029 di Intesa Sanpaolo ha trovato una prima applicazione sul mercato svizzero. Qui la banca è salita al 100% di Reyl, una buotique di private banking di cui già deteneva il 76%. La mossa è stata quella di rilevare il 24% rimasto in mano agli ultimi quattro soci dell’istituto, cioè François Reyl, Pasha Bakhtiar, Christian Fringhian e Lorenzo Rocco di Torrepadula. L’effetto che ora la Divisione Private Banking di Intesa detiene il pieno controllo e la totale proprietà di Reyl.
L’utile del gruppo bancario francese Crédit Agricole relativo al quarto trimestre è sceso del 39% a causa dell’aumento della partecipazione in Banco Bpm, dell’incremento dei costi e delle perdite nella joint venture di noleggio auto con Stellantis. Il titolo ha chiuso ieri in calo del 3,9% a 18,01 euro per 55 miliardi di valore di mercato. Il gruppo transalpino ha registrato un utile netto di 1,03 miliardi di euro (28.079 miliardi nel 2025, +3%), superiore alle attese degli analisti di 996 milioni. I ricavi sono scesi dell’1,8% a 6,97 miliardi di euro, comunque sopra le stime di 6,78 miliardi. La banca ha contabilizzato un onere di 607 milioni di euro dopo aver aumentato la quota in Banco Bpm oltre il 20%, fatto che ha determinato un cambiamento nel trattamento contabile dell’investimento
C’è «un broker da acquisire, per spingere sulla distribuzione assicurativa», e c’è «un partner tecnologico con cui stringere un’alleanza utile ad accelerare il raggiungimento della profittabilità», con «il break even (il pareggio di bilancio, ndr) fissato per la fine dell’anno». L’amministratore delegato dell’insurtech Yolo, Gianluca De Cobelli, spiega a MF-Milano Finanza le ragioni alla base della decisione di lanciare un aumento di capitale per l’insurtech fino a 6 milioni di euro. «Le risorse serviranno a velocizzare il raggiungimento degli obiettivi del piano che prevede di avvicinarsi ai 30 milioni di ricavi entro il 2028 grazie alla forte crescita organica e pure per linee esterne», dice, più del doppio rispetto al fatturato di 13 milioni di euro previsto nel 2025.
L’Europa ci riprova: dopo i tentativi infruttuosi della Capital Market Union nel 2010 e nel 2015, la Commissione Europea qualche settimana fa ha presentato nuove proposte sotto un’etichetta nuova: Savings and Investments Union, o Siu (Unione dei Risparmi e degli Investimenti). L’idea è combinare lo sviluppo del mercato mobiliare con il completamento dell’Unione bancaria, varata nel 2014 con successo (da allora a oggi le banche europee hanno raddoppiato il loro valore di borsa) ma lasciata incompleta, mancandole fra le altre cose una solida disciplina per la gestione delle crisi. Il progetto quindi parte bene, ma rischia di arenarsi per tre ragioni. La prima è di metodo. L’iniziativa si fonda, come in passato, su una serie di complicatissime revisioni legislative che nella migliore delle ipotesi richiederanno anni per essere approvate, e nella più probabile saranno stravolte dai veti nazionali e dalle complicanze all’interno dei cosiddetti co-legislatori – consiglio e parlamento europei. Le altre due ragioni sono di sostanza. Il piano Siu non mette abbastanza a fuoco l’obiettivo centrale per un’economia poco dinamica come quella europea: facilitare il finanziamento alle imprese innovative ad alta produttività, quelle che negli ultimi anni, in Europa e altrove, sono state il motore della crescita. La terza ragione è che, pur partendo dalla premessa di coinvolgere le banche, il piano della Commissione non individua condizioni e incentivi perché esse trovino ragione per contribuire.
AcomeA sgr è una delle 13 società di gestione che sta lavorando con il Mef per mettere a punto il veicolo all’interno del progetto Fnsi (Fondo Nazionale Strategico Indiretto) per Piazza Affari. Il fondo è stato sottoposto al vaglio di Consob e a breve dovrebbe avere il via libera per iniziare a raccogliere gli investimenti sul mercato. Fnsi è il progetto ideato dalla coppia Federico Freni (sottosegretario al Mef) e Giulio Centemero (membro della Commissione Finanze) che governo e Cdp stanno portando avanti da un paio di anni per creare un umbrella fund a capitale misto pubblico (49%) e privato (51%) assieme a banche, assicurazioni, fondi pensione, sgr, per investire nelle mid and small cap quotate che soffrono di carenza di liquidità e sono caratterizzate pertanto da scambi ridotti. Il Mef ha spiegato a fine gennaio a Piazza Affari che mira a raccogliere 1,5 miliardi di euro nel complesso.

