Sempre più mediazione

ISTITUTO RAFFORZATO DALLA LEGGE DELEGA DI RIFORMA DEL PROCESSO CIVILE
di Lucia Basile
Sempre più spazio alla mediazione. Lo prevede la legge delega al Governo per la riforma del processo civile, approvata dalla Camera il 25 novembre scorso. «Abbiamo accolto con estrema soddisfazione l’approvazione del provvedimento ed in particolare il fatto che i principi che la nostra associazione propone da tempo siano divenuti cardine della riforma» commenta il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone. La norma infatti, tra le altre novità, prevede l’incremento della misura dell’esenzione dall’imposta di registro, il riconoscimento di un credito d’imposta commisurato al compenso dell’avvocato che assiste la parte nella procedura di mediazione, l’estensione alla mediazione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti e la riforma delle spese di avvio della procedura e delle indennità spettanti all’organismo di mediazione.

Con riguardo specifico alla sua operatività, viene esteso il perimetro per il ricorso obbligatorio in via preventiva in materia di contratti di associazione in partecipazione, di consorzio, di franchising, di opera, di rete, di somministrazione, di società di persone, di subfornitura. Si prevede altresì la valorizzazione e incentivazione della mediazione demandata dal giudice.

Un testo che scardina del tutto la precedente formulazione della riforma proposta dall’ex Ministro Bonafede con cui si voleva addirittura il taglio delle materie sottoposte alla condizione di procedibilità in mediazione per presunto insuccesso dell’istituto. «Abbiamo fin da allora contestato tali interventi, rilevando altresì le motivazioni dell’insuccesso della mediazione – ricorda Falcone quanto già evidenziato nell’audizione del 7 luglio 2020 in Commissione giustizia del Senato – Non si può parlare di insuccesso, ma al limite di un mancato decollo della mediazione nonostante i risultati significativi ottenuti, dovuto da un lato alla scarsa informazione circa i vantaggi dell’istituto e dall’altro al fatto che non sono state applicate regole chiare per il riequilibrio del diverso potere contrattuale delle parti (si pensi a controparti come banche, assicurazioni e grandi imprese)». Nell’analisi della questione il presidente ha anche sottolineato l’aspetto relativo alla responsabilità dei funzionari della pubblica amministrazione: «questione chiarita dal decreto 16 luglio 2020 n. 76, che seppure in via temporanea, ha ritenuto salva da responsabilità la parte pubblica che accetta l’accordo ad eccezione che abbia agito con dolo». I tributaristi riconoscono merito al governo Draghi, in netta discontinuità rispetto all’orientamento precedente, ed al ministro Marta Cartabia che, fin dall’audizione del 15 marzo scorso, aveva mostrato la volontà di inserire tra gli obiettivi della riforma quello di valorizzare a fianco del procedimento giurisdizionale, anche un modello di giustizia consensuale, grazie al quale le soluzioni negoziali e di mediazione possono diventare un argine all’esplosione del contenzioso, il cui incremento è facilmente prevedibile al termine della pandemia. «Ora che, come da noi auspicato, il percorso di approvazione della riforma ha accolto anche le nostre proposte. – rimarca Falcone – suggeriamo l’opportunità di estendere la mediazione obbligatoria anche ai contratti di appalto». Peraltro la Lapet, ancora una volta, è stata precursore dei tempi ed ha creduto nella mediazione fin dai suoi esordi, tanto da avere dato vita all’organismo di mediazione AdrMedilapet, autorizzato dal Ministero della giustizia nel 2011, e da avere inserito il tentativo obbligatorio di mediazione nel mandato professionale. Il nuovo contenzioso civile, quindi, vuole realizzare una migliore interazione tra mediazione e procedimento giurisdizionale, così da ampliare la risposta di giustizia a beneficio dei cittadini e delle imprese. L’auspicio, conclude Falcone «è che anche la riforma della giustizia tributaria segua l’esempio della giustizia civile e punti a rafforzare la mediazione, in primo luogo attribuendone la competenza ad un ente distinto dall’Agenzia delle entrate».
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