Welfare e aumenti per gli statali

FIRMATA LA PRE-INTESA SUL CCNL FUNZIONI CENTRALI. SMART WORKING, QUARTA AREA, PROGRESSIONI
Renato Brunetta
Renato Brunettadi Francesco Cerisano
Welfare integrativo rafforzato e aumenti medi mensili di 105 euro (per 13 mensilità) in busta paga per i 225 mila statali del comparto funzioni centrali. Con arretrati medi pari a circa 1.800 euro. In sede di contrattazione integrativa le p.a. potranno prevedere a favore dei dipendenti iniziative di sostegno al reddito (sussidi e rimborsi), aiuti all’istruzione dei figli, contributi a favore di attività culturali, prestiti a favore dei dipendenti in difficoltà e polizze sanitarie integrative del servizio sanitario nazionale. Gli aumenti andranno da 63 a 117 euro per 13 mensilità per i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici (in primis l’Inps). Per i lavoratori del Cnel gli aumenti oscilleranno da 63 a 106 euro (per la posizione economica C5), mentre per i dipendenti dell’Enac, dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo gli incrementi partiranno da 62,30 euro e saliranno fino a 151,80 euro. I più ricchi saranno i lavoratori dell’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) con aumenti mensili da 63 a 194,46 euro. La pre-intesa, firmata ieri da Aran e sindacati (ad eccezione dell’Usb) sul Ccnl 2019-2021 del comparto delle Funzioni centrali porta in dote un piccolo ritocco all’insù rispetto alle prime cifre circolate nelle scorse settimane (si veda ItaliaOggi del 30 novembre). Le parti si rincontreranno, dopo l’approvazione della legge di bilancio che prevede ulteriori risorse per il Contratto, per la firma dell’ipotesi di Ccnl che dovrà passare sotto la lente della Ragioneria generale dello stato prima della firma definitiva.

Oltre agli aumenti in busta paga, il Ccnl delle Funzioni centrali (destinato a essere il paradigma a cui si ispireranno i contratti degli altri tre comparti della p.a. che verranno definiti nel 2022) costituisce un punto di svolta nella regolamentazione giuridica del pubblico impiego. In primis perché istituisce la cosiddetta «quarta area di contrattazione» (che si aggiunge a quelle degli operatori, degli assistenti e dei funzionari) in cui troveranno posto le «alte professionalità» assunte dalle amministrazioni per realizzare i progetti del Pnrr, ma soprattutto perché regolamenta per la prima volta all’interno del contratto lo smart working, o meglio il lavoro a distanza nella duplice forma di lavoro «agile» (e quindi senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro) e di lavoro «da remoto» con vincoli di orario e «nel rispetto degli obblighi di presenza derivanti dalle disposizioni in materia di orario di lavoro». Quest’ultimo in pratica sarà un telelavoro in piena regola che potrà essere svolto o a casa («telelavoro domiciliare») o attraverso altre forme di lavoro a distanza come il coworking e il lavoro decentrato.

Lavoro agile

Il lavoro agile sarà possibile solo se saprà coniugare il miglioramento dei servizi pubblici e l’innovazione organizzativa con l’equilibrio dei tempi di vita e di lavoro. La prestazione lavorativa dovrà essere eseguita in parte nei locali dell’amministrazione e in parte all’esterno, senza una postazione fissa e predefinita. Il lavoro agile non potrà eccedere i limiti di durata massima dell’orario giornaliero e settimanale e sarà regolato da due fasce temporali (di «contattabilità» durante la quale il lavoratore potrà essere raggiunto al telefono o via mail, e di «inoperabilità»). Rispetto alle precedenti bozze di Ccnl è venuta meno la fascia di «operatività» nella quale il lavoratore, per coordinarsi con i colleghi o per ricevere indicazioni e direttive, avrebbe dovuto garantire di essere operativo «entro un brevissimo lasso di tempo». Nella fascia di inoperabilità il diritto alla disconnessione dello statale viene preservato attraverso la previsione secondo cui in tali orari «non sono richiesti i contatti con i colleghi o con il dirigente per lo svolgimento della prestazione lavorativa, la lettura delle mail, la risposta alle telefonate e ai messaggi, nonché l’accesso e la connessione al sistema informativo dell’amministrazione».

Come nel privato, il fulcro del lavoro agile sarà l’accordo individuale tra datore e dipendente. Lo statale in smart working conserverà tutti i diritti e gli obblighi del lavoro in presenza e non potrà essere penalizzato, rispetto a chi lavora esclusivamente in ufficio, sia dal punto di vista del trattamento retributivo che da quello delle prospettive di carriera. L’accesso al lavoro agile sarà agevolato per i lavoratori «che si trovino in condizioni di particolare necessità, non coperte da altre misure». Scompare dunque l’indicazione, presente nelle prime bozze di Ccnl, di una corsia preferenziale per lo smart working a favore dei dipendenti con figli minori di tre anni, dei disabili gravi e dei lavoratori che assistano portatori di handicap in condizioni gravi.

L’accordo individuale tra p.a. e lavoratore, così come previsto dalla legge 81/2017, dovrà essere stipulato per iscritto e regolamenterà i poteri direttivi del datore di lavoro pubblico sul dipendente che presta l’attività al di fuori dei locali della p.a. Nell’accordo si dovrà indicare chiaramente se esso è a termine o a tempo indeterminato e dovranno essere indicate le giornate di lavoro da svolgere in sede e quelle da svolgere a distanza.

