L’ISTITUTO CHIEDE I DATI ALLE COMPAGNIE PER EVITARE IL BLOCCO DEI CAPITALI DORMIENTI
di Anna Messia
Ivass torna alla carica sulle polizze dormienti chiedendo alle compagnie di assicurazione, entro il prossimo 16 dicembre, di inviarle i codici fiscali degli assicurati di polizze Vita e infortuni. L’intenzione è di incrociare quelle informazioni con i dati dell’anagrafe tributaria e verificare l’esistenza in vita degli assicurati. In caso contrario le compagnie dovranno attivarsi velocemente per contattare gli eredi e fare in modo che quelle somme vadano ai beneficiari indicati.

Le polizze dormienti sono prodotti assicurativi che sebbene ormai liquidabili, perché scaduti, restano congelati nelle casse delle compagnie perché gli eredi legittimi – o eventuali beneficiari fuori dall’asse ereditario – non ne conoscono l’esistenza. Il rischio, passato il termine di prescrizione di 10 anni, è che quelle risorse finiscano definitivamente nel Fondo indennizzo dei risparmiatori (Fir) e non siano quindi più accessibili. Enormi risorse che le stesse compagnie hanno interesse a movimentare.

Dal 2017, anno di avvio dell’indagine, sono state «risvegliate» 271 mila polizze, per un valore di 4,8 miliardi mentre il totale complessivo da devolvere al Fondo indennizzo perché è stato superato il termine dei 10 anni ammonta a 72,8 milioni. Risorse che, in buona parte, sono state quindi «salvate» ma l’istituto presieduto da Luigi Federico Signorini, che è anche direttore generale della Banca d’Italia, non appare intenzionato ad abbassare la guardia.

Gli ultimi due incroci, effettuati nel 2021 e 2022, hanno interessato i contratti in vigore e sono stati estesi (oltre alle polizze vita) anche alle polizze del ramo infortuni che coprono il decesso a seguito di infortunio. Le attività di incrocio svolte in questi anni hanno poi consentito di eliminare dai portafogli le posizioni più vecchie nel tempo e di aumentare i presidi per limitare il cosiddetto «rischio di dormienza», evitando quindi che altre polizze restino congelate. È stato anche rafforzato lo scambio di flussi informativi con i distributori e il fenomeno, in sostanza, è sensibilmente migliorato.

Dall’incrocio effettuato nel 2022, sono emersi per esempio 219.886 decessi rispetto agli oltre 330 mila rilevati nell’anno precedente, su cui le imprese sono state chiamate ad attivarsi. Ora l’Ivass è pronta ad incrociare di nuovi dati chiedendo alle compagnie di inviare «anche i codici fiscali dei contratti non più in vigore, che non siano stati comunicati in occasione di precedenti incroci, per i quali le imprese hanno dubbi sulla esistenza in vita degli assicurati o la necessità di verificare l’eventuale data del decesso».

Anche per coloro che si accorgessero dell’esistenza delle polizze dopo avere superato il termine di dieci anni non è poi detto che sia tutto perduto. In un annuncio di fine novembre la Consap, la società controllata interamente dal ministero dell’Economia, precisando che le polizze vita devolute al Fondo «non sono risvegliabili e rimborsabili» ha infatti aggiunto che il Ministero dello Sviluppo Economico (ora Ministero delle imprese e del made in Italy) ha intrapreso nel tempo alcune iniziative per indennizzare -anche se solo parzialmente – i beneficiari di polizze vita che scontavano una prescrizione di un anno (fino all’entrata in vigore della legge del 2008) o due anni (fino al 2012) rispetto al termine decennale poi effettivamente introdotto nel 2012.

Finora le iniziative di rimborso parziale emanate dal ministero hanno preso in considerazione le polizze con evento scadenza o decesso dell’assicurato tra gennaio 2006 e dicembre 2009. Ora si è aperta una nuova finestra e potranno essere rimborsate, ma solo fino al 50%, «le polizze il cui diritto alla riscossione sia maturato successivamente alla data del 1 gennaio 2006 e lo stesso diritto si sia prescritto entro il 19 ottobre 2012», hanno chiarito da Consap. Le nuove domande di rimborso potranno essere presentate fino al 28 febbraio 2023 sul portale unico della concessionaria. (riproduzione riservata)
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