di Marcello Bussi

 

Mario Draghi non è mai stato così esplicito e preoccupato come ieri, in occasione delle dichiarazioni rilasciate di fronte alla commissione degli Affari Economici e Monetari del Parlamento europeo a Strasburgo in qualità non di presidente della Bce ma di presidente dell’Autorità europea per i rischi sistemici (Esrb).

E dire che solo giovedì scorso, durante la conferenza stampa seguita alla riunione del Comitato direttivo della Bce, si era lasciato andare a qualche nota ottimistica. Ma da allora lo scenario è cambiato a causa del downgrade di massa operato da Standard&Poor’s su nove Paesi di Eurolandia e per lo stallo delle trattative fra il governo greco e i creditori privati, che sta avvicinando Atene al default. Così ieri Draghi ha letteralmente rottamato le agenzie di rating, ribadendo inoltre le sue pesanti critiche all’Eba.

 

«Quando il mio predecessore Jean-Claude Trichet si è rivolto a questa commissione in ottobre», ha esordito Draghi, «aveva detto che la crisi aveva raggiunto dimensioni sistemiche. Ora la situazione è peggiorata ed è molto seria». Infatti, «negli ultimi mesi del 2011 la situazione di incertezza dei debiti sovrani e le prospettive di crescita stagnante hanno portato a gravi distorsioni dell’economia reale». Per far fronte a questa situazione allarmante bisogna attuare «tempestivamente e completamente» le decisioni prese dai leader Ue, in particolare per quanto riguarda i Fondi salva-Stati, l’Efsf e l’Esm. A questo punto Draghi ha cominciato ad affrontare il tema della raffica di downgrade sparata da Standard&Poor’s. Bisognerebbe «imparare a vivere senza le agenzie di rating» o quantomeno «imparare a fare meno affidamento» sui loro giudizi, ha dichiarato il presidente della Bce. Dopo aver osservato che «tutte le agenzie hanno patito un danno di immagine e di reputazione durante questa crisi e la precedente», Draghi ha sottolineato che in questo settore «non c’è concorrenza» e qualsiasi cosa si farà per cambiare questa situazione sarà «benvenuta». Si è poi verificata una situazione paradossale; rispondendo alla domanda di un eurodeputato, Draghi ha detto che nel caso di un abbassamento del rating all’Efsf per il Fondo salva-Stati potrebbe essere necessario «un contributo aggiuntivo da parte dei Paesi a tripla A», ovvero Germania, Olanda, Finlandia e Lussemburgo (da venerdì scorso Francia e Austria non fanno più parte del gruppo degli eletti). Proprio pochi minuti prima, ma lui non lo sapeva ancora, Standard&Poor’s aveva tagliato il rating dell’Efsf da AAA ad AA+. E quindi il discorso di Draghi fatto al condizionale deve essere letto all’indicativo. Il contributo supplementare, che graverebbe in gran parte sulle spalle della Germania, è necessario affinché l’Efsf mantenga «la stessa capacità» o possa prestare «allo stesso tasso». La risposta di Berlino non si è fatta attendere: «Al momento non vi è alcuna necessità di agire sull’Efsf», ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Draghi ha quindi ribadito le sue critiche all’Eba, sottolineando che le proposte sugli aumenti di capitale richiesti alle banche europee non devono essere a spese della stabilità finanziaria. «L’esercizio dell’Eba non è sbagliato in se stesso», ha detto, ma è il contesto in cui è stato realizzato che presenta importanti carenze. In particolare, l’operazione è stata eseguita senza che il Fondo salva-Stati fosse già in grado di intervenire sui mercati per acquistare i titoli dei debiti sovrani sottoposti alle pressioni dei mercati. Pertanto questi stessi titoli sono stati valutati a prezzi esageratamente bassi. In questo campo la Bce sta facendo azione di supplenza e la scorsa settimana ha triplicato gli acquisti di titoli di Stato, portandoli a 3,77 miliardi dagli 1,1 miliardi dei sette giorni precedenti. Dal maggio 2010, secondo i dati diffusi ieri, la Bce ha acquistato 217 miliardi di titoli pubblici. Non a caso Draghi ha detto che la Bce farà tutto quello che sarà necessario per restaurare la stabilità finanziaria, sempre rimanendo entro i limiti del Trattato europeo. E quindi senza trasformarsi in prestatrice di ultima istanza come la Federal Reserve.

Draghi ha ammesso che ci saranno «effetti di contrazione nel breve termine» a causa delle misure di austerità varate dai governi europei, ma non ci sono alternative. Pertanto «i governi nazionali devono portare avanti seri piani di consolidamento di bilancio», un’operazione «inevitabile e necessaria». Per contrastare gli effetti a breve termine negativi sulla crescita, Draghi ha sottolineato che i governi devono mettere a punto «riforme strutturali per aumentare la competitività, rafforzare la crescita e creare posti di lavoro». (riproduzione riservata)