Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Claudia Buch è da due anni presidente della Vigilanza Bce, l’organismo a cui spetta la supervisione delle maggiori 110 banche europee, dopo essere stata a lungo vicepresidente della Bundesbank. In questa intervista esclusiva a MF-Milano Finanza, Buch evidenzia gli ambiti principali su cui si concentrerà quest’anno la Vigilanza di Francoforte e illustra la prospettiva Bce sulle banche in tema di credito, redditività, capitale, dividendi, consolidamento, AI e digitalizzazione. Oggi e domani Buch sarà a Roma per incontrare le autorità di vigilanza nazionali e i rappresentanti del settore bancario. Gli istituti sono solidi ma devono considerare l’incertezza nei piani sul capitale. “Sarebbe importante rimuovere gli ostacoli all’integrazione in Europa. Nelle fusioni i confini tra Paesi per noi non contano”
Il mercato automobilistico europeo chiude il 2025 con un segno positivo ma una crescita ancora debole, incapace di recuperare il divario con il periodo pre-Covid, che resta del 16% rispetto al 2019. Secondo Acea, le immatricolazioni nell’Unione Europea sono aumentate dell’1,8%, superando 10,8 milioni di veicoli, grazie soprattutto al rimbalzo di dicembre (+5,8%) sostenuto dalle motorizzazioni elettrificate. Le auto elettriche pure accelerano al 17,4% del mercato, con 1,88 milioni di unità e un balzo del 29,9%, mentre gli ibridi restano la prima scelta con il 34,5% e oltre 3,7 milioni di vetture.
Il governo va in pressing sulle compagnie di assicurazione per spingerle a rimborsare le imprese danneggiate nei giorni scorsi dal ciclone Harry che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. Ieri l’Ania ha riunito il consiglio associativo e il comitato esecutivo per la prima volta dopo la riforma della governance dell’associazione approvata a dicembre e, benché il tema dei danni per il maltempo nel Sud Italia non fosse all’ordine del giorno, la questione è stata tra i tempi caldi della discussione tra gli assicuratori. Nei giorni scorsi il ministro per la Protezione Civile Lello Musumeci aveva parlato della volontà di avviare un tavolo con Ania ricordando che da gennaio le imprese hanno l’obbligo di sottoscrivere un’assicurazione catastrofale. Le compagnie hanno però ribadito che i danni del ciclone Harry non rientrano tra i cinque eventi previsti dall’obbligo di legge, che riguardando esclusivamente alluvione, esondazione, inondazione, sisma e frane. Le mareggiate e i danni provocati dal vento forte restano quindi fuori, sostengono da Ania richiamando la legge. A meno che le imprese (e i privati) non abbiano sottoscritto polizze più ampie di quelle obbligatorie, includendo le mareggiate, non ci sono quindi possibilità di ricevere rimborsi per i danni del ciclone Harry.
Le imprese italiane attive nel settore finanziario «si sono distinte per una performance particolarmente brillante, affermandosi come un cardine strategico per la stabilità e il sostegno agli investimenti del Paese». Tanto che il comparto ha registrato un incremento del fatturato dal 2018 del 49,1% e un aumento del risultato netto del 131,4%, «il più elevato tra tutti i settori analizzati». La crescita occupazionale, più moderata (+7,8%), «riflette una profonda trasformazione guidata da efficienza, automazione e digitalizzazione». È quanto si legge dal report «Why Italia. Il bello e il buono» di Deloitte Private che riguarda 45 mila imprese italiane con ricavi superiori a 5 milioni di euro e almeno 5 dipendenti, nell’intervallo di tempo dal 2018 al 2024. Il trend positivo è confermato dall’andamento generale delle imprese: la crescita dal 2018 è del 41%, passando da 2.012 miliardi di euro nel 2018 a 2.800 miliardi di euro nel 2024. La redditività è migliorata in modo ancora più marcato, con l’utile netto aggregato che è aumentato nominalmente di circa l’83%, passando da 89,6 miliardi di euro nel 2018 a 164,1 miliardi nel 2024. Anche l’occupazione ha registrato un andamento positivo tra le aziende analizzate, con un aumento del numero dei dipendenti di oltre il 20%. Si è infatti passati da 5,4 milioni a 6,5 milioni di addetti, con un incremento di più di un milione di posti di lavoro.
