Polizze a tutto private

Marco Capponi
In un contesto di tassi d’interesse ai minimi, che difficilmente si alzeranno nei prossimi mesi, per gli investitori l’imperativo categorico è quello di ricercare forme nuove di rendimento a ogni costo. Anche per gli assicuratori, protagonisti del decimo Global Insurance Report di BlackRock, visionato in anteprima per l’Italia da MF-Milano Finanza. Stando alle evidenze del rapporto, che ha coinvolto 362 dirigenti di compagnie assicurative in 26 mercati (per un totale 27 mila miliardi di dollari di asset investibili), il 60% degli operatori dell’industria prevede di aumentare la propria esposizione al rischio nei prossimi due anni: il valore più alto dal 2015. «Anche nel contesto Emea (Europa, Medio Oriente e Africa, ndr), comprensivo del mercato italiano», sottolinea Fabio Laricchia, head of institutional client business e financial institutions group Italt della società di gestione, «il contesto è risk-on: cercare rendimenti assumendo maggiori rischi, seppur in modo ponderato, per bilanciare la scarsità di ritorni offerti dalle attuali condizioni del mercato obbligazionario europeo e i rendimenti target delle gestioni».

I chief investment officer italiani coinvolti sono addirittura più predisposti al rischio delle loro controparti europee. «La ragione», aggiunge l’esperto, «è soprattutto dovuta alla necessità di diversificazione. Fino a qualche anno fa il Btp aveva rendimenti molto più elevati, ma con l’attuale fase di convergenza verso il basso dei ritorni l’esposizione al rischio deve giocoforza aumentare». Non solo mercati privati però: anche quelli pubblici possono giocare un ruolo importante nella partita della diversificazione. «Secondo la nostra indagine», aggiunge Anna Khazen, managing director e head del BlackRock Financial Institutions Group per l’area Emea, «gli assicuratori vogliono ridurre la loro esposizione ai titoli di stato a favore di asset a reddito fisso con più alti rendimenti, mostrando un crescente interesse anche al debito dei mercati emergenti». Nell’area Emea, in particolare, «il 56% degli assicuratori intende aumentare la propria allocazione al debito dei mercati emergenti», aggiunge l’esperta.

L’analisi globale di BlackRock ha visto come gli assicuratori prevedano di aumentare entro il 2023 la loro quota di esposizione ai mercati privati. «Per quanto riguarda questi ultimi», sottolinea Khazen, «il 30% delle compagnie che hanno risposto alla survey ha intenzione di aumentare la propria allocazione come importante fonte di diversificazione, con un incremento dell’allocazione agli asset privati stimato tra l’11% e il 14%». Anche per gli italiani vale questa regola, ma con alcune specificità. «Le asset class che attraggono l’interesse delle compagnie italiane», spiega Laricchia, «sono quelle che hanno un profilo di flusso di cassa assimilabile alle obbligazioni: in particolare private credit e direct lending». Un altro argomento d’interesse «sono le infrastrutture: i chief investment officer italiani hanno un interesse ad aumentare la propria esposizione agli investimenti in infrastrutture azionarie quasi doppio rispetto alle controparti continentali». Tanto più che il comparto è uno di quelli che più saranno investiti dal pacchetto di investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

A fianco al rischio, d’altro canto, per gli operatori delle polizze la liquidità rimane una priorità non trascurabile. Il 41% degli assicuratori globali sta cercando di aumentare le proprie allocazioni liquide nel corso del prossimo anno, considerando anche di incrementare la propria esposizione ai replicanti. «Gli Etf sono estremamente liquidi e vengono apprezzati anche per questo motivo: possono essere liquidati tutti i giorni, anche intraday. Le attività illiquide, come i mercati privati, hanno invece rendimenti che pagano un premio di liquidità, poiché richiedono permanenze più lunghe e non sono di immediata liquidabilità», chiosa Laricchia.

Quanto agli ulteriori rischi, gli assicuratori globali concordano in maniera pressoché unanime (il 95% del campione) sul fatto che il problema principale dei portafogli negli anni a venire sarà il cambiamento climatico. «La stessa quantità di assicuratori italiani dichiara di essere molto sensibile al tema», sottolinea l’esperto, ricordando però che «per affrontarlo servono anche le tecnologie adeguate: per gestire rischi Esg sono necessari strumenti tecnologici e un contesto metodologico robusti». (riproduzione riservata)
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