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L’aumento dei prezzi è più contenuto rispetto dicembre (+0,4%), nonostante ciò la corsa verso l’alto del carrello della spesa non si arresta. E le associazioni dei consumatori tornano a chiedere un intervento «necessario e urgente» per fermarla. Più 1% l’inflazione del mese di gennaio rispetto al 2025 (era +1,2% in dicembre), certifica l’Istat nella sua stima provvisoria, ma i beni alimentari, per la cura della casa e della persona — il cosiddetto «carrello della spesa» — crescono il doppio: +2,1%. Il che si traduce in un’«erosione del potere d’acquisto che sta comprimendo i consumi in modo allarmante, con ripercussioni per il Pil e l’intera economia del Paese», avverte l’Adoc. A spingere i rialzi sono alimentari non lavorati (+2,5%) e lavorati (+2,2%), i servizi relativi all’abitazione (+4,4%), tabacchi (+3,3%) e servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%). In calo trasporti (-1,5%), informazione e comunicazione (-4,5%) ed energetici (-1,3%). Inflazione in calo anche nell’area Euro con +1,7% dal 2% di dicembre.
Secondo dati Bankitalia nel primo semestre del 2025 è aumentata l’incidenza delle operazioni fraudolente realizzate attraverso le carte prepagate, che sale a 31 euro ogni 100mila euro transati. Resta invece contenuto il tasso di frode nei pagamenti digitali, bonifici, carte di pagamento — debito e credito — moneta elettronica e prelievi dagli Atm. Il rapporto tra valore delle operazioni fraudolente e ammontare dei pagamenti rimane stabile: 3 euro ogni 100mila euro transati.

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  • I furti in casa l’incubo più grande
    Dopo la tregua del Covid ladri di nuovo in azione: aumenta il numero di chi prova a difendersi, anche con soluzioni low cost. Sono 8,1 mln gli italiani che hanno subito almeno un tentativo di furto, 14,1 mln quelli che hanno subito un furto, 4,3 mln un atto di vandalismo o danneggiamenti alla casa. Secondo il rapporto Verisure-Censis i ladri entrano da una finestra o da una porta finestra nel 46,4% dei casi, dalla porta principale nel 33,7% dei casi

«La mobilitazione delle istituzioni ha consentito una gestione rapida dell’emergenza, mettendo in sicurezza i cittadini e limitando i danni. È stato un segnale importante di attenzione. Ma ora bisogna fare il resto e farlo in fretta». A parlare è Franz Di Bella, vicepresidente vicario di Confindustria Catania, che poi è l’area più colpita dalla violenza del ciclone Harry. «Le misure adottate fino ad oggi sono tutt’altro che incisive. Parliamo di ristori strutturati con il 40% a fondo perduto e il 60% a tasso zero: una formula che non è adeguata rispetto ai danni ingentissimi subiti da tante aziende. Questi aiuti non coprono neppure una parte significativa dei costi necessari alla ricostruzione».  Resta aperto il tema delle polizze catastrofali: «Abbiamo avviato una riflessione, anche perché su questo tema c’è una forte pressione. Sono in corso interlocuzioni con il governo e con alcune compagnie assicurative, per capire come superare questa fase di difficoltà che rischia di trasformarsi in un danno ulteriore per le imprese».
Utili in aumento, masse gestite e amministrate a livello record e un ritocco al dividendo da versare agli azionisti. Si chiude in questo modo il 2025 di Anima, gruppo attivo nel settore del risparmio e parte ormai integrante del perimetro di banco Bpm, che negli ultimi dodici mesi ha realizzato un risultato netto consolidato pari a 266,7 milioni di euro e in crescita quindi del 16% rispetto all’esercizio precedente. L’incremento è stato determinato anche da alcune voci non ricorrenti: l’utile netto consolidato normalizzato è salito del 4% a 286,5 milioni e, come già indicato in occasione della semestrale, i ricavi incorporano quest’anno un ricavo una tantum di 31,8 milioni, mentre le entrate relative ai dividendi ricavati dalla quota in Mps sono saliti da 3,1 a 43,2 milioni. Quello appena concluso è infine il primo esercizio che consolida interamente le società Kairos Partners e Vita acquisite nel corso del 2024.
