Perché per Generali i numeri contano meno delle strategie

Oggi il consiglio di amministrazione delle Generali si riunisce per varare il piano strategico al 2024. Domani il piano, come di consueto, sarà presentato nell’Investor Day. Non è però una circostanza ordinaria perché questa programmazione si colloca nel quadro di quella che è stata chiamata la «battaglia delle Generali», la quale vede da un lato l’amministratore delegato Philippe Donnet, sostenuto da Mediobanca, dall’altro il patto di consultazione Del Vecchio-Caltagirone-Fondazione Crt in una posizione fortemente critica. Si prevede che il piano avrà un punto forte nello sviluppo dell’asset management e nella digitalizzazione, nonché nel potenziamento della tradizionale attività assicurativa. Tutto ciò mentre alla fine di questa settimana si concluderà la consultazione pubblica promossa dalla Consob sul «richiamo di attenzione» riguardante la lista che il consiglio di amministrazione del Leone ha deciso di presentare per proporre i candidati all’elezione negli organi deliberativi e di controllo nell’assemblea del prossimo 28 aprile. Dopo la consultazione la Consob metterà a punto il testo definitivo.

Le decisioni che oggi adotterà il consiglio – alla cui riunione ci si chiede se prenderanno parte o no i membri dissenzienti nei confronti della linea di Donnet, a cominciare da Caltagirone – e la successiva presentazione pubblica costituiranno l’occasione per rendere possibile ciò che è auspicabile: cioè che il dissenso degli azionisti del patto, che ha argomenti solidi, non sottovalutabili affatto a proposito delle procedure per la lista del consiglio, si concentri ora sui contenuti, se si vuole con un contro-piano o con valutazioni e proposte organiche. Occorre infatti mettere in luce le differenze nette tra l’impostazione strategica che viene proposta dall’ad e magari accolta da una parte del consiglio e ciò che, invece, il patto contropropone. In sostanza, non è tanto in questione l’analisi dei risultati sul titolo, sui dividendi, sulla crescita nel campo strettamente assicurativo che pure meritano considerazioni e rilievi. È il respiro strategico che, ad oggi, appare debole; è la perdita di terreno nei confronti di Allianz ed Axa, innanzitutto, che non deve proseguire; è decidere come agire sui «fondamentali» per unire crescita del valore, da migliorare, a una solidità strategica da conquistare; è un protagonismo sui mercati da promuovere. Sono misure che si riverberano, tutte, anche sul valore per gli azionisti. Di questo quadro fa parte pure il «punctum dolens» dell’aumento di capitale, sempre declamato come necessità od opportunità, ma al quale mai si è, alla fine, voluto dar corso e, intanto, è trascorso più di un quindicennio senza un nulla di fatto. È, allora, innanzitutto doveroso, a questo punto, procedere a un’analisi oggettiva e sine ira ac studio del piano, una volta che sarà presentato da Donnet. Poi, nei giorni successivi sarebbe assai importante che il patto facesse conoscere la propria posizione anticipando le linee generali che, magari, saranno esplicitate meglio successivamente. È interesse di risparmiatori, investitori e clienti, (ma anche del Paese, per il ruolo che svolge il Leone) capire la portata delle osservazioni e delle controproposte di Del Vecchio, Caltagirone e Fondazione Crt. Forse questa è la prima volta in cui nel mondo finanziario si manifesta apertamente e con largo anticipo sulle scadenze societarie, un così netto contrasto che non può non essere nutrito di solide argomentazioni, se vuole avere la dignità di una dialettica che si riverberi a favore della compagnia nel suo complesso e degli stakeholder e che corrisponda pure agli interessi generali. Insomma, si alzi il tiro elevando la portata delle valutazioni di là di accuse specifiche, che pur possono essere fondate, ma hanno bisogno di reggersi su di una «vista lunga». Speriamo di non rimanere delusi. (riproduzione riservata)

Angelo De Mattia
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