di Simona D’Alessio

È rimasto (quasi del tutto) fermo sulla rampa di lancio il prestito vitalizio ipotecario, la chance di finanziamento (a medio-lungo termine) dedicata alle persone con oltre 60 anni che, ponendo in garanzia la propria casa, possono richiedere una somma di denaro, la cui restituzione graverà, poi, sugli eredi. «Complicato» e «oneroso» (e appesantito dal rischio dell’anatocismo, ovvero del pagamento degli interessi sugli interessi), a giudizio di alcune associazioni di consumatori, nonché bisognoso di «correzioni legislative» da parte del parlamento (per permetterne la maggior diffusione) secondo i notai, lo strumento, che avrebbe dovuto costituire per la popolazione anziana che necessita di liquidità una «alternativa» alla vendita della «nuda proprietà» di immobili residenziali (mantenendone, cioè, l’usufrutto finché si resta in vita), è attualmente proposto da soli «quattro istituti di credito su 400», due di grandi dimensioni (Unicredit e Intesa) e da Monte dei Paschi di Siena e Banca popolare di Sondrio. E la sua conoscenza, come sottolineato nel corso di un convegno promosso dal Consiglio nazionale del Notariato, a Roma, nei giorni scorsi, nel corso del quale è stata presentata una guida «ad hoc» sull’istituto (realizzata in collaborazione con 14 associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione per la difesa dei consumatori e Unione Nazionale Consumatori), a due anni dalla sua introduzione è assai limitata, sebbene non esistano ancora dati certi su quanti over 60, nel nostro Paese, abbiano optato per questa opportunità di sovvenzione.

Ma come funziona il prestito vitalizio ipotecario? Una somma di denaro può esser erogata da banche, oppure da altri intermediari (il soggetto «finanziatore»), a cittadini ultrasessantenni (il soggetto «finanziato»), garantita da un’ipoteca di primo grado iscritta su un immobile a uso residenziale che possa così assicurare la restituzione della cifra pattuita, nonché degli interessi e delle spese; la durata della sovvenzione, recita il vademecum illustrato dalla consigliera nazionale del Notariato Pierluisa Cabiddu, dipende dalla lunghezza della vita della persona anziana che ne ha fatto richiesta, mentre «se il finanziamento è cointestato al coniuge (o al costituente di una unione civile, oppure al convivente, circostanza obbligatoria, qualora vivano entrambi nella casa su cui è stata accesa l’ipoteca) si fa riferimento alla durata della vita del partner più longevo. L’istituto di credito potrà chiedere il rimborso integrale, in un’unica soluzione, di quanto dato in prestito, «alla morte del soggetto finanziato, o se vengano trasferiti, in tutto o in parte, la proprietà o altri diritti reali, o di godimento (come il diritto di usufrutto, o di abitazione) sull’immobile dato in garanzia, o si compiano atti che ne riducano significativamente il valore» (qualora, per esempio, siano state apportate modifiche materiali alla casa, rispetto al suo stato originale, come documentato in sede di perizia e dalla documentazione catastale, senza accordo con il finanziatore).

Fra i «nodi» che stanno determinando, è emerso durante il dibattito, il ridotto «appeal» dell’iniziativa, è che «la previsione normativa della capitalizzazione annuale degli interessi può produrre una crescita esponenziale del debito nei confronti del soggetto finanziatore, tale da eguagliare, nel giro di pochi anni, o anche superare», soprattutto in considerazione dell’ampliamento della speranza di vita di chi ha ottenuto il credito, il valore dell’immobile dato in garanzia.
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