Quattro modelli per assicurarsi contro le calamità

IL PUNTO DI MAURO MASI
Torno sul tema delle assicurazioni contro i rischi da catastrofi naturali, che sta ricevendo grande attenzione da mercato assicurativo, associativo, politico e finanziario. Negli ultimi anni tali rischi si sono aggravati quanto a tipologie e conseguenza. Questa situazione ha portato sempre più, per certi aspetti, alla loro difficile assicurabilità oltreché al proliferare di strumenti innovativi che catturino capacità da mercati alternativi, con un’evoluzione verso tecniche più sofisticate (ad esempio, i cat bond) come risposta a esigenze di protezione in continuo divenire. Anche per questo le soluzioni proposte nelle varie realtà internazionali sono diverse e variegate. Assicurazione volontaria: il modello volontaristico non consente di ripartire in maniera sostenibile il rischio assicurativo e comporta alti costi per i cittadini. I potenziali clienti possono decidere di dotarsi o meno di copertura. In un contesto di carenza di cultura assicurativa il sistema può non svilupparsi e si possono generare meccanismi di anti selezione, dove i soggetti esposti a un basso livello di rischio possono decidere di non sottoscrivere coperture. Assicurazione obbligatoria: l’opzione dell’obbligo di assicurarsi garantisce una vasta diffusione di coperture, soprattutto in mercati assicurativi non particolarmente sviluppati (Islanda, Turchia), anche se può essere percepita come impopolare. Assicurazione semi-obbligatoria: questo modello prevede un’estensione obbligatoria ai rischi catastrofali nelle polizze base (incendio o auto), commercializzate su base volontaria. I possessori di una polizza incendio vedono automaticamente estendersi la copertura assicurativa anche contro rischi di alluvioni, terremoti e via dicendo. Questa soluzione tende a risultare meno impopolare e più appetibile anche per l’abbinamento di due rischi con frequenze molto diverse e viene impiegato in Belgio, Spagna, Francia e in alcuni Stati Usa.Intervento Statale Pay as you go, ossia laddove il fatto accada, senza accantonamento preventivo o impiego di risorse statali come in Italia, dove il sistema ha assunto tutti gli oneri di ricostruzione post-emergenza.Il Libro verde della Commissione Ue sull’assicurazione contro le calamità (aprile 2013) incoraggiava polizze obbligatorie per superare fenomeni di selezione avversa, creazione di coperture multirischio con casi non correlati tra loro, formazione di pool assicurativi e partnership pubblico-privato con lo Stato come partecipe a pool assicurativi, o come riassicuratore, anche d’ultima istanza. Una scelta che spetta comunque al Legislatore nazionale. (riproduzione riservata)
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