Le compagnie di assicurazione potranno utilizzare lo scudo anti-minusvalenze per i bilanci individuali (su cui si pagano i dividendi) anche per il 2025 e per il 2026. Ieri Ivass ha messo in pubblica consultazione in regolamento che attua quanto previsto dall’ultima Legge di bilancio che consente appunto di sterilizzare le minusvalenze del portafoglio investimenti non durevoli valutandoli al valore di iscrizione. Tale beneficio era stato introdotto negli anni di tensione dello spread sui Btp e che è stato rinnovato anno dopo anno, con le compagnie che hanno comunque l’obbligo di destinare a tutti gli utili derivanti dallo scudo.
Dopo due anni di rallentamento, il mercato globale delle fusioni e acquisizioni torna a crescere con forza, segnando nel 2025 un rimbalzo strutturale e diffuso. Secondo il nuovo Global m&a report 2026 di Bain & Company, il valore complessivo delle operazioni ha raggiunto 4.900 miliardi di dollari, in crescita di oltre il 40% in valore rispetto all’anno precedente e del 7% in termini di volumi, evidenziando il secondo miglior anno di sempre. «Il 2025 ha rappresentato un vero punto di svolta per l’m&a globale», commenta Pierluigi Serlenga, managing partner Italia di Bain & Company e co-responsabile globale Aerospazio & Difesa. Sulla scia positiva del 2025, l’m&a potrebbe proseguire la sua crescita anche nell’anno in corso.

La frana di Niscemi continua a muoversi e tiene in apprensione la Sicilia. Oltre 1.500 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni, alcune delle quali non saranno più recuperabili. «Le case sembrano ancora in piedi, ma non sono più sicure. La frana non si arresta e il numero degli sfollati potrebbe crescere. Dobbiamo aspettare le prossime ore, i prossimi giorni per quantificare i danni», spiega Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile, al rientro dal sopralluogo a Niscemi, dove si è tenuto un nuovo tavolo per la sicurezza, «ma quello che è certo, e che va detto chiaramente per non alimentare false speranze, è che per molti il ritorno a casa non sarà possibile». La frana è conseguenza delle piogge intense della scorsa settimana, «il sistema di allerta ha evitato morti e feriti, la popolazione ha capito e si è adeguata». Sarà sempre più importante, continua Ciciliano, «una cultura della prevenzione e gestione dei rischi». L’IA? «Decisiva per avere previsioni più precise sui fenomeni atmosferici. Servono però più professionisti con competenze Stem per poterla sfruttare al meglio».
Le iniziative di finanza digitale possono dirsi sostenibili solo se producono risultati concreti, misurabili e verificabili sul piano ambientale e sociale. È questo il chiarimento che emerge dal documento n. 76 della Banca d’Italia, pubblicato il 26 gennaio 2026, dedicato al ruolo emergente del Fintech for Good (F4G). Secondo Bankitalia, il F4G, inteso come innovazione tecnologica a supporto di uno sviluppo finanziario sostenibile, si configura come l’uso della tecnologia finanziaria per generare benefici ambientali e sociali misurabili e verificabili, in coerenza con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. In concreto, il termine “fintech” indica l’applicazione delle tecnologie digitali ai servizi finanziari: pagamenti tramite app, credito online, investimenti digitali, crowdfunding e assicurazioni smart, strumenti che negli ultimi anni hanno reso la finanza più veloce e accessibile. Secondo Bankitalia, proprio questo ecosistema tecnologico può diventare una leva della finanza sostenibile, orientando capitali verso attività ESG, favorendo inclusione finanziaria, accesso al credito, transizione climatica e riduzione delle disuguaglianze. A condizione, però, che l’impatto si dimostri, non solo si racconti.
Una crisi non più episodica, ma strutturale, che interroga direttamente la tenuta costituzionale del diritto alla salute. È questa la cornice entro cui si colloca il 21° Rapporto Sanità del Crea, Centro per la ricerca economica applicata in sanità, presentato al Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, che restituisce una fotografia dettagliata delle criticità strutturali del sistema sanitario italiano alla luce dei profondi mutamenti demografici, sociali ed economici intervenuti negli ultimi quarant’anni. L’analisi del Crea mette in evidenza una progressiva erosione dell’equità nell’accesso alle cure, principio cardine dell’ordinamento costituzionale (art. 32 Cost.) e architrave della legge istitutiva del Ssn (l. n. 833/1978). Oggi oltre il 70% delle famiglie italiane sostiene spese sanitarie private, contro il 50,8% degli anni Ottanta, con un’incidenza media pari al 4,3% dei consumi complessivi, più che raddoppiata nel tempo.
