L’aumento costante dei fenomeni di calamità naturali origina un trade-off nel mercato delle assicurazioni ambientali: mentre cresce il bisogno di copertura delle aziende contro potenziali ingenti perdite, i maggiori danni causati dagli eventi portano ad un aumento dei premi assicurativi. Questo potrebbe portare le aziende a scegliere di passare a una produzione più resiliente, in grado di ridurre la gravità del danno ambientale ed esentare l’azienda dal pagamento di una tassa sulle emissioni.
Un recente studio, realizzato da Simone Borghesi, Ilaria Colivicchi, Gianluca Iannucci e Alessandro Tampieri, analizza tale problema nell’ipotesi di un settore duopolistico, in cui due aziende avverse al rischio scelgono la tipologia di attività (resiliente o non resiliente) in base alla loro strategia di produzione e alla loro domanda di assicurazione contro le perdite finanziarie causate da eventi ambientali.
I risultati evidenziano un’interazione non banale tra la domanda di assicurazione e la scelta della tecnologia: un’azienda resiliente richiede una copertura assicurativa inferiore quando il costo di implementazione della tecnologia resiliente è relativamente basso. L’insorgenza di calamità naturali favorisce, in ultima analisi, l’adozione di metodi di produzione resilienti.
Gli autori sottolineano come recenti evidenze empiriche abbiano evidenziato il legame tra aumento dell’inquinamento, cambiamenti climatici e l’insorgenza di disastri naturali. Ad esempio, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) segnala che la gravità degli eventi meteorologici estremi è aumentata in molte regioni a causa dei cambiamenti climatici causati dalle attività umane, in particolare dalle emissioni di gas serra. Diversi esperti collegano il cambiamento climatico all’aumento del rischio di vari disastri naturali.
Un’ampia mole di recenti evidenze empiriche mostra che l’assicurazione ambientale è positivamente correlata alle prestazioni ambientali e all’innovazione green. Tuttavia, dato il compromesso tra la necessità di una copertura più elevata e i costi dei premi assicurativi più elevati, il legame tra il verificarsi di disastri naturali e l’adozione di una produzione sostenibile non è scontato.
Lo studio vuole appunto esplorare questo legame, analizzando due situazioni omogenee, in cui le aziende devono decidere se adottare una tecnologia di produzione resiliente o non resiliente. Può verificarsi un incidente ambientale, il quale è positivamente correlato al livello di produzione non sostenibile. L’incidente si trasforma in un disastro naturale se il danno causato è particolarmente grave.
Un’azienda “resiliente” sceglie la tecnologia sostenibile e paga un costo di mitigazione. Un’azienda “non resiliente” non ha costi di rateizzazione, ma si trova ad affrontare normative ambientali sotto forma di una tassa esogena sulle emissioni. Una volta definita la propria strategia di produzione, le aziende competono sulle quantità e sulla domanda di copertura assicurativa. La compagnia assicurativa applica un coefficiente di carico sul premio, ovvero l’importo aggiuntivo aggiunto al premio puro per coprire le spese dell’assicuratore, come costi amministrativi, commissioni, valutazione del rischio e gestione e liquidazione dei sinistri.
Nell’analisi del livello di copertura, gli autori esaminano il ruolo svolto dal costo di rateizzazione e dall’imposta sulle emissioni. Un costo di rateizzazione inferiore porta a una minore copertura di equilibrio delle imprese resilienti, mentre un’imposta sulle emissioni più elevata induce le imprese non resilienti a una maggiore copertura. Emerge il trade-off tra la necessità di copertura e l’aumento del costo dell’assicurazione, illustrato dall’ambigua relazione tra copertura e verificarsi di calamità naturali. I risultati mostrano che questo compromesso si verifica nella configurazione del settore misto, mentre nel settore non resiliente il verificarsi di calamità naturali fornisce chiaramente un incentivo ad aumentare il livello di copertura. Questo perché, quando due aziende non sono resilienti, la perdita finanziaria dovuta alla calamità naturale è estrema: in questa situazione, la necessità di copertura più che compensa il premio più elevato.
Le caratteristiche del mercato assicurativo, in termini di efficienza dei costi o capacità delle compagnie assicurative di applicare un premio, sono rappresentate dall’entità del fattore di carico. Lo studio ha rilevato che un aumento del fattore di carico fornisce un incentivo all’adozione di tecnologie sostenibili se la domanda di assicurazione da parte di un’impresa non resiliente è anelastica o meno elastica di quella di un’impresa resiliente. Poiché l’evidenza empirica mostra che la domanda di assicurazione ambientale è generalmente anelastica, lo studio suggerisce che l’aumento del fattore di carico dovrebbe favorire l’adozione di tecnologie sostenibili.
Gli autori mostrano inoltre come l’insorgenza di calamità naturali influenzi la configurazione del settore. Se il costo di mitigazione è sufficientemente basso, l’adozione di tecnologie sostenibili risolve il compromesso tra la necessità di copertura assicurativa e il relativo premio. Inoltre, i disastri naturali forniscono un incentivo al passaggio a tecnologie resilienti.
Secondo le risultanze dello studio, un aumento della tassa sulle emissioni indurrà le aziende a passare a tecnologie di produzione sostenibili. Tuttavia, l’aliquota fiscale deve essere sufficientemente bassa affinché la transizione verso una produzione resiliente sia politicamente fattibile. Secondo gli autori infine, un sussidio per le perdite ambientali finanziato dal gettito fiscale potrebbe ostacolare l’adozione di tecnologie resilienti.