Montepaschi non resterà da solo

IL NODO DEL CONSOLIDAMENTO BANCARIO AL CENTRO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FABI
di Luca Gualtieri
Lo stop alla privatizzazione sarà solo temporaneo per Mps e i banchieri italiani si aspettano che il processo possa ripartire nel corso del prossimo anno mettendo finalmente in moto il consolidamento del sistema. Questo il messaggio emerso ieri nel corso del 126° Consiglio Nazionale della Fabi, il maggior sindacato del credito. Come ogni anno, la kermesse è stata un’occasione d’incontro per dirigenti sindacali e segretari delle principali sigle ma anche per i ceo delle grandi banche. Si è trattato peraltro di una delle prime uscite pubbliche per l’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel, che è salito sul palco assieme al segretario della Fabi Lando Sileoni. Nel ripercorrere l’esito della trattativa sul Monte Orcel non ha fatto chiusure su un nuovo tentativo per individuare una soluzione: «Per me è estremamente importante che Mps abbia molto successo perché più successo ha e meno problemi ci sono per gli altri. Dal punto di vista di Unicredit, se possiamo aiutare, nei limiti di quello che è il nostro ruolo, lo faremo», ha spiegato il banchiere. Un segnale di apertura? Non si può escluderlo, tanto più che, come riportato nei giorni scorsi da MF-Milano Finanza, il Tesoro (primo socio di Mps al 64%) è determinato a riaprire il processo di privatizzazione entro la prima metà del 2022 e potrebbe nuovamente bussare alla porta di piazza Gae Aulenti. In questa nuova versione del deal però la banca potrebbe intervenire su un perimetro più contenuto rispetto a quello delineato nei mesi scorsi (si mormora di soli 50 miliardi di attivi). Se questa ipotesi venisse confermata, il coinvolgimento di altri attori sarebbe una strada obbligata. Per il momento non c’è ancora una roadmap, ma candidati naturali resterebbero da un lato Banco Bpm e dall’altro Bper-Unipol, che potrebbero candidarsi all’acquisto di delimitati perimetri di attività nelle regioni del Centro-Nord. Meno probabile appare invece la partecipazione di soggetti pubblici come Poste o Cdp.

Sul tema Mps ieri è intervenuto anche il ceo del Banco Giuseppe Castagna. «Un semestre per procedere con il consolidamento bancario si è perso per capire che cosa sarebbe successo a Mps; un po’ di tempo si perderà anche nel 2022, ma non è da escludere che in 12-18 mesi il risiko bancario possa ripartire», ha spiegato il banchiere, per il quale comunque l’opzione preferibile rimane la creazione di un terzo polo: «Abbiamo detto più volte che ci piacerebbe aggregarci con altre banche delle nostre dimensioni facendo un polo più grande; se c’è qualcuno interessato, si farà avanti, altrimenti andremo avanti cercando possibilità di abbinamento», ha spiegato Castagna. Un potenziale target del Banco per la costituzione del terzo polo potrebbe essere Bper, ma Unipol (primo azionista di Modena al 18,9%) resta cauta, come ha ammesso ieri il ceo della compagnia Carlo Cimbri: «Bper farà operazioni se e solo se troverà una convenienza economica piuttosto che un aspetto di crescita dimensionale. Dubito che la banca presenterà mai un progetto dove non ci sia un solido interesse economico per gli azionisti». Di certo nel mirino di Bper-Unipol c’è da tempo la Popolare di Sondrio, prossima ormai alla trasformazione in spa: dopo il cambio di governance «penso che Bper per continuità culturale e per le tante società-prodotto in comune sia uno degli interlocutori», ha puntualizzato ieri Cimbri.

Il consolidamento non è invece nel radar di Crédit Agricole («Solo in un anno abbiamo due fusioni che non sono poche: oggi non abbiamo altri dossier aperti», ha dichiarato il ceo di Crédit Agricole Italia Giampiero Maioli) e di Intesa Sanpaolo, che in questi mesi è concentrata nella redazione del nuovo piano industriale, previsto per febbraio: «Assumeremo 4.600 risorse nell’arco del piano industriale che verrà presentato a febbraio, al nuovo piano di uscite già concordato coi sindacati», ha dichiarato ieri il ceo Carlo Messina, precisando che «non ci saranno necessità di ulteriori uscite di persone. Chi lavora in banca sarà tutelato qualunque siano gli scenari che si presenteranno. Il mio imperativo è garantire la dignità del lavoro». (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf