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La contribuzione previdenziale «spezzata» (anche a causa del perdurare della crisi) coinvolge un numero elevato di professionisti, nel nostro Paese: ingegneri, architetti, così come avvocati, dottori commercialisti e ragionieri (soltanto per menzionare alcune aree del lavoro autonomo) stanno accumulando debiti che, se non colmati, rischiano di riflettersi negativamente sull’importo della pensione. Il tema del «macigno» delle morosità degli iscritti alle Casse private ha trovato spazio tra le pieghe della manovra economica per il 2019 (all’articolo 1, comma 185 della legge 145/2018) che, mediante la misura del «saldo e stralcio», ha proposto una via per l’estinzione delle somme iscritte a ruolo dal 2000 al 2017 destinata agli associati in condizioni di difficoltà. Oltre a quantificare in più di 3,6 miliardi di euro l’ammontare delle «pendenze», l’inchiesta di ItaliaOggi Sette mostra quali strategie gli Enti abbiano messo in atto per prevenire la formazione dei debiti dei professionisti. E quali sono le modalità di regolarizzazione e di riscossione dei contributi non pagati.
Chi intende andare a riposo prima con «opzione donna» deve mettere in conto una perdita di pensione. La facoltà, infatti, è esercitabile a una condizione: optare (appunto) per il calcolo contributivo di tutta la pensione, sicuramente meno generoso rispetto al calcolo retributivo che ancora si applica per le vecchie anzianità (fino al 1995 o fino al 2011 a seconda se al 1996 si possedevano meno o almeno 18 anni di contributi). A conti fatti, una dipendente con 35 anni di lavoro alle spalle e 58 anni d’età al 31 dicembre 2018, con ultimo stipendio lordo annuo di 23.600 euro, mettendosi a riposo con «opzione donna» avrà diritto a una pensione annua di 7.280 euro: 2.320 euro in meno (24%) al valore della sua pensione calcolata secondo i criteri ordinari in 9.600 euro annui.
Il 23% delle imprese risulta, in materia di tutela dei dati personali, in linea con i requisiti richiesti dal Gdpr, il 59% ha ancora in corso progetti di adeguamento, le imprese che dichiarano una scarsa conoscenza della normativa sono scese al 10%, rispetto al 16% del 2017, quelle che si trovano ancora in fase di analisi dei requisiti si sono ridotte all’8%, rispetto alla precedente percentuale del 34%. Il report elaborato dall’osservatorio evidenzia che, oltre a una maggiore consapevolezza, sono cresciuti anche gli investimenti finalizzati ad attuare misure di adeguamento al Gdpr. Secondo gli esiti dell’indagine, l’88% delle aziende intervistate ha previsto un budget specifico, ben 30 punti percentuali in più rispetto al 2017.
Sono state 630, dal 25 maggio del 2018, data di entrata in vigore della nuova disciplina europea di tutela dei dati personali, prevista dal Gdpr (General data protection regulation), sino allo scorso 31 dicembre le notificazioni in Italia di data breach, ossia la comunicazione della violazione di dati personali. Ma le violazioni potrebbero essere più numerose rispetto a tale cifra, pubblicata sul sito del Garante della Privacy, considerato che in base a un approfondimento condotto in materia risultano, sino allo scorso 28 gennaio, più di 59 mila notifiche di violazione dei dati personali in tutti gli stati membri dell’Unione europea.

 

La squadra di AllianzGI si arricchisce dell’ingresso di Sabrina Ferrata, che entra a far parte del team Institutional Business Development Italy guidato da Anna Vigliotti. Professionista degli investimenti con oltre 15 anni di esperienza, prima di entrare in AllianzGI Ferrata si è occupata in Amundi, e prima ancora in Pioneer, dello sviluppo e della gestione dei rapporti con la clientela istituzionale. Sabrina Ferrata ha conseguito la laurea in Economia presso l’Università di Perugia e l’Executive Master in Business Administration presso l’Università Bocconi. Ha anche ottenuto le certificazioni come International Investment Analyst e come Cfa (Certified financial analyst).

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  • “Azimut non teme i ribassisti qualcuno spera di comprarci”
Pietro Giuliani, presidente della società di asset management spiega la rivoluzione attuata nel calcolo delle commissioni. Sull’uscita anticipata dell’ad Albarelli nessun commento ufficiale ma solo rumors. “Ora all’estero guadagniamo”

Le prime otto banche italiane hanno chiuso il 2018 con un utile netto complessivo superiore ai 9 miliardi di euro. Un risultato importante e per certi versi inatteso, che conferma la dinamicità del settore e la capacità di trovare soluzioni industriali a una crisi che oggi si riassume nella crescita dello spread e nel calo del prodotto interno lordo, ma che in verità per l’industria del credito ha radici molto più profonde.
I conti in tasca al provvedimento che fa lo sconto a chi ha iniziato a lavorare dal 1996. Avvantaggiati soprattutto coloro che hanno trovato un’occupazione subito dopo la laurea, ma la pensione sarà light. Tutti gli altri rischiano di aumentare solamente i contributi versati. Ecco a chi converrebbe valutare la previdenza integrativa.

 

  • Pensioni in un mare di assistenza
Perché il reddito e quota 100 non ci porteranno in salvo. Nel 20019 la spesa potrebbe raggiungere i 142 mld. Peggioreranno i conti dell’Inps oltre al rapporto tra lavoratori attivi e pensionati interrompendo un trend positivo che durava da 10 anni.

  • Quota 100: l’Inps non accetta le dimissioni «con riserva»
C’è caos all’interno delle amministrazioni pubbliche in attesa della conversione del decreto legge 4/2019 che ha disciplinato l’accesso alla pensione con la quota 100. Il timore che il testo definitivo possa apportare delle modifiche sta preoccupando una buon parte dei lavoratori che in questi giorni, seguendo le indicazioni fornite dall’Inps con le circolari n. 10/2019 e n. 11/2019 e avendone i requisiti prescritti, hanno inoltrato domanda di pensionamento.
L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela scappare, ma allo stesso tempo l’incertezza di un decreto legge non ancora convertito non aiuta a fare passi definitivi. Per questo motivo, alcuni dipendenti delle pubbliche amministrazioni – tenuti per effetto dell’articolo 14, comma 6, del decreto legge 4/2019 a presentare alle amministrazioni di appartenenza le loro dimissioni con un anticipo di sei mesi – per evitare che in sede di conversione del decreto possano esserci spiacevoli sorprese – hanno preferito inserire nella propria domanda di dimissioni dal servizio una sorta «clausola di salvaguardia».

Denis Kessler, ceo di Scor, rompe il silenzio e punta il dito. Il ceo del quinto riassicuratore più grande del mondo, che lotta dall’estate scorsa per evitare l’acquisizione del suo gruppo da parte del suo azionista di maggioranza, Covéa (MAAF, MMA, GMF), illustra in dettaglio le ragioni che lo hanno portato a citare in giudizio la mutua e il suo CEO, Thierry Derez. In una citazione diretta, depositata a fine gennaio presso il Tribunale Penale di Parigi, lo ha accusato di aver abusato della sua posizione di amministratore di SCOR “in nome proprio” per appropriarsi indebitamente di informazioni riservate al fine di accelerare il suo progetto di acquisizione. Thierry Derez aveva denunciato a “Le Monde” una procedura “che raccoglie molte insinuazioni”. “Ho preso atto che Covéa non vuole più assumere il controllo di SCOR e ne sono profondamente soddisfatto”, afferma Denis Kessler, che sta preparando il prossimo piano strategico che sarà presentato a settembre.