Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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I fondi pensione negoziali non vogliono la portabilità del contributo del datore di lavoro che la manovra sul 2026 punta a introdurre dando la possibilità di trasferire il versamento che l’azienda fa, in aggiunta a quello del dipendente, in qualsiasi fondo pensione a cui si iscrive quest’ultimo, anche quelli individuali. L’adesione al fondo avviene tramite il conferimento del tfr e poi il lavoratore può decidere se versare o meno una somma mensile aggiuntiva: in quest’ultimo caso obbliga l’azienda a contribuire con un proprio importo stabilito dalla contrattazione collettiva.  Dura la presa di posizione di Assofondipensione: l’associazione dei fondi pensione negoziali «esprime forte contrarietà alla modifica della disciplina del contributo datoriale alla previdenza complementare introdotta dal governo nell’ambito della Legge di Bilancio»
Il gruppo Caltagirone respinge le ipotesi di reato contenute nel decreto di perquisizione del 27 novembre disposto dalla Procura di Milano. Il presidente della holding romana ha inoltre rinunciato ai poteri di voto in cda in relazione alle vicende Mps e Generali per le quali sarà sentito il parere di un comitato di amministratori indipendenti formato da Sara Moscatelli e Filomena Passeggio, in un board a 9 componenti.
  • UniCredit accelera sulla bancassicurazione vita
La strategia di bancassicurazione di UniCredit prende forma. Lo scorso giugno il gruppo ha completato l’internalizzazione delle joint venture vita CNP UniCredit Vita e UniCredit Allianz Vita, fino a quel momento gestite assieme a CNP Assurances e Allianz, conseguentemente rinominate UniCredit Life Insurance (ULI) e UniCredit Vita Assicurazioni (UVA).
L’operazione ha messo in moto un cambiamento del business di bancassicurazione vita di Piazza Gae Aulenti in Italia destinato a lasciare il segno. Alla guida del nuovo asset strategico è stato posto Alessandro Santoliquido, designato Ceo di entrambe le società e contemporaneamente Head of Group Insurance, con il mandato di guidare la transizione
verso una banca-compagnia integrata e moderna.
La superficie d’attacco delle organizzazioni non coincide più con i loro confini. È l’ecosistema di fornitori, outsourcer, partner tecnologici e gestori di servizi a definire la vera postura di sicurezza. I numeri italiani lo mostrano con chiarezza: secondo i dati citati dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn), nel primo semestre 2025 gli attacchi verso realtà italiane sono aumentati del 53% rispetto al 2024, mentre gli incidenti con impatto confermato sono cresciuti del 98%. Un attacco su tre passa oggi dalla supply chain, spesso attraverso fornitori meno maturi dal punto di vista della sicurezza. I bersagli più colpiti restano Pubblica Amministrazione (centrale e locale), sanità, trasporti e telco. Anche la prospettiva internazionale conferma la centralità del tema. Nella 13esima Survey Globale 2025 sulla percezione dei Top Risk presso 1.215 membri di cda e c-suite executive commissionata da Protoviti a Nc University’s Erm Initiative, le relazioni con terze parti figurano nella Top 10 nei prossimi 2-3 anni (in termini di distribuzione, un terzo degli executive attribuisce a questo rischio un impatto «alto», un terzo «medio» e un terzo «basso», segno di esposizioni molto diverse tra settori e supply chain).
Nei nove mesi del 2025 le erogazioni di credito alle famiglie italiane sono aumentate del 4,4%, ancora in aumento dopo il +7,2% dello stesso periodo 2024, sostenute dai prestiti personali e soprattutto dalla cessione del quinto dello stipendio e della pensione, mentre la frenata dei finanziamenti auto ha ridimensionato la crescita totale rispetto allo scorso anno. Come emerge dall’Osservatorio sul credito al dettaglio di Assofin, Crif e Prometeia, la domanda è rimasta positiva, favorita dall’inversione di tendenza delle politiche monetarie della Bce che ha iniziato a tagliare i tassi nel giugno 2024 e dalla stabilizzazione dell’inflazione. «Le richieste di finanziamenti si sono orientate verso i prestiti destinati ai progetti di vita più rilevanti, una progettualità che si era interrotta negli anni passati, all’interno di un quadro complessivamente positivo del mercato del lavoro nel quale, tuttavia, perdura un elevato grado di incertezza che spinge a consumi più prudenti e a un maggiore risparmio», osserva Kirsten van Toorenburg, head of statistics, research and training di Assofin.

Scatta anche il danno morale ed «esistenziale», accanto alla lesione alla salute e alla professionalità, per il lavoratore demansionato. La sofferenza interiore è una voce di danno non patrimoniale, distinta dal danno biologico, e va liquidata in modo autonomo dal danno alla professionalità, che invece ha natura patrimoniale; deve poi essere ristorato anche il pregiudizio alla vita di relazione laddove la “retrocessione” del dipendente non passa inosservata nell’ambiente di lavoro. Così la Cassazione civile, sez. lavoro, nell’ordinanza n. 32359 dell’11/12/2025
Le somme corrisposte dalla società al coniuge, ai figli minori o agli aventi causa del lavoratore, con qualifica di partner, nelle ipotesi di morte, ovvero di invalidità totale o parziale, non costituiscono reddito imponibile, ai sensi dell’art. 6, comma 2, del Tuir. Questa la conclusione contenuta nella risposta ad interpello del 5 dicembre 2025, n. 301, con cui l’Agenzia delle entrate ha precisato il corretto trattamento fiscale delle somme corrisposte dal datore di lavoro in favore dei superstiti del dipendente ceduto, a titolo di indennizzo o di assegno integrativo. In particolare, l’Istante rappresenta di aver stipulato apposite polizze assicurative, al fine di garantire una protezione temporanea ai familiari o ai beneficiari designati dal lavoratore, corrispondendo una somma denominata “temporaneo caso di morte (Tcm), e altresì una rendita denominata “assegno integrativo Caso Morte” (Aicm), entrambe a garanzia aggiuntiva e non sostitutiva di quella prevista generalmente all’interno del Ccnl di riferimento. Ed è qui che, tuttavia, la società si preoccupa di comprende quale sia il corretto regime fiscale da applicare a tali somme, chiedendo se le stesse possano essere escluse dalla tassazione, in capo ai percipienti, ai sensi dell’art.6, comma 2, del Tuir, nonostante vi sia la possibilità di corrispondere agli eredi e aventi causa – in virtù della stipulazione di tali specifiche e apposite polizze assicurative – una rendita mensile temporanea, in luogo di un’indennità una tantum. Nel rispondere al contribuente, l’Agenzia ha innanzitutto ricordato la valenza del principio di onnicomprensività di cui all’articolo 51, comma 1, del Tuir (secondo cui tutte le somme e i valori percepiti in relazione al rapporto di lavoro costituiscono reddito imponibile), parimenti ricordando che tale principio può essere oggetto di deroghe solamente nei casi puntualmente declinati ai sensi del comma 2 e dell’ultimo periodo del comma 3 del medesimo articolo 51.
Modelli organizzativi “231” (Mog 231) da aggiornare al whistleblowing (segnalazione riservata di illeciti e atti di cattiva gestione con rete di protezione dei segnalanti contro rivalse). Gli atti aziendali previsti dal d.lgs. 231/2001, necessari alle imprese per evitare responsabilità amministrative connesse a reati commessi da amministratori, manager e dipendenti, devono: 1) prevedere un canale interno di segnalazione o l’adeguamento del canale precedentemente attivato; 2) esplicitare il divieto di ritorsione e del divieto di ostacolare (o tentare di ostacolare) la persona che intende segnalare; 3) aggiornare il sistema disciplinare con possibili sanzioni nei confronti dei responsabili degli illeciti sanzionati dall’Anac (Autorità nazionale anticorruzione). Che ha approvato, con la delibera n. 478 del 26/11/2025, apposite “Linee guida in materia di whistleblowing sui canali interni di segnalazione”, relative sia alle imprese sia alle pubbliche amministrazioni. Esse dettagliano molte indicazioni pratiche, tra le quali l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di revisionare il codice di comportamento del personale. In parallelo, con delibera n. 479, sempre del 26/11/2025, l’Anac ha aggiornato le Linee guida sui canali esterni di segnalazione.
Il socio della srl risponde in solido con l’amministratore formale della società se induce l’organo di gestione a compiere atti dannosi per la società o concorre nel metterli in atto oppure autorizza in modo consapevole il manager a farlo: in tal caso il socio diventa in sostanza anch’egli in amministratore. Ma la responsabilità solidale sussiste solo se il socio non amministratore si è rappresentato le conseguenze della sua condotta e ha voluto comunque ingerirsi della gestione. Il fatto che il socio risponda solo per dolo, mentre l’amministratore formale in ogni caso, si spiega perché la srl è pur sempre società di capitali, fondata su una netta distinzione fra gli organi. Così la Cassazione civile, sez. I, con l’ordinanza 32545 del 13/12/2025.
La Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte per semplificare le norme su emissioni industriali, valutazioni ambientali, economia circolare e gestione dei dati territoriali con l’obiettivo di ridurre gli oneri per imprese e autorità pubbliche. La proposta Com(2025) 984 accelera le valutazioni ambientali introducendo sportelli unici, iter digitalizzati e procedure più rapide per i progetti strategici (digitalizzazione, materie prime critiche, edilizia accessibile) con misure dedicate a quelli che favoriscono decarbonizzazione ed efficienza delle risorse. Un secondo blocco riguarda la semplificazione della direttiva emissioni industriali (Ied), con l’eliminazione dei transformation plans, più tempo per i sistemi di gestione ambientale e la soppressione degli audit indipendenti. Sono previste anche esenzioni dal reporting per agricoltura e acquacoltura e regole più snelle per le aziende biologiche.

Rafforzamento dei fondi pensione con il meccanismo del silenzio assenso per i nuovi assunti dal 1° gennaio 2026. La battaglia della Lega e in particolare del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon intravede il traguardo in un’ulteriore tranche di emendamenti riformulati su cui la commissione Bilancio del Senato sarà chiamata a votare. Una modifica che dovrebbe servire a indirizzare in modo automatico l’accantonamento del Tfr direttamente al fondo di previdenza “competente” per contratto di lavoro. In questo modo si rovescerebbe l’attuale scenario che vede la destinazione ai fondi come frutto di una scelta esplicita da parte del lavoratore. Di fatto, se la modifica andasse in porto, l’opzione si perfezionerebbe se il neo assunto dal 2026 non comunica nulla al proprio datore. Una modifica che era già nell’aria almeno dalla scorsa manovra, quando addirittura una proposta in tal senso finì nel nucleo ristretto degli emendamenti super segnalati dalle forze di maggioranza. All’epoca non furono trovate le risorse che avrebbero dovuto “compensare” i minori afflussi nelle casse Inps che, secondo alcune stime, avrebbero potuto toccare i 500-600 milioni di euro.
Molti protocolli, poche certezze. In mezzo, diverse iniziative che suonano come encomiabili fughe in avanti da parte di chi cerca di dare risposte al bisogno di sicurezza degli under35 in materia di welfare. Proprio coloro i quali più frequentemente, se sollecitati sul tema pensione, rispondono «tanto non la vedrò mai!», esorcizzando il problema e con la speranza recondita di essere smentiti. Che stia crescendo in misura significativa la domanda di sicurezza in materia di previdenza, salute e inclusione finanziaria da parte dei più giovani, è fuori di dubbio. Lo testimoniano le molte indagini che vanno a scandagliare le aspettative di questa fetta della popolazione sempre più esigua, ma non per questo meno strategica per la coesione sociale e – tema non trascurabile – lo sviluppo economico e l’innovazione tecnologica ma anche social. A testimoniare l’interesse dei giovani per il tema welfare, l’ultimo studio dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Polimi di Milano, secondo cui due terzi dei ragazzi della Generazione Z considera importante poter contare su servizi sanitari a supporto della salute, mentre il 57% è interessato a servizi di supporto per i propri genitori: segno di una percezione rilevante dell’evoluzione dei bisogni nel ciclo di vita e che trovano la loro implementazione nella contrattazione negoziale, più che tra le scelte individuali.
In Italia la previdenza continua a essere un tema affrontato troppo tardi. Eppure, proprio le generazioni più giovani sono oggi le più esposte alle fragilità del sistema: bassi salari, carriere intermittenti, demografia sfavorevole. Una realtà che rende sempre più urgente anticipare il momento in cui entrare in contatto con gli strumenti di risparmio di lungo periodo. È in questo contesto che nasce Uwelfare, progetto nato da Fast forward foundation con l’obiettivo di introdurre un percorso previdenziale pensato per gli studenti universitari. La sperimentazione, che unisce educazione finanziaria, strumenti concreti e incentivi economici, vuole trasformare un tema percepito come remoto in una scelta possibile già a vent’anni. «Alla base c’è l’esigenza di intervenire in una fase cruciale della vita nella quale si sviluppano la consapevolezza economica e le prime competenze finanziarie. Il progetto mira a colmare questa lacuna anticipando l’incontro tra i giovani e gli strumenti previdenziali, offrendo un contesto formativo, neutrale e affidabile in cui sviluppare competenze, comprendere le opportunità disponibili e valutare consapevolmente modalità di adesione», spiega Livia Piermattei, presidente di Fast forward foundation. Il progetto, infatti, non guarda solo alla previdenza, ma si inserisce in una strategia più ampia per migliorare l’accesso dei giovani ai servizi di welfare, dalla prevenzione sanitaria alle competenze finanziarie.
Il cambiamento climatico sta diventando la principale minaccia alla salute globale e un fattore economico dirompente. Non è un’ipotesi astratta: i numeri del nuovo report di Boston Consulting Group (Bcg) e World Economic Forum (Wef) mostrano un futuro prossimo segnato da 14,5 milioni di morti aggiuntive entro il 2050 e da 12.500 miliardi di dollari di perdite economiche. Ma più del dato colpisce la lettura che ne danno Alessandra Catozzella e Lorenzo Fantini, Managing director e partner di Bcg, che spiegano come il binomio «clima e salute» stia già trasformando sistemi sanitari, imprese, modelli assicurativi e politiche pubbliche. «L’impatto sulla salute è molto più esteso di quanto percepito – afferma Catozzella – Negli ultimi vent’anni in Europa le morti legate al caldo sono aumentate del 30%. E l’estate scorsa, in sole dodici città europee, l’eccesso di mortalità da calore è triplicato rispetto alle attese». È un fenomeno che non riguarda solo gli anziani: secondo i dati, 2,4 miliardi di lavoratori sono esposti a rischi diretti derivanti dal caldo e oltre 23 milioni di infortuni l’anno sono riconducibili all’eccessiva temperatura. «E non parliamo solo di heat stress – aggiunge -. Aumentano i ricoveri cardiovascolari e respiratori, crescono le malattie trasmesse da vettori, e l’inquinamento atmosferico provoca circa 7 milioni di morti l’anno».
Ancora una volta sopra i 100 miliardi di dollari. Per il sesto anno consecutivo le perdite assicurate causate da catastrofi naturali supereranno questa soglia chiave e si attesteranno a 107 miliardi, come stimato dallo Swiss Re Institute. Rispetto al passato, però, il 2025 ha un altro tratto distintivo ossia che questa cifra segna un marcato passo indietro rispetto al 2024: la somma è infatti in calo del 24% rispetto ai 141 miliardi di dollari dell’anno precedente. Peraltro, va aggiunto, che il dato di 107 miliardi di dollari è per lo più frutto dei tragici incendi che hanno colpito gli Stati Uniti, in primis la California. Non a caso gli Usa hanno strappato ancora una volta il primato dello Stato più colpito nella classifica mondiale delle perdite assicurate dovute a calamità naturali. All’area fa riferimento infatti ben l’83% delle perdite assicurate globali per un conto complessivo di 89 miliardi di dollari.