Allianz, assicuratore ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, contribuisce a unire le persone in una competizione pacifica in uno dei più grandi eventi sportivi al mondo. Il gruppo, ha spiegato una nota, collabora con il Comitato organizzatore nazionale per creare soluzioni assicurative su misura che affrontano le sfide uniche di ospitare i Giochi in sedi diverse e geograficamente dislocate tra Milano, le Dolomiti e le Alpi italiane.

Sulle pensioni l’aumento graduale stabilito nella legge di Bilancio per il 2027-2028 e l’aggiornamento delle tabelle della Ragioneria generale dello Stato che incrementa i requisiti anagrafici e contributivi per la pensione nel 2029 e nel 2031 per adeguarli alla speranza di vita, produce circa 5mila potenziali esodati. La stima è del ministero del Lavoro, che attraverso le proiezioni dell’Inps ridimensiona i numeri forniti dalla Cgil che aveva parlato di oltre 55mila possibili “esodati”. Si conferma anche da parte del ministero del Lavoro, dunque, l’esistenza di un impatto dei nuovi requisiti pensionistici per quei lavoratori di settori oggetto di pesanti ristrutturazioni che negli anni passati hanno sottoscritto accordi per l’uscita anticipata ricorrendo a strumenti come l’isopensione, i contratti di espansione o i fondi di solidarietà. Con le regole cambiate rispetto a quelle vigenti al momento dell’adesione rischiano di trovarsi con alcuni periodi privi di sostegno economico e di pensione. Le cifre stimate dal ministero del Lavoro sono proiezioni su uno scenario in continua evoluzione, considerando che durante il Covid le speranza di vita è diminuita, per poi riprendersi in modo spedito nell’ultimo periodo.
L’Italia, alle prese con l’inverno demografico, per ampliare la platea di occupati deve attingere da tutti i potenziali bacini di forza lavoro, e quindi anche dai cosiddetti “anziani”. Non ci sono solo giovani Neet (oggi circa 1,4 milioni nella fascia 15-29 anni) e donne inattive (circa 7,8 milioni) da inserire, rapidamente, nel mercato del lavoro. Il Paese ha necessità di sviluppare politiche per i “senior” e di pensare all’invecchiamento non come “un problema da risolvere” (ad esempio con le uscite anticipate), quanto piuttosto come “capitale umano esperto” in grado di sostenere la competitività di industria e Paese. I dati di scenario fanno rabbrividire: da qui al 2040 secondo le previsioni dell’Istat, l’Italia perderà circa cinque milioni di persone in età da lavoro (tra i 15 e i 64 anni). Ciò potrebbe comportare, ha spiegato Banca d’Italia, una contrazione del Pil stimata nell’ordine dell’11%, pari all’8% in termini pro capite. Una proiezione sull’impatto dei cinque milioni di potenziali lavoratori in meno per settori è contenuta in uno studio di Adapt curato da Francesco Seghezzi e Jacopo Sala, che evidenzia come i lavoratori tra 55 e 64 anni – dunque potenzialmente più vicini all’uscita – in numeri assoluti si concentrano in manifattura (872mila), commercio (648mila), istruzione (521mila), sanità e assistenza sociale (448mila) e costruzioni (363mila). Guardando alle percentuali, il quadro cambia leggermente, in media la fascia 55-64 anni pesa il 23% sugli occupati (si tradurrebbe in una perdita potenziale analoga se non ci fosse un ricambio adeguato), i settori più esposti con quote più alte di lavoratori anziani sono le attività alle famiglie (35%), istruzione e pubblica amministrazione (32%), agricoltura e fornitura di acqua (28%). Nonostante il ricambio generazionale nell’arco di dieci anni Adapt stima una contrazione del 18,6% degli occupati.
