Paola Valentini
I massimi storici dell’oro non sono così lontani ed è difficile immaginare uno scenario in cui la domanda non rimanga forte. Le quotazioni al mercato Comex hanno raggiunto martedì scorso il picco di 2.078 dollari l’oncia, vicino al precedente record dell’agosto 2020 di 2.089 dollari. «L’invasione russa dell’Ucraina ha molte conseguenze, prima di tutto un devastante impatto umanitario. E pur non potendo ignorare il numero di persone direttamente colpite, in quanto investitori siamo consapevoli che questo è un momento di grande incertezza. Durante i periodi di turbolenza sui mercati, si torna a guardare all’oro, che viene percepito come un bene rifugio. Quando le truppe russe sono entrate in Ucraina il 24 febbraio, il metallo giallo ha raggiunto i 1.974 dollari, il massimo da settembre 2020», ricorda James Luke, gestore di Schroders. Prima della crisi attuale, nel 2021 il prezzo si è aggirato intorno ai 1.800 dollari, senza grandi miglioramenti dalla fine del 2020. «L’oro tende a riflettere bene i cambiamenti delle condizioni macroeconomiche e i cali di prezzo di fine 2020 e del 2021 erano in gran parte dovuti all’anticipazione della normalizzazione della politica monetaria e fiscale dopo la crisi del Covid-19», spiega Luke.

Michael Hall, head of distribution di Spectrum Markets, nota che il 24 febbraio «il numero di scambi su strumenti legati ai futures sul petrolio è quasi raddoppiato rispetto al giorno precedente, mentre le cifre per l’oro sono state quattro volte superiori», il che non sorprende considerando l’attrattiva dell’oro a protezione dei portafogli nella volatilità innescata dalla guerra.«Vediamo una dose così significativa di incertezza che raramente c’è stato un momento migliore per un rifugio tradizionale come l’oro», fa eco Craig Erlam, analista di Oanda. «Potremmo assistere a un rimbalzo temporaneo nella propensione al rischio, ma questo non peserà sulla domanda di oro, mentre i prezzi delle materie prime continuano a stimolare i timori di inflazione e recessione», aggiunge Erlam.

La Russia è il più grande esportatore mondiale di gas naturale e il secondo più grande esportatore di petrolio greggio. E i prezzi dell’energia hanno un peso significativo di quasi il 10% negli indici armonizzati europei dei prezzi al consumo. «Ma l’impennata dell’inflazione può essere determinata anche dai prezzi dei beni agricoli. La Russia e l’Ucraina insieme rappresentano il 27,9% delle esportazioni globali di grano», commenta Hector McNeil, co-fondatore di Hanetf. In un contesto in cui l’inflazione continua a salire l’oro può essere considerato come una copertura dal caro vita.

«Oltre a costituire una riserva di valore in tempi di forte stress sui mercati, molti investitori vedono il prossimo ciclo di rialzo dei tassi come estremamente rischioso, dato il contesto macroeconomico. Le economie sviluppate non solo sono altamente indebitate, ma sono diventate anche dipendenti dai massicci stimoli monetari e fiscali. C’è quindi un elevato rischio che, quando gli stimoli verranno rimossi e i tassi alzati, si inneschi una reazione a catena con un impatto negativo su economia reale e mercati finanziari», commenta Luke.

In altre parole, è possibile che i rialzi dei tassi e la rimozione del quantitative easing possano frenare ulteriormente la crescita in una fase in cui i consumatori stanno già affrontando una crescita negativa del reddito reale.«La possibilità che arrivi un periodo di stagflazione, quindi basso sviluppo e inflazione alta o in aumento, è elevata, così come la probabilità di ritrovarci in un lungo periodo di repressione finanziaria con tassi di interesse reali negativi. Questo è un contesto macroeconomico molto positivo per l’oro», dice Luke.

D’altra parte anche le altre fonti di diversificazione del portafoglio sembrano meno attraenti. «Il segmento delle criptovalute, che potrebbe aver sottratto capitale all’oro negli ultimi trimestri, è sotto una crescente pressione normativa. Nel frattempo le valutazioni azionarie di partenza sono molto alte. Più in generale, è difficile sostenere che i tradizionali strumenti di hedge, come i titoli di Stato, siano così interessanti come lo sono stati in passato, anche perché le economie sono altamente indebitate, i rendimenti sono ancora vicini ai minimi storici e l’inflazione potrebbe essere strutturalmente più elevata», prosegue Luke.

Quindi, con poche altre opzioni per diversificare i portafogli, «crediamo che l’oro sia sulla buona strada per diventare l’unica alternativa disponibile in quanto a beni rifugio nei prossimi anni», prevede Luke.

Oltre ai fondi e alle sicav a gestione attiva che investono sulle azioni di società legate all’estrazione dell’oro, a portata di investitore italiano per esporre i portafogli al tema del metallo giallo esistono anche soluzioni passive come gli Etf auriferi (si veda tabella con i dati Fida). I migliori da inizio anno segnano un rendimento di oltre il 25% con punte del 28% come l’Etf VanEck Gold Miners (+28,2%), segue l’Etf L&G Gold Mining (+26,4%) e il fondo Cpr Invest Global Gold Miners (+24,1%). Poi ci sono gli Etc (Exchange traded commodity) che, a differenza degli Etf, consentono di investire in singole materie prime e metalli preziosi. Ad esempio Hanetf nel febbraio del 2020 ha quotato su Borsa Italiana l’Etc denominato The Royal Mint Physical Gold Securities. I lingotti d’oro associati all’Etc sono custoditi in un caveau costruito ad hoc in Galles.

Va però detto che la guerra potrebbe influenzare la fornitura stessa di questo bene rifugio. «Secondo i dati raccolti da GoldHub, la Russia nel 2021 è stata il secondo più grande fornitore di oro al mondo. Oggi, se non fosse più in grado, o non volesse esportare l’oro estratto nei propri vasti confini, la situazione potrebbe avere un impatto negativo sull’offerta disponibile e, potenzialmente, sui prezzi dell’oro», aggiunge McNeil.

Per quanto riguarda gli altri metalli preziosi Ned Naylor-Leyland, head of strategy Gold & Silver di Jupiter, ricorda che l’argento tende a fare meglio dell’oro in un contesto di aumento del prezzo di quest’ultimo e tende a registrare una performance peggiore dell’oro quando il sentiment si sposta contro il settore.

«L’oro non sembra così sopravvalutato. Al momento c’è la possibilità di un ribasso relativamente limitato per l’oro al di sotto dei livelli di circa 1.850 dollari per oncia. La ricaduta geopolitica dell’invasione dell’Ucraina sarà inflazionistica. Nel giro di un fine settimana, la Germania si è impegnata ad aumentare la spesa per la difesa di 100 miliardi di euro e ad accelerare la transizione verso un’energia al 100% rinnovabile entro il 2035. Queste misure rafforzeranno e miglioreranno la sicurezza tedesca ed europea, ma al costo di un aumento dell’inflazione. È chiaro che gli eventi in Ucraina avranno conseguenze a lungo termine», dice Peter Kinsella, global head of forex strategy di Union Bancaire Privée (Ubp). Proprio il focus sulla difesa accende i riflettori sul tema della sicurezza e in particolare sulla protezione dagli attacchi informatici (si veda intervista in pagina). «L’incremento della digitalizzazione, e gli attacchi hacker avvenuti negli ultimi mesi del 2021 da parte di Mosca contro un network di computer governativi e aziendali Usa, avevano già alzato l’attenzione degli investitori verso la cybersecurity. Nonostante le correzioni che ha visto questo sotto-settore, ci aspettiamo una crescita nel lungo termine, data anche l’attuale situazione di guerra in Ucraina, che ha già visto il presentarsi di attacchi hacker sulla scena del conflitto», nota Anthony Ginsberg, fondatore di GinsGlobal Index Funds, gestore di tre Etf tematici su tech, cloud e healthcare, lanciati sul mercato europeo con Hanetf. «Il rischio che le operazioni informatiche vengano dispiegate nell’attuale conflitto è certamente elevato», dice Stéphane Monier, responsabile degli investimenti di Banque Lombard Odier & Cie.