Al quarto tentativo fa centro. Zurich ha alzato l’offerta su Beazley e questa volta la compagnia inglese ha dato un via libera di massima alla proposta. Un sigillo che porta a 21,5 miliardi di dollari il valore dell’M&A portato a termine dalla compagnia elvetica sotto la guida di Mario Greco, approdato al vertice nel 2016. Di questa cifra quasi il 50% è imputabile proprio a quest’ultima operazione che ovviamente ha messo le ali al titolo Beazley che ieri ha chiuso le contrattazioni in rialzo del 6,9% a 1.240 sterline (+4,1% per Zurich). Stando a quanto comunicato dalle due società, infatti, è stato raggiunto un accordo tra le parti sui termini finanziari della possibile offerta in contanti dal valore complessivo di 8 miliardi di sterline (9,3 miliardi di euro e oltre 10 miliardi di dollari). In particolare, la proposta messa sul piatto da Zurich valuta la compagnia UK 1.335 pence per azione, compresi i dividendi consentiti. Ciò comprende un prezzo di offerta di 1.310 pence in contanti e il pagamento da parte di Beazley ai propri azionisti dei dividendi relativi all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2025 e pari a un massimo di 25 pence. Il prezzo dell’offerta (esclusa la cedola) incorpora un premio del 59,8% rispetto alla chiusura delle azioni Beazley di 820 pence del 16 gennaio 2026, ultimo giorno lavorativo prima della precedente offerta di Zurich.
Dietrofront del fisco sul welfare aziendale: la famiglia si allarga di nuovo, ma con nuove regole. Una correzione di rotta con effetto retroattivo che mira a ripristinare il pieno sostegno ai dipendenti, ma che introduce un requisito fondamentale: la convivenza. La modifica fa seguito di un intervento della legge 207/2024 (Bilancio 2025), che nel riordinare le detrazioni Irpef aveva ristretto la nozione di «familiare» ai soli «ascendenti conviventi». Per sanare questa criticità, il Dlgs 192/2025 ha riscritto il comma 4-ter dell’articolo 12 del Tuir, con efficacia retroattiva al 1° gennaio 2025. La nuova norma recupera l’impostazione precedente, ampliando la platea dei familiari. Ora, ai fini del welfare aziendale, rientrano nell’ambito soggettivo dell’esenzione il coniuge non legalmente ed effettivamente separato, i figli, compresi quelli nati fuori dal matrimonio, adottivi o affidati, e le altre persone indicate nell’articolo 433 del Codice civile, come genitori, fratelli, suoceri, generi e nuore. Tuttavia, per quest’ultima categoria di familiari, si introduce una condizione essenziale: la «convivenza» con il dipendente o la percezione di assegni alimentari non derivanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
La legge di Bilancio 2026 ha introdotto diverse novità in materia di previdenza complementare, tra cui nuove modalità di adesione alla stessa da parte dei lavoratori dipendenti. Dal 1° luglio 2026, tutti coloro che verranno assunti per la prima volta, avranno quattro opzioni: in mancanza di diversa indicazione, saranno iscritti in forma automatica verso un fondo pensione negoziale; Entro 60 a giorni dall’assunzione, l’adesione potrà essere esplicita; Sempre entro 60 giorni dalla data di prima assunzione, il lavoratore potrà scegliere di rinunciare all’adesione automatica al fondo pensione previsto e conferire l’intero accantonamento annuo del Tfr a un’altra qualsiasi forma di previdenza complementare; In alternativa, potrà decidere di non aderire alla previdenza complementare e lasciare il Tfr presso il datore di lavoro
Le prestazioni erogate dai fondi pensione sono state oggetto di una profonda revisione da parte della legge di Bilancio 2026. Il principio generale è offrire maggiore flessibilità agli iscritti nelle modalità di erogazione delle somme maturate. Al pensionamento, infatti, la posizione individuale maturata potrà essere ricevuta interamente o parzialmente sotto forma di rendita vitalizia (come già in passato) che può essere diretta, reversibile, erogata per un determinato periodo in maniera certa, controassicurata; sotto forma di capitale, fino a un massimo del 60% di quanto maturato (fino al 30 giugno fino al 50%, in base alle regole previgenti); come rendita a durata definita, erogata per un numero di anni pari alla vita attesa residua (che sarà poi certificata da Covip sulla base dei dati Istat); nella forma di prelievi liberamente determinabili, che potranno essere richiesti, tempo per tempo, nei limiti della somma delle rate, maturate e non riscosse, della rendita a durata definita; mediante un’erogazione frazionata del montante accumulato per un periodo non inferiore a cinque anni. In caso di decesso del beneficiario durante il percepimento delle nuove prestazioni, il montante residuo è erogato ai soggetti indicati dall’iscritto al momento dell’esercizio dell’opzione.