Il 99% delle piccole e medie imprese – che rappresentano il 70% degli occupati – continua a ignorare le criticità associate all’invecchiamento della forza lavoro e le pratiche di Age Management. Tuttavia le aziende che non investono in formazione e riqualificazione dei lavoratori senior, e preferiscono ricorrere a scivoli pensionistici e prepensionamenti, sono anche quelle che pur a fronte di una riduzione dei costi nell’immediato, nel medio-lungo termine fanno registrare peggiori performance. Sono questi i risultati di uno studio condotto dal professor Claudio Lucifora (Università Cattolica del Sacro Cuore) nell’ambito del progetto Age-It, finanziato dal PNRR, che analizza l’impatto economico delle politiche di gestione dell’età nelle PMI italiane, che viene presentato oggi a Palazzo Wedekind a Roma ad un convegno organizzato dall’Inps, alla presenza tra gli altri del presidente e della Dg dell’Istituto, rispettivamente Gabriele Fava e Valeria Vittimberga. La ricerca si concentra sulla platea di piccole e medie imprese (fino a 250 dipendenti), dove i lavoratori over 55 sono passati dal 12% del 2003 all’attuale 17% del totale. La premessa è che l’Italia ha la forza lavoro più anziana al mondo, gli over 50 occupati sono più di 10 milioni e nei prossimi decenni si lavorerà sempre più a lungo: l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 69 anni nel 2050.
Un datore di lavoro è stato condannato dalla Corte d’appello perché un suo dipendente è deceduto dopo essere caduto da dieci metri di altezza in un cantiere edile. Nel ricorso in Cassazione, il datore, tra l’altro, ha evidenziato che il lavoratore aveva un tasso alcolemico pari a 0,46 grammi/litro. A questo riguardo i giudici affermano che «lo stato di ebbrezza, anche ove provato, non vale ad escludere la responsabilità» del datore «venendo in rilievo un comportamento imprudente del lavoratore riconducibile all’area di rischio governata dal datore di lavoro. Invero, la circostanza che il lavoratore possa trovarsi, in via contingente, in condizioni psico-fisiche tali da non renderlo idoneo a svolgere i compiti assegnati è un’evenienza prevedibile, che non elide il nesso causale tra la condotta colposa del datore di lavoro e l’infortunio occorso. D’altra parte, prima di poter affermare la natura concausale di tale condizione soggettiva rispetto all’infortunio è necessario accertare che essa si sia posta in correlazione con l’evento prodottosi, non essendo sufficiente ipotizzarlo in via congetturale». Corte di cassazione, sentenza 2693/2026, depositata il 23 gennaio
Quasi 90 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa bruciati in poche ore. È quanto perdevano, nel tardo pomeriggio di ieri, le principali compagnie assicurative sanitarie statunitensi. Tra queste, in testa al crollo,UnitedHealth Group, l’ultimo investimento di Warren Buffett dell’agosto scorso, che è arrivata a cedere il 20%. Altri colossi sono finiti quasi altrettanto sotto pressione: Humana ha ceduto a sua volta il 19% mentre Cvs Health e Elevance Health hanno perso l’11 per cento. La ragione? L’amministrazione Trump ha proposto un aumento molto inferiore al previsto delle tariffe Medicare Advantage per il 2027. Incrementi deludenti che hanno colto di sorpresa anche gli analisti del settore oltre ai vertici delle società direttamente interessate.
Sempre più consumatori sono insoddisfatti della gestione dei sinistri da parte delle loro compagnie assicurative. “Il numero di reclami relativi al settore assicurativo è aumentato ancora una volta in modo significativo nel 2025”, ha dichiarato al quotidiano Handelsblatt un portavoce dell’autorità di vigilanza finanziaria Bafin. Questa evoluzione non piace all’autorità di vigilanza. Come di consueto, l’autorità pubblicherà le statistiche dettagliate relative all’anno trascorso solo in primavera. Nel 2024 la Bafin ha trattato 8439 reclami relativi alle compagnie di assicurazione. Già questo numero era nettamente superiore a quello degli anni precedenti. Anche presso l’Ombudsman delle assicurazioni, un organismo di conciliazione per i consumatori del settore che ha il compito di risolvere le controversie in via extragiudiziale, il numero dei reclami è in aumento. Fino a settembre 2025 sono stati ricevuti 20.243 reclami. Dopo tre trimestri, il numero era già quasi pari a quello dell’intero 2024, con 21.548 reclami, e superiore a quello dell’intero 2023, con 18.037 reclami.