L’accordo dovrà indicare chiaramente le fasce temporali di contattabilità e inoperabilità per garantire al dipendente il necessario diritto alla disconnessione.

Dovranno essere previsti i tempi di riposo e le misure tecniche e organizzative necessarie ad assicurare allo statale il diritto alla disconnessione.

Lavoro da remoto

Il lavoro da remoto (con vincolo di tempo) potrà essere prestato in un luogo diverso dalla sede dell’ufficio a condizione che sia idoneo. Dovrà essere realizzato con i mezzi tecnologici messi a disposizione dall’amministrazione e potrà essere svolto o a casa o in postazioni di coworking. Nel lavoro da remoto, lo statale sarà soggetto ai medesimi obblighi derivanti dallo svolgimento della prestazione lavorativa presso l’ufficio. Saranno garantiti tutti i diritti previsti dalla legge quali riposi, pause e permessi orari. Le p.a. potranno adottare il lavoro da remoto per quelle attività in cui è richiesto «un presidio costante del processo e ove sussistano i requisiti tecnologici che consentano la continua operatività».

Quarta area

La bozza di Ccnl di 106 pagine definisce nel dettaglio i contorni della quarta area istituita dal Contratto, quella delle elevate professionalità. Gli incarichi del personale inserito in questa area dovranno essere connotati da «elevata autonomia e responsabilità» e potranno avere contenuto prevalentemente gestionale o prevalentemente professionale nel caso in cui sia richiesta l’iscrizione ad albi. La durata degli incarichi (rinnovabili) andrà da un minimo di un anno ad un massimo di tre anni. La retribuzione di posizione per i dipendenti della quarta area, comprensiva di tredicesima mensilità, andrà da un minimo di 11 mila euro ad un massimo di 29 mila euro. Con cadenza annuale, in caso di valutazione positiva dell’incarico, sarà attribuita anche la retribuzione di risultato.

Progressioni economiche all’interno delle aree

Il Ccnl prevede la possibilità di remunerare il maggior grado di competenza professionale acquisita dai dipendenti nel corso degli anni con uno o più «differenziali stipendiali» che costituiranno delle progressioni squisitamente economiche e non determineranno l’attribuzione di mansioni superiori. Le progressioni tra aree avverranno tramite procedura selettiva a cui potranno partecipare i lavoratori che negli ultimi 3 anni non abbiano beneficiato di alcuna progressione economica. In sede di contrattazione integrativa tale termine potrà essere ridotto a 2 anni o elevato a 4 anni. Sarà inoltre necessario non aver subìto provvedimenti disciplinari. Nelle selezioni si terrà conto della media delle ultime tre valutazioni individuali conseguite, dell’esperienza professionale maturata e di ulteriori criteri definiti in sede di contrattazione integrativa. La media delle ultime tre valutazioni non potrà pesare meno del 40%, mentre l’esperienza non potrà contare più del 40%.

Progressioni tra aree

Le progressioni tra aree avverranno tramite procedura comparativa interna che terrà conto: della valutazione positiva conseguita dal dipendente negli ultimi tre anni di servizio, dell’assenza di provvedimenti disciplinari, del possesso di competenze professionali o titoli di studio ulteriori rispetto a quelli previsti per l’accesso all’area dall’esterno, del numero e della tipologia degli incarichi rivestiti. Sarà prevista una riserva del 50% delle posizioni disponibili destinate all’accesso dall’esterno. Nella fase di prima applicazione del nuovo ordinamento professionale (e fino al 31 dicembre 2014) il passaggio tra le aree sarà più semplice. Per passare dall’area degli operatori a quella degli assistenti basteranno 5 anni di esperienza se in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado o 8 anni se in possesso del solo diploma di scuola dell’obbligo. Analogamente, per passare dall’area degli assistenti a quella dei funzionari basteranno 5 anni di esperienza se i candidati hanno laurea triennale o magistrale, oppure 10 anni se in possesso di diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Le reazioni

«La firma della preintesa sul rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto funzioni centrali 2019-2021 mi rende felice e orgoglioso. Rispettiamo l’impegno che avevo preso il 10 marzo siglando con i sindacati il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale», ha commentato il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. «I contratti danno attuazione concreta alla milestone del Pnrr che prevede, entro il primo semestre del 2022, la riforma del lavoro pubblico. Ringrazio il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, e i sindacati che responsabilmente hanno contribuito a formalizzare l’intesa. È la prova che si possono superare vecchie retoriche divisive e arroccamenti ideologici nel nome del bene comune». Anche il presidente dell’Aran Naddeo, dopo una trattativa durata 8 mesi, ha voluto ringraziare i sindacati (anche quelli come l’Usb che non hanno firmato) «per la grande collaborazione in un confronto che è stato anche aspro, ma alla fine ha portato a un risultato molto positivo». Per Massimo Battaglia, Segretario Generale della Confsal-Unsa, il nuovo Ccnl non è solo «un ottimo contratto, ma è un contratto storico, per lo spessore delle novità introdotte». Battaglia rivendica l’istituzione dell’area delle elevate professionalità, «fortemente voluta da Unsa per dare sbocco e prospettive alle carriere dei lavoratori pubblici». Maurizio Petriccioli, segretario generale della Cisl Fp, punta invece l’attenzione sulle possibilità «storiche di riqualificazione professionale e di carriera», offerte dal contratto, «dopo una lunga stagione di blocchi della contrattazione e del turnover».

Il testo del documento su www.italiaoggi.it/documenti-italiaoggi
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