Da gennaio 2026, l’obbligo di versare all’Inps il Tfr non destinato alla previdenza complementare è esteso ai datori di lavoro già esistenti che, al 31 dicembre 2025, hanno raggiunto la soglia di 60 lavoratori medi. Lo ha previsto la legge 199/2025 attraverso l’integrazione dell’articolo 1, comma 756, della legge 296/2006 che introdusse dal 2007 l’obbligo di versamento del contributo Tfr al fondo di tesoreria.
Pensione di vecchiaia, conseguibile con almeno 67 anni di età e 20 anni di contributi, o pensione anticipata ordinaria, che si ottiene con almeno 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) a prescindere dall’età. Sono questi i due canali di pensionamento principali disponibili nel 2026 dopo le mancate proroghe di quota 103 e opzione donna. Come quasi ogni anno, almeno in tempi recenti, la legge di Bilancio 2026 ha apportato alcune modifiche al quadro normativo della previdenza obbligatoria. Ma questa volta i ritocchi sono stati contenuti e volti più a ridurre i canali di pensionamento che ad aumentarli. Ad attutire la stretta contribuisce il fatto che i requisiti di accesso quest’anno non cambiano rispetto all’anno scorso, in attesa del prossimo adeguamento biennale alla variazione della speranza di vita, che comporterà un incremento di un mese nel 2027 e di altri due mesi nel 2028.
Una strategia a tutela del Made in Europe, che trasformi le multe in investimenti, e sia capace, attraverso un sistema di bonus, incentivi e «interventi mirati sulla produzione, sul powertrain elettrico e sulle batterie», di rendere competitiva la produzione di autovetture elettriche in Europa. È la richiesta congiunta che i due principali produttori di auto in Europa, Volkswagen e Stellantis, attraverso una lettera aperta dei due amministratori delegati, Oliver Blume e Antonio Filosa, fanno alla Commissione. Il problema dell’industria dell’auto europea sta nel mercato, almeno quanto i ritardi del mercato sono dovuti alle incertezze dell’industria e della regolamentazione di Bruxelles. Un tremendo gioco di sponda che sta ridimensionando uno dei comparti manifatturieri più strategici, generando una crisi di competitività senza precedenti. Tutto questo senza contare la variabile rappresentata dalla concorrenza delle case produttrici cinesi che, come un quarto di secolo fa hanno fatto le case giapponesi e coreane, si stanno ritagliando uno spazio crescente sul mercato europeo. La rivoluzione iniziata con il Green Deal europeo si sta rivelando una sorta di “campagna di Russia” per l’industria automotive del Vecchio Continente, che ha prodotto nel 2025 (stime dell’Anfia, l’associazione delle imprese della filiera auto) 3,5 milioni e mezzo di autovetture in meno rispetto al 2019 e sconta un gap del 16% sui volumi immatricolati mentre il livello di penetrazione delle vetture full electric ha raggiunto il 19,5% del mercato, quattro punti in più del 2024 – 29,1% se nel computo entrano anche i modelli plug-in -, con Uk, Germania e Francia in linea con la media e Spagna, ma ancor di più Italia, sotto la soglia.

Le compagnie assicurative tedesche risentono della debolezza dell’economia tedesca. L’Associazione Tedesca delle Assicurazioni (GDV) prevede che la crescita dei premi nel settore raggiungerà il 4,7% nel 2026. “Una riduzione delle costruzioni, degli investimenti e dei consumi avrà un impatto anche sul settore assicurativo a lungo termine”, ha dichiarato il presidente della GDV, Norbert Rollinger, durante la conferenza stampa annuale. “La solida crescita nel 2025 non dovrebbe oscurare il fatto che il margine di manovra si sta riducendo”, ha proseguito Rollinger. Lo scorso anno, la raccolta premi è aumentata del 6,6%, raggiungendo i 254 miliardi di euro, principalmente grazie ai significativi aumenti dei premi nel settore delle assicurazioni auto. Tuttavia, la scorsa estate l’associazione di settore aveva comunque previsto un aumento dei premi del 7,3% per l’intero anno. Nello specifico, il GDV prevede una crescita del 5,2% nel ramo danni, del 10,5% nel ramo sanitario privato e dell’1,1% nel ramo vita per il 2026. Quest’ultimo settore rimane fortemente dipendente dal business a premio unico, in cui gli investitori investono una somma maggiore in una polizza vita in un’unica soluzione. Secondo la Società Tedesca di Assicurazione (GDV), si prevede un leggero calo del business tradizionale con premi regolari nel ramo vita.