Riscatto di laurea o adesione al fondo pensione?

di Carlo Giuro
L’ultima Relazione annuale dell’Inps evidenzia un boom di richieste di riscatto laurea negli ultimi anni. Una delle principali motivazioni, se non la principale, è stata rappresentata dalla introduzione del riscatto laurea con modalità agevolata nel 2019 che ha contribuito a catalizzare fortemente la attenzione dei contribuenti sulla utilità di questo strumento. Andando a dati numerici, il numero di domande di riscatto ricevute da Inps da parte dei dipendenti privati è cresciuta ogni anno dal 2016. Nel 2019, con l’introduzione del riscatto agevolato, vi è stata un’accelerazione per cui il numero di domande è triplicato rispetto al 2018; nello specifico nel 2019 il numero di pratiche lavorate a vario titolo per le domande di tipo ordinario è salito da 27.105 a 46.650. A ciò si aggiungono le pratiche generate dalle nuove agevolate, 27.205, un volume simile a quello legato alle ordinarie lavorate nel 2018. L’anno 2020 ha avuto una leggera flessione nel numero di domande, ma la tendenza alla crescita rimane visibile. Come si è evoluto il profilo di chi chiede il riscatto della laurea con l’entrata in vigore del nuovo canale agevolato?

Secondo l’approfondimento dell’Inps le donne che hanno richiesto il riscatto ordinario nel 2018 (prima quindi della introduzione del riscatto agevolato) avevano in media 38 anni d’età e 14 di esperienza lavorativa nel settore privato mentre gli uomini avevano in media 41 anni di età e 14 di esperienza lavorativa. I riscatti ordinari del 2019 invece provengono da una platea molto più anziana ed esperta rispetto al passato, 43 anni d’età in media per le donne e 19 di esperienza lavorativa e 46 anni d’età per gli uomini e 22 di esperienza lavo­rativa. I numeri crescono ancora se si guarda al 2020 quando l’età media delle donne è di 47 anni con 23 anni di esperienza mentre l’età media degli uomini è 49 anni con 26 anni di esperienza. Per quel che riguarda il riscatto agevolato le donne avevano nel 2019 e nel 2020 caratteristiche pres­soché identiche a quelle che chiedevano nel 2018 il riscatto ordinario mentre gli uomini avevano 38 anni di età e 14 di esperienza lavorativa. Secondo l’Inps parte dell’incremento del numero delle domande potrebbe essere spiegato dall’esternalità positiva prodotta dal riscatto agevolato che ha indotto molti più soggetti ad informarsi sulla misura. Non trovando nell’agevolata un beneficio diretto in ter­mini di rendita pensionistica, i soggetti più anziani e più ricchi hanno poi deciso di muoversi verso il più tradizionale anticipo ordinario. La legge italiana prevede la riscattabilità a titolo oneroso dei periodi di studio universitario in cui siano stati conseguiti dei diplomi e per cui non vi è altra contribuzione. La domanda di riscatto può essere presentata per l’intera durata legale del corso di studi o per una parte, dai lavoratori iscritti alla gestione privata, alla gestione pubblica e da soggetti inoccupati. L’onere di riscatto è determinato in base alle norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o con quello contributivo, tenuto conto della collocazio­ne temporale dei periodi oggetto di riscatto. I contributi vengono rivalutati in base al periodo storico di riferimento, come se fossero stati versati al momento. Se il periodo oggetto del riscatto si colloca nel sistema retributivo si utilizzerà il cosiddetto metodo della riserva matematica per cui l’importo della somma da versare varia in rapporto a fattori quali l’età, il periodo da riscattare, il sesso, l’anzianità contributiva e le retribuzioni degli ultimi anni.

Se invece il periodo interessato si colloca nel sistema contributivo, si utilizzerà il meccanismo del calcolo a percentuale con l’applicazione dell’aliquota contributiva in vigore alla data presentazio­ne della domanda nella gestione pensionistica ove incide il riscatto. Come già anticipato nel 2019, è stato introdotto un metodo di calcolo alternativo che consente il cosiddetto riscatto agevolato dei periodi di studio universitario che si collocano nel periodo contributivo, riscattabili da coloro che, al momento della richiesta, hanno almeno un contributo versato nella gestione Inps. Col riscatto agevolato, l’onere consiste nel versamento di un contributo pari al livello mini­mo imponibile annuo (per ogni anno da riscattare), moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori di­pendenti, vigenti alla data di presentazione della domanda (il costo quest’anno è di circa 5.260 euro per ogni anno di laurea). Tra metodo di calcolo ordinario e metodo agevolato vi è una differenza sostanziale per cui il secondo metodo potrebbe comportare un notevole risparmio, seppur a costo di un minor accantonamento per l’assegno pensionistico. Il costo del riscatto laurea è rateizzabile in 120 rate mensili con la possibilità di dedurlo fiscalmente.

Quali sono i fattori da considerare? Il riscatto laurea agevolato serve soprattutto per acquisire anzianità contributiva più che per incrementare il montante contributivo e quindi l’importo della futura pensione e va guardato soprattutto in questa prospettiva. Se l’obiettivo è invece quello di elevare prospetticamente l’adeguatezza del tenore di vita in età senile può essere valutata anche la possibilità di incrementare la contribuzione al proprio fondo pensione, a parità sostanziale di beneficio fiscale ( i versamenti a previdenza complementare sono deducibili entro il limite annuo dei 5.164,57 euro). Si diversifica così il proprio rischio previdenziale abbinando al sistema obbligatorio a ripartizione il pilastro a capitalizzazione, acquisendo al contempo connotati di maggior flessibilità come la possibilità, al ricorrere delle fattispecie contemplate dalla normativa (acquisto o ristrutturazione prima casa per sé o per i figli, spese sanitarie di particolare gravità, ulteriori esigenze) di accedere alle anticipazioni. (riproduzione riservata)
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