Task force Miur-Inps per evitare a 32 mila dipendenti di restare senza trattamento

A rischio per discrepanze sui servizi degli anni 70 e 80
di Franco Bastianini

Nuove pensioni a rischio. L’ammissione è arrivata dallo stesso ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, che ha aperto un tavolo di confronto sul tema con l’Inps dandone conto con un comunicato ufficiale lo scorso 25 giugno. Che ci fossero problemi nelle operazioni relative all’accertamento del diritto ad accedere al trattamento pensionistico dal 1° settembre 2018 e nella definizione dell’ammontare del trattamento pensionistico lo aveva fatto rilevare Italia Oggi (si vedano i numeri di martedì 12 e 19 giugno).
In quelle occasioni avevamo anche accennato allo scompiglio e allo sconcerto che si registrava tra il personale scolastico per le notizie che circolavano nelle scuole secondo le quali l’Inps stava incontrando notevoli difficoltà nel verificare l’effettivo possesso dei requisiti contributivi dichiarati dal docente o dall’Ata all’atto della domanda di cessazione dal servizio e di accesso al trattamento pensionistico. Difficoltà che, se non superate, avrebbero potuto anche ritardare la liquidazione della pensione.
Per effetto del decreto ministeriale n. 919 del 23 novembre 2017 e della circolare di pari data prot. n. 50436, compete esclusivamente all’Inps sia l’accertamento del diritto alla pensione che il calcolo del trattamento pensionistico. Ebbene, gli interessati hanno potuto registrare numerose discrepanze tra quanto riportato nell’estratto conto assicurativo rilasciato dell’ istituto di previdenza e quanto risultava dai certificati di servizio rilasciati dall’amministrazione scolastica, discrepanza che inizialmente l’Inps attribuiva a una rielaborazione in atto del sistema che si era reso necessario per effetto della confluenza, dal 1° gennaio 2012, dell’Inpdap nell’Inps in applicazione del decreto legge 201/2011.
Ma le cose non stavano così. Che il problema da più parti denunciato non era legato solo ad una questione di semplice rielaborazione del sistema, come sosteneva l’Inps e anche alcuni uffici scolastici regionali e territoriali, se ne è dovuto fare carico lo stesso ministro dell’istruzione decidendo di istituire un tavolo di lavoro tra Miur e Inps soprattutto al fine di facilitare lo scambio dei dati e delle informazioni tra le due istituzioni.
Con il comunicato stampa il ministro Bussetti ha anche precisato che tra gli obiettivi primari sottoposti all’attività del tavolo c’è anche quello di velocizzare il dialogo tra gli uffici territoriali delle due istituzioni e far «parlare» tra loro i rispettivi sistemi informativi, agevolando l’inserimento e il reperimento di quelle informazioni che consentano di accertare il diritto alla pensione.
In questa prima fase, l’attenzione del lavoro sarà rivolta principalmente a quei docenti che hanno incontrato difficoltà nella ricostruzione della carriera e per i quali sia stata registrata una non coincidenza tra servizio prestato negli anni settanta e ottanta (precedenti quindi alla confluenza dell’Inpdap nell’Inps, ndr) come supplente e quello risultante dagli archivi Inps.
Raggiungere gli obiettivi indicati dal ministro e riportare tranquillità o tra i 25.246 docenti e i 7.936 direttori dei servizi generali e amministrativo, assistenti amministrativi e tecnici e ausiliari che entro il 20 dicembre 2017 avevano presentato domanda di cessazione dal servizio e connessa pensione a decorrere dal 1° settembre 2018 non sarà facile, visti anche i tempi stretti che restano. E non è affatto escluso che si possa richiedere una limitazione temporanea nel godimento delle ferie del personale delle due istituzioni coinvolte.
Del resto, si tratta di una situazione che non ha precedenti. È auspicabile che in un secondo momento la nuova dirigenza del ministero dell’istruzione operi per evitare, per quanto di sua competenza, il ripetersi di situazioni analoghe.
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