Le PMI italiane hanno avviato 38 operazioni di M&A cross-border nel 2025, un numero in leggera flessione rispetto alle 48 operazioni del 2024, ma che conferma il loro ruolo di attori chiave nello scenario competitivo globale. Secondo l’aggiornamento 2025 della ricerca “M&A: crossborder per l’internazionalizzazione”, condotta da Grant Thornton tale diminuzione, va interpretata considerando da una parte la lieve contrazione del mercato e dall’altra il fisiologico ricambio degli attori in campo: molte realtà che hanno guidato il mercato M&A negli anni precedenti hanno oggi raggiunto una massa critica tale da superare i confini dimensionali delle PMI, evolvendo verso lo status di Grandi Imprese.
Gli USA dominano, l’Europa si allarga
Mentre il 2024 vedeva una forte concentrazione nel “triangolo” Spagna-UK-Francia, il 2025 mostra una proiezione più marcata verso il mercato nordamericano e una diversificazione europea verso hub finanziari e tecnologici.
Gli Stati Uniti, sia per le recenti misure protezionistiche implementate dall’attuale governo, sia per il crescente ruolo nei settori ad alto contenuto tecnologico, si confermano come la destinazione principale extra-europea per gli investimenti italiani, con operazioni significative in settori ad alto valore aggiunto.
A livello europeo, pur mantenendo un forte presidio nei mercati “classici” come Francia, Spagna e Germania, si assiste a una diversificazione geografica verso nuove direttrici strategiche:
- Svizzera: con operazioni nel settore tech e medicale
- Paesi Bassi: destinazione per software e data management
- Irlanda: focus su cybersecurity e farmaceutica
Si conferma inoltre l’interesse per i mercati extra-UE emergenti o strategici, con deal conclusi in Egitto, Cile, Cina e Australia.
Il 2025 segna il sorpasso del settore tecnologico come principale motore delle acquisizioni. Software, cybersecurity e piattaforme digitali guidano la classifica delle operazioni, riflettendo la necessità delle PMI di integrare competenze digitali avanzate per competere globalmente.
Segue il settore industriale (macchinari e componenti), che rimane un pilastro del “Made in Italy” intenzionato a consolidare la propria leadership produttiva e tecnologica all’estero.