di Nicola Mondelli

Inps in campo sui ritardi per le pensioni nella scuola. Le notizie in merito ai rischi per alcune migliaia di dipendenti della scuola di vedere sfumare l’assegno a settembre a causa di difficoltà da parte dell’istituto stesso nell’accertare il diritto alla pensione (si veda ItaliaOggi di martedì scorso), lo sconcerto che tali voci stavano creando tra il personale interessato, unitamente alla richiesta pressante dei sindacati di fare chiarezza, hanno consigliato l’Istituto di previdenza a fare il punto sullo stato delle questioni sollevate mediante un comunicato stampa datato 12 luglio.
Nella nota l’Istituto guidato da Tito Boeri ricorda preliminarmente che da quest’anno ha assunto su di sé l’attività di certificazione del diritto a pensione per il personale del comparto scuola, a differenza degli anni precedenti in cui la certificazione veniva effettuata dagli uffici territoriali del Miur, salvo successiva verifica da parte dell’Inps in sede di liquidazione della pensione. Di qui la necessità di procedere ad una preventiva verifica del diritto a pensione.

Le difficoltà denunciate, si legge tra le righe del comunicato stampa, sarebbero la conseguenza dell’assunzioni diretta della certificazione del diritto a pensione e del notevole numero di domande di cessazione dal servizio, una concomitanza che avrebbe creato alcune delle difficoltà denunciate.
Quest’anno, si precisa nel comunicato, sono state oltre 41.000 le domande di cessazione, con un aumento delle richieste di collocamento a riposo di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. Fino ad oggi il diritto a pensione con decorrenza 1° settembre 2018 è stato accertato per oltre 36.700 dipendenti scolastici. Non è stato invece ancora riconosciuto ai 4.600 che pure avevano presentato domanda di cessazione dal servizio e di accesso al trattamento pensionistico entro il 20 dicembre 2017.

Una spiegazione questa che non convince del tutto soprattutto perché era noto già dal mese di gennaio 2018 (si veda ItaliaOggi di martedì 16 gennaio 2018) che le domande di pensione presentate dal personale docente e Ata e dai dirigenti scolastici alla fine si sarebbero aggirate intorno a 42.000. Ci sarebbe stato pertanto tutto il tempo per predisporre le verifiche e gli ulteriori approfondimenti.
Decisa, anche se un po’ forzata, appare invece la smentita sulle notizie stampa riguardanti presunte diverse modalità di calcolo. Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti le presunte diverse modalità di calcolo, si legge ancora nel comunicato stampa, si precisa che l’Istituto ha da sempre adottato il criterio dell’anno commerciale per la verifica del diritto a pensione.
L’eventuale differente modalità di calcolo adottata dal ministero in ogni caso può comportare esclusivamente limitate differenze con riferimento ai periodi di pre ruolo, riconosciuti con provvedimenti di competenza del Miur e, pertanto, il riferimento a potenziali differenze di circa 200 giorni formulato da alcuni è da ritenersi destituito di ogni fondamento.

Con il comunicato stampa l’Istituto di previdenza si è comunque premurato di precisare che nella mattina del 12 luglio, il direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, aveva incontrato i sindacati della scuola ai quali aveva illustrato tutta l’attività posta in essere, testimoniando la grande attenzione e considerazione con cui la vicenda è seguita dall’Istituto.
Quale sarà la conclusione è da vedersi.
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