Gli attacchi informatici sono relativamente economici e facili da lanciare. Anche la loro minaccia diffonde paura, forse di più del loro impatto diretto.L’Ucraina è stata a lungo un banco di prova per gli attacchi informatici e dalla Russia, secondo il report 2021 Microsoft Digital Defense, arriva il 58% dei cyber colpi ai danni di Stati a livello globale. «Una cyberpotenza come la Russia impegnata in un’invasione militare ha ora innalzato i livelli di allerta digitale in tutto il mondo», osserva Monier. Dal 2014, quando Mosca ha annesso la Crimea, gli attacchi sono aumentati. «All’inizio di quest’anno, gli hacker hanno lasciato il messaggio: “Abbiate paura e aspettatevi il peggio” su un certo numero di siti web ucraini», ricorda Monier. Un attacco a uno dei principali fornitori di Toyota il 28 febbraio scorso, avvenuto poco dopo l’annuncio di sanzioni contro la Russia da parte del Giappone, ha indotto l’azienda a interrompere la produzione automobilistica nazionale.

«Finora non c’è stato il devastante attacco informatico che molti avevano temuto. L’Ucraina ha rafforzato le sue difese tecnologiche negli ultimi anni e ora ha assemblato un esercito virtuale di professionisti della sicurezza informatica e hacker per attaccare la Russia online: inclusa la rimozione di siti web e contenuti filo-russi sui social media e la segnalazione delle posizioni delle truppe russe. Un gruppo di hacker di attivisti separato chiamato Anonymous ha lanciato i propri attacchi ai media russi e ai siti web del governo e afferma di aver rubato file dal ministero della Difesa russo», dice Minier. Queste forze di guerriglia non regolamentate sono uno dei modi in cui il conflitto e i rischi ad esso associati si sono già riversati ben oltre i confini del Paese. «A nostro avviso gli attacchi hacker saranno inclusi sempre di più nelle nuove strategie belliche e nelle cosiddette guerre ibride che si potrebbero giocare in futuro», aggiunge Ginsberg.

Le imprese dovrebbero sempre dare la massima priorità alla sicurezza informatica ma la verità, come dimostrano i recenti incidenti di alto profilo, è che ancora non è così. «Dunque riteniamo che le minacce digitali siano destinate a perdurare. Nell’attuale contesto alimentato dalla digitalizzazione della nostra società, prevediamo che gli investimenti in sicurezza informatica da parte di governi, imprese e consumatori privati possano solo continuare a crescere. Di conseguenza il mercato della sicurezza informatica rappresenta un interessante tema di crescita a lungo termine su più anni, anche perché il mondo fatica a tenere il passo con il vantaggio asimmetrico accumulato dagli hacker», spiega Patrick Kolb, gestore del Credit Suisse Asset Management Thematic Equities il cui fondo Security riserva alla sicurezza informatica una parte preponderante del proprio portafoglio. La società di ricerca Gartner stima che la spesa per la sicurezza IT e la tecnologia di gestione dei rischi sia aumentata del 12,4% a 150,4 miliardi di dollari nel 2021 in tutto il mondo e dovrebbe crescere a cifre elevate fino al 2024.

«Alla luce dell’aumento dei rischi informatici ma anche dell’aumento del lavoro da remoto, siamo positivi sull’industria della cybersecurity e consideriamo la recente compressione dei multipli, dal momento che i tassi in aumento hanno pesato sulle azioni tecnologiche, come una interessante opportunità di accumulare posizioni», stima Monier, «vediamo una minore ciclicità nel settore di qui in avanti, poiché il mercato si sposta da soluzioni legate ai cicli di prodotto, verso modelli di abbonamento e quindi con ricavi che dovrebbero essere più affidabili e ricorrenti». (riproduzione